Mi chiamo Natalia Bisogni e la scultura è il mio linguaggio in arte.
Lavoro principalmente con materiali di recupero,
facendomi guidare dal loro potenziale artistico,
assecondandoli e evitando di stravolgerli oppure facendoli
tornare alle origini di materia prima;
mi piace che si percepisca ciò che ho utilizzato ma non troppo,
lasciando che sia il fruitore a chiedersi di cosa sono fatte le sculture.
Le mie opere sono spesso antropomorfe, unisco elementi della realtà fisica
a una dimensione simbolica che esplora il mio rapporto con l’ambiente e con me stessa;
sono soprattutto frammenti della figura umana accostati a code, corna o ali.
Ogni scultura nasce da un’osservazione attenta dei materiali che scelgo di utilizzare,
siano essi scarti industriali, legno recuperato o frammenti di metallo o
imballaggi in plastica, scelte che vogliono lasciare chiara la mia preoccupazione
per l'ambiente e la sostenibilità anche in campo artistico.
La figura umana, spesso distorta o incompleta, è ciò che emerge come protagonista;
i ritagli che appaiono come silhouette o frammenti, si fondono con la materia,
creando forme che rimandano a riflessioni sulla trasformazione,
sull'identità, sulle ambiguità dell'essere umano.
In questa serie di opere, che presento per il concorso,
ho scelto di utilizzare un materiale antico ma che ha
immenso valore simbolico: la cartapesta.
Un albero ridotto a polpa e fibra, che diventa carta che diventa
strumento di comunicazione, che ridiventa impasto e si trasforma in scultura,
in un ciclo di natura e comunicazione, natura e trasformazione
proprio come il ciclo di vita umano.
Ogni scultura è il risultato di un processo che mescola
l’elemento umano e il materiale, suggerendo una riflessione
sull’interconnessione tra l’essere umano, la natura e l'ambiente in cui viviamo.
Questi frammenti della figura umana sono un mezzo per indagare
le nostre radici, la nostra fragilità e, allo stesso tempo, la nostra capacità di evolverci.
La mia scelta di partecipare a questo concorso è motivata dal desiderio
di condividere una serie di lavori che non solo esplora l’estetica e la forma,
ma che porta con sé un messaggio sulla necessità di
ripensare i modi di stare nel mondo e resistere.
Le sculture che presento sono una risposta creativa alla necessità
di un nuovo rapporto con i materiali e con il mondo che ci circonda,
in cui l’arte diventa veicolo di sostenibilità e trasformazione.
Il mio desiderio è che le mie sculture stimolino una presa di coscienza
sull’importanza di guardare oltre il consumismo, verso un futuro in cui
l'arte e la natura si intrecciano in un dialogo continuo.
Lavoro principalmente con materiali di recupero,
facendomi guidare dal loro potenziale artistico,
assecondandoli e evitando di stravolgerli oppure facendoli
tornare alle origini di materia prima;
mi piace che si percepisca ciò che ho utilizzato ma non troppo,
lasciando che sia il fruitore a chiedersi di cosa sono fatte le sculture.
Le mie opere sono spesso antropomorfe, unisco elementi della realtà fisica
a una dimensione simbolica che esplora il mio rapporto con l’ambiente e con me stessa;
sono soprattutto frammenti della figura umana accostati a code, corna o ali.
Ogni scultura nasce da un’osservazione attenta dei materiali che scelgo di utilizzare,
siano essi scarti industriali, legno recuperato o frammenti di metallo o
imballaggi in plastica, scelte che vogliono lasciare chiara la mia preoccupazione
per l'ambiente e la sostenibilità anche in campo artistico.
La figura umana, spesso distorta o incompleta, è ciò che emerge come protagonista;
i ritagli che appaiono come silhouette o frammenti, si fondono con la materia,
creando forme che rimandano a riflessioni sulla trasformazione,
sull'identità, sulle ambiguità dell'essere umano.
In questa serie di opere, che presento per il concorso,
ho scelto di utilizzare un materiale antico ma che ha
immenso valore simbolico: la cartapesta.
Un albero ridotto a polpa e fibra, che diventa carta che diventa
strumento di comunicazione, che ridiventa impasto e si trasforma in scultura,
in un ciclo di natura e comunicazione, natura e trasformazione
proprio come il ciclo di vita umano.
Ogni scultura è il risultato di un processo che mescola
l’elemento umano e il materiale, suggerendo una riflessione
sull’interconnessione tra l’essere umano, la natura e l'ambiente in cui viviamo.
Questi frammenti della figura umana sono un mezzo per indagare
le nostre radici, la nostra fragilità e, allo stesso tempo, la nostra capacità di evolverci.
La mia scelta di partecipare a questo concorso è motivata dal desiderio
di condividere una serie di lavori che non solo esplora l’estetica e la forma,
ma che porta con sé un messaggio sulla necessità di
ripensare i modi di stare nel mondo e resistere.
Le sculture che presento sono una risposta creativa alla necessità
di un nuovo rapporto con i materiali e con il mondo che ci circonda,
in cui l’arte diventa veicolo di sostenibilità e trasformazione.
Il mio desiderio è che le mie sculture stimolino una presa di coscienza
sull’importanza di guardare oltre il consumismo, verso un futuro in cui
l'arte e la natura si intrecciano in un dialogo continuo.