Parassita

opera
Parassita
Parassita
categoria Scultura
soggetto Natura, Figura umana, Astratto, Animale
tags
base 200 cm
altezza 200 cm
profondità 200 cm
anno 2021
Parassita muta di forma e di significato ogni volta che viene allestito.
L’opera è sempre pronta a mutare forma e a trasformare la propria natura in qualcosa dal significato polimorfo. Il senso dell’opera consiste infatti nel far emergere un senso mutevole tramite le diverse versioni in cui l’opera viene esposta. Senza puntare l’attenzione su nessuna delle versioni in particolare, l’opera si trasforma e lascia all’osservatore la possibilità di costruire un significato ogni volta inedito e imprevedibile.
In un caso, la plastica nera installata sul tavolino sembra levitare e librarsi in aria come una nuvola nera passeggera o un’ombra senza corpo. I riccioli della plastica si mimetizzano con le decorazioni floreali del tappeto generando un perturbante senso di riconoscimento e negazione per qualcosa che è contemporaneamente affascinante e grottesco. L’impressione è quella di trovarsi di fronte a un mostro addormentato ma pronto da un momento all’altro a sferrare un colpo mortale.
In un altro caso l’opera si relaziona a una piscinetta per bambini e genera un’atmosfera dal sapore sconcertante e stridente. La plastica nera si trova stretta all’interno della piscinetta e per questo motivo si erge in un tentativo di liberazione dalla morsa. La relazione tra la plastica nera e la plastica rossa crea un’inversione di ruoli dal carattere inquietante e ironico allo stesso tempo: in un primo momento la piscina rossa suggerisce un’innocente e felice situazione infantile, ma osservare in un secondo tempo la stretta a cui la plastica nera è sottoposta, obbliga l’osservatore a riconsiderare il carattere pacifico della piscina e a coglierne una vena non così ingenua. I sacchi neri d’altro canto, da esseri a prima vista viscidi e grotteschi, si rivelano ora indifesi e inoffensivi.
In altre situazioni, Parassita si impadronisce di tute da lavoro e diventa un corpo dalla carne putrefatta. In questo caso Parassita intende far emergere i punti di tangenza tra il mondo umano e quello artificiale in uno scambio dove ciò che poteva sembrare conosciuto, il corpo umano, risulta ora al contempo stridente e insondabile. Il processo di lavorazione trasforma i sacchi di plastica neri in elementi organici e quasi umani, al limite tra il grottesco e l’affascinante. Da un lato la materia rivela qualcosa di molto simile all’umano, qualcosa che ricorda un gigantesco intestino o un cervello sradicato dal cranio, dall’altro l’oscurità e l’inquietudine che emana la sua presenza, lascia presagire qualcosa di nefasto e imprevedibile.
Questa versione di Parassita nasce dall’osservazione delle biotecnologie e delle protesi che interagisco con il corpo umano. Le protesi sono elementi così mimetici da integrarsi perfettamente nell’organismo. Il confine tra le protesi come fattore estetico o come fattore strettamente funzionale alla sopravvivenza è spesso labile e confuso e l’uomo è ormai abituato a pensarsi come un corpo dotato di un’estensione apparentemente illimitata. Le biotecnologie però hanno, come l’uomo, un margine di errore e di imprevedibilità che può dar adito a un capovolgimento delle parti: come Adamo e Eva hanno disubbidito a Dio, è possibile che prima o poi le macchine che l’uomo ha creato si ribellino al loro creatore? Il progetto analizza il rapporto tra l’uomo e le protesi biotecnologiche facendone emergere un profilo sfaccettato e contraddittorio fatto di paure, aspettative, presentimenti e fascinazioni.
artista
Luisa Turuani
Artista, Milano
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