opera
Inplosion box
| categoria | Installazione |
| soggetto | Natura |
| tags | memoria, viaggio, ambiente, luce, plastica, inquinamento, scarti, alimenti, terra, pianeta, organico, inorganico, assenza , essenza |
| base | 50 cm |
| altezza | 50 cm |
| profondità | 8 cm |
| anno | 2020 |
Tecnica mista micropitture organiche e inorganiche post digitalizzate/ Installazione su moduli in metallo con lastra di vetro stampata e retro illuminata.
Questa installazione luminosa modulare è composta da tre box metallici che custodiscono lastre di vetro retroilluminate, sulle quali sono stampate immagini realizzate tramite plotter. L’opera indaga il legame profondo tra essere umano, natura e rifiuto — inteso sia come scarto generato dai processi naturali, sia come prodotto artificiale dell’attività umana.
Il tema dei rifiuti viene affrontato attraverso un processo di trasformazione che ne ribalta la percezione: gli scarti, inizialmente selezionati e separati, vengono successivamente mescolati, trattati, ingranditi e analizzati fino a rivelarne l’essenza nascosta. Questa pratica, sospesa tra alchimia e dissacrazione, conduce alla creazione di micro-frammenti organici e inorganici fissati su piccoli rettangoli di acetato e montati in telai per diapositive 24x36 mm. I frammenti vengono poi valorizzati mediante coloranti e colle naturali.
Retroilluminate, queste composizioni vengono fotografate e digitalizzate senza alcuna alterazione tramite intelligenza artificiale: la luce assume un ruolo centrale, diventando strumento di rivelazione. Ne emergono microcosmi visivi che, come pellicole invertibili, mostrano particelle in dialogo con la luminosità, generando forme inattese e sorprendenti variazioni cromatiche. Le immagini risultanti vengono quindi stampate su vetro e inserite nei moduli metallici che compongono l’installazione.
L’opera restituisce visibilità a materiali comunemente considerati scarti — come microplastiche e residui alimentari — spesso eliminati già nelle prime fasi del ciclo produttivo. Attraverso la loro trasfigurazione artistica, si intende interrompere simbolicamente la catena dello spreco e della dispersione, ridefinendo il significato stesso di rifiuto e suggerendo una possibilità di rigenerazione.
L’installazione invita inoltre a riflettere sul rapporto globale con il cibo: da un lato l’eccesso, il consumo compulsivo e lo spreco nei Paesi industrializzati; dall’altro la fame e la scarsità che affliggono molte aree del mondo, segnate da guerre e carestie. Il cibo diventa così non solo nutrimento, ma gesto di cura e responsabilità verso sé stessi, gli altri e il pianeta.
La luce che attraversa l’opera simboleggia una rinascita: una nuova vita che si accende in un universo sospeso e onirico, evocazione della Terra stessa. Tuttavia, questo mondo luminoso è racchiuso in una struttura metallica che richiama la realtà concreta dei nostri rifiuti. Produciamo e, al contempo, distruggiamo. Non esiste via di fuga se non quella di attivare dentro di noi una consapevolezza nuova: un piccolo universo di luce capace di generare cambiamento.
Questa installazione luminosa modulare è composta da tre box metallici che custodiscono lastre di vetro retroilluminate, sulle quali sono stampate immagini realizzate tramite plotter. L’opera indaga il legame profondo tra essere umano, natura e rifiuto — inteso sia come scarto generato dai processi naturali, sia come prodotto artificiale dell’attività umana.
Il tema dei rifiuti viene affrontato attraverso un processo di trasformazione che ne ribalta la percezione: gli scarti, inizialmente selezionati e separati, vengono successivamente mescolati, trattati, ingranditi e analizzati fino a rivelarne l’essenza nascosta. Questa pratica, sospesa tra alchimia e dissacrazione, conduce alla creazione di micro-frammenti organici e inorganici fissati su piccoli rettangoli di acetato e montati in telai per diapositive 24x36 mm. I frammenti vengono poi valorizzati mediante coloranti e colle naturali.
Retroilluminate, queste composizioni vengono fotografate e digitalizzate senza alcuna alterazione tramite intelligenza artificiale: la luce assume un ruolo centrale, diventando strumento di rivelazione. Ne emergono microcosmi visivi che, come pellicole invertibili, mostrano particelle in dialogo con la luminosità, generando forme inattese e sorprendenti variazioni cromatiche. Le immagini risultanti vengono quindi stampate su vetro e inserite nei moduli metallici che compongono l’installazione.
L’opera restituisce visibilità a materiali comunemente considerati scarti — come microplastiche e residui alimentari — spesso eliminati già nelle prime fasi del ciclo produttivo. Attraverso la loro trasfigurazione artistica, si intende interrompere simbolicamente la catena dello spreco e della dispersione, ridefinendo il significato stesso di rifiuto e suggerendo una possibilità di rigenerazione.
L’installazione invita inoltre a riflettere sul rapporto globale con il cibo: da un lato l’eccesso, il consumo compulsivo e lo spreco nei Paesi industrializzati; dall’altro la fame e la scarsità che affliggono molte aree del mondo, segnate da guerre e carestie. Il cibo diventa così non solo nutrimento, ma gesto di cura e responsabilità verso sé stessi, gli altri e il pianeta.
La luce che attraversa l’opera simboleggia una rinascita: una nuova vita che si accende in un universo sospeso e onirico, evocazione della Terra stessa. Tuttavia, questo mondo luminoso è racchiuso in una struttura metallica che richiama la realtà concreta dei nostri rifiuti. Produciamo e, al contempo, distruggiamo. Non esiste via di fuga se non quella di attivare dentro di noi una consapevolezza nuova: un piccolo universo di luce capace di generare cambiamento.











