Pantheon

opera
Pantheon
categoria Pittura
soggetto Viaggi, Figura umana, Architettura
tags biancoenero, Finestre, architettura , pantheon, prospettiva
base 130 cm
altezza 130 cm
profondità 5 cm
anno 2021
Il mio linguaggio pittorico è il bianco e nero, entrambi totalizzanti e assoluti nella gamma cromatica che racchiudono: dal tutto al nulla e viceversa. Non è tanto l’aspetto concettuale ad interessarmi, quanto piuttosto le infinite potenzialità espressive del segno grafico che spazia dalla miniatura alla grande dimensione, invertendo di volta in volta la percezione ed il racconto che se ne trae.
L’opera presentata “Pantheon” è stata realizzata nel mese di Settembre del 2021.
Un grande quadrato bianco di tela di lino è il campo in cui insiste la planimetria circolare in scala della cupola del Pantheon con il suo oculo che lascia intravvedere il cielo. La pianta circolare antica origina lo spunto per la composizione di un universo urbano, un teatro popolato da 252 finestre immaginarie in nove anelli digradanti verso il centro. Cerchi danteschi nei quali Il pennello intriso di colore nero guidato dalla mano libera tenta la difficile strada del racconto. Il disegno architettonico cambia funzione e direzione. Un intero mondo si palesa in prospettiva aerea.
Il bianco abbagliante di fondo, preparato artigianalmente con colla di coniglio e gesso di Bologna, definisce, quindi dà forma e volume a ciò che il nero del disegno ad olio suggerisce.
La superficie della tela presenta un’architettura alternativa alla cupola, una specie di alveare brulicante di minuscoli organismi viventi, esili silhouette di una umanità affaccendata, che il“lockdown” generalizzato, generato dalla pandemia ha costretto nelle abitazioni. Racconto del momento storico dunque. Tracce di memoria, ricordi personali, osservazioni più o meno nitide di gesti e volti della realtà danno vita ad un caleidoscopio di intrecci e figure. Vertigine di una visione che cerca di cogliere tutto il flusso dell’esistenza in un unico sguardo.
Dinamismo che produce smarrimento: un gioco prospettico, una strana vibrazione che ipnotizza ed induce ad una riflessione, ad un’analisi più profonda. L’occhio come uno zoom ad alto ingrandimento segue gli anelli digradanti dei cerchi, le strutture iso –orientate delle camere raffigurate e comincia ad indugiare sui dettagli, i particolari di ogni singola finestra. Gioco di specchi, frammenti di vita quotidiana come tessere di una pellicola di cinema muto, fotogrammi del passato, cartoline del presente. Nelle grandi tele in bianco e nero, che segnano l’attuale punto di arrivo del suo percorso artistico, l’immagine si va componendo nell’occhio di chi osserva secondo un tempo che ne asseconda la predisposizione a cogliere nel tutto il singolo particolare, e viceversa. Il non-colore è specchio riflettente, dimensione spazio-temporale assoluta, scatola prospettica dispiegata in piano e dunque metafora di una complessità che non si semplifica né si riduce, ma si trasforma nell’occhio di chi osserva in base alle proprie reali capacità di ascolto: dell’opera e delle reazioni emotive che essa suscita.”(F.Strano)
artista
Gianluca Cavallo
Pittore, Sala Consilina
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