I vincitori 2020

1° Classificato: Emilio Vavarella

Emilio Vavarella (Monfalcone, *1989) è artista e ricercatore presso la Harvard University, dove sta conseguendo un dottorato in Film, Visual Studies e Critical Media Practice. Vavarella ha studiato presso l’Università di Bologna, la Bezalel Academy di Gerusalemme, la Bilgi University di Istanbul e lo Iuav di Venezia. Il suo lavoro coniuga ricerca interdisciplinare e sperimentazione mediale ed esamina il rapporto tra soggettività, creatività non-umana, e potere tecnologico.

THE GOOGLE TRILOGY – 1.Report a Problem

2° Classificato: Giovanni Chiamenti

«La mia ricerca parte dall’osservazione e dall’ascolto del paesaggio. Uno dei miei obiettivi è approfondire il rapporto tra uomo e natura creando uno squilibrio percettivo, alterando il punto di vista», così Giovanni Chiamenti racconta il suo lavoro. «Il processo è quello di distanziarsi progressivamente dall’oggetto, rimuovendo gran parte delle coordinate spaziali e mantenendo soltanto le tracce necessarie per cogliere l’aura dell’elemento originario», continua l’artista nato a Verona nel 1992. Dopo gli studi all’Accademia di Brera e un Exchange Program all’Académie Royale des Beaux-Arts de Bruxelles, Chiamenti ha esposto allo spazioSERRA di Milano e prossimamente lo vedremo alla Galleria Giorgio Marrocco di Napoli.

MIND-SCAPES

3° Classificato: Edson Luli

Edson Luli è nato a Scutari, in Albania, nel 1989 e attualmente vive e lavora a Milano. È laureato in Nuove Tecnologie dell’Arte e in Cinema e Video all’Accademia di Belle Arti di Brera. Nella sua pratica usa diversi media, dalla stampa alla fotografia, dal cinema alle installazioni, cercando di ridefinirli e ibridarli. La ricerca di Luli si colloca in un’intersezione tra ontologia ed epistemologia, per indagare il rapporto che si crea tra l’osservatore e l’osservato e come questi si influenzino e dipendano reciprocamente. Le sue opere sono state esposte in spazi internazionali pubblici e privati, tra cui, recentemente, alla Prometeo Gallery Ida Pisani e a Palazzo Reale di Milano, per il Premio Cairo XX.

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4° Classificato: Maziar Mokhtari

Nato a Isfahan, in Iran, nel 1980, Maziar Mokhtari ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Roma e attualmente lavora tra l’Italia e l’Iran. Per Mokhtari l’arte è un antidoto per abbattere ogni barriera, un’arte che vive e si mimetizza nei limiti e nelle frontiere, per assolvere alla sua capacità rivoluzionaria di gettare via il velo e, dunque, di scoprire. «La mia ricerca visiva nasce dalla scoperta da parte di un viaggiatore che torna a visitare la su città natale (Esfahan) e osserva il momento in cui il colore giallo si manifesta sui muri», spiega l’artista. «La memoria è intesa come valore fondante dell’esistenza, la base culturale e umana attraverso la quale intraprendere qualsiasi viaggio». Tra le sue mostre, alla galleria Dino Morra Arte contemporanea di Napoli e alle Emrooz Gallery di Isfahan, mentre attualmente una sua personale è aperta alla O’ Gallery di Teheran. Le sue opere sono state esposte anche al Museo Archeologico di Lampedusa, al Macro di Roma e alla Triennale di Milano.

Buddha & Pen

5° Classificato: ex equo Fabrice Bernasconi Borzì, Francesco Fossati, Alina Vergnano

Fabrice Bernasconi Borzì è un artista visivo, italo svizzero nato nel 1989 a Ginevra, città dove ha compiuto i suoi studi e ha conseguito la laurea, alla HEAD. Da due anni vive e lavora a Catania, dove ha portato a termine gli studi con la laurea magistrale in arti visive presso l’Accademia di belle arti. Ha realizzato che la sua vera ispirazione proveniva dalla Sicilia, la sua terra di origine. Ha compiuto così una sorta di viaggio a ritroso, passando dal Nord al Sud dell’Europa, avvertendo il bisogno di non smarrire la cultura d’origine. Questo dualismo nazionale ed esistenziale, questa doppia cittadinanza, con la contraddizione che ne consegue, si pongono alla base dell’equilibrato conflitto tra forze che la sua opera intende esprimere. Come ulteriore ispirazione tecnica, lavora come progettista di allestimenti e responsabile tecnico per curatori, gallerie e musei internazionali, come per il Padiglione Armeno alla 56a Biennale di Venezia e per la Fondazione Sandretto Re Baudengo. Nel maggio 2021 aprirà una sua personale alla galleria Massimoligreggi di Catania, mentre le sue opere sono state esposte in Germania, Svizzera, Estonia, Francia e Finlandia, presso sedi pubbliche e private.

Crossover

Nato nel 1985, Francesco Fossati è artista visivo e forager di piante selvatiche e alimurgiche. La sua ricerca ha come focus il rispetto della natura e la sostenibilità. Realizzando opere con il minore impatto ambientale possibile, ha creato eco-giardini, prodotto pigmenti e colori a olio con sostanze naturali e utilizzato pratiche di coinvolgimento sociale e manovalanze locali per la realizzazione di opere di arte pubblica. Recentemente ha dato vita a un’artoteca ecostenibile presso il Porto Museo di Tricase (LE), ha partecipato alla mostra” Solstice” curata dall’artista americana Judy Chicago alla Turner Carrol Gallery di Santa Fe (NM) all’interno del progetto Create Art for Earth lanciato Hans Ulrich Obrist assieme a Judy Chicago e Jane Fonda. Ha sostenuto la transizione dell’Institute of Contemporary Art di Los Angeles per diventare il primo museo interamente alimentato da energia solare e nei mesi scorsi ha lanciato una sperimentazione condivisa di colori a olio naturali di sua produzione.

Rombo-Dune [ortensia]

Nata a Torino nel 1989, Alina Vergnano vive e lavora a Göteborg, in Svezia. Il suo lavoro è stato esibito in mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Mostre recenti includono Gallery Thomassen (SE), Stene Projects (SE), Galleria Renata Fabbri (IT), Cabinet Studiolo (IT) e S.P.G. Gallery (SE). «La mia pratica artistica investiga l’interiorità e la coscienza umana nelle sue diverse manifestazioni, come emozioni, memorie o desideri, e ne esplora la natura transitoria e mutevole», racconta Vergnano. «La figura umana è centrale nel mio lavoro che però si colloca in quello spazio liminale tra figurazione e astrazione, dove il corpo può essere chiaramente leggibile oppure ridotto ad una semplice traccia o segno. Nelle opere – su carta, tela o ceramica – non è mai presente una narrativa chiara ma, piuttosto, in esse momenti separati nel tempo si trovano a convergere su una superficie bidimensionale della tela, dove la complessità concettuale è apparentemente semplificata nel segno grafico proprio del disegno».

If This Relates To That

6° Classificato: Chiara Ventura

«Mi incuriosiscono i comportamenti, specie quelli automatici, involontari, incontrollati. Indago le corrispondenze tra le condizioni fisiche e psichiche, tra i movimenti e l’emotività», così Chiara Ventura descrive il suo lavoro. «Agisco nei luoghi scomodi e non protetti, dentro di me, fuori di me. Indago le modalità di fruizione della realtà circostante concentrandomi sulle capacità d’osservazione nei contesti quotidiani, di routine; anche per questo il mio gesto è spesso mimetico», continua l’artista, nata a Verona il 19 giugno 1997 e, attualmente, all’Accademia di Belle Arti di Verona. «Trovo nella ripetizione il tempo della comprensione e nello sguardo dell’altro il senso del fare arte. Il mio lavoro è un’indagine continua su ciò che riguarda l’empatia, il sé, l’acustica, i gesti, il corpo, lo spazio del pensiero, lo sguardo, la violenza». Tra i progetti e le mostre più recenti si segnalano la personale allo Spazio Cordis di Verona e le collettive alla Baroque Gallery di Teheran e al Bastione Sangallo, a Fano. Ventura è anche co-fondatrice di due collettivi artistici: Collettivo Plurale e menodi30caratteri.

Senza titolo 6

7° Classificato: Laura Fortin

Nata a Padova il 16 ottobre 1979, Laura Fortin vive e lavora a Torino. «La mia ricerca indaga il femminile, corpo e testa. È uno sguardo spietato su ciò che le donne di solito non esibiscono, per convenienza o imposta educazione», racconta l’artista. «Il protagonismo infelice, la nevrosi, l’estraneità, la solitudine del proprio ruolo in spazi quasi bidimensionali, poco accoglienti, distaccati; prosceni di una assoluta dimensione psichica laddove si svolge una spietata resistenza femminile ma non femminista. Queste donne sono protagoniste di carne anche cadente o sguardi storpiati nelle intenzioni, ma in esse esiste quella meraviglia di fondo che le salva dal perbenismo borghese di facciata e vuole fare pensare che nella propria identità c’è sempre la sola possibilità di redenzione». Nel 2019 è finalista del Combat Prize di Livorno, dal 2018 è rappresentata dalla galleria Rizomi di Parma e, dal 2021, dalla galleria Art base Gallery di Wiesbaden-Germania.

Pacific palisades

8° Classificato: ex aequo Gregorio Samsa, Francesco Piva

Gregorio Samsa è un duo artistico che si definisce singolo artista. Ha realizzato mostre personali a Torino, Roma e Milano. Utilizza video, sculture, collage di stoffe, ricami ed elementi di arredo per creare percorsi visivi costruiti come giochi di specchi con un forte senso di ambivalenza. Il verosimile, zona d’ombra tra realtà e paradosso, è al centro della riflessione dell’artista che si struttura attraverso un attento lavoro di manipolazione. Partendo da filmati recuperati sul web, Gregorio Samsa altera il dato reale, inserendoci i propri lavori in un continuo rimando delle opere tra un dentro e un fuori, tra realtà e finzione. In ogni progetto espositivo il video diventa il luogo dove il reale si innesta con il possibile, offrendo allo spettatore una realtà alternativa con lo scopo di innescare nuove letture poetiche. Ha esposto in varie sedi tra cui AlbumArte a Roma e il Museo Fattori di Livorno, come finalista per il Premio Combat nel 2016 e nel 2020.

Sedimenti di memoria – Porzione di Studio Rosso

Francesco Piva vive e lavora a Venezia, città in cui è nato, nel 1991. Nel 2016 si è laureato in Nuove Tecnologie dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Negli anni della formazione ha sperimentato diversi linguaggi realizzando progetti fotografici, video, installazioni site-specific e installazioni sonore. Inizia così a indagare il paesaggio urbano, quello virtuale e digitale della rete e gli strumenti tecnologici del nostro tempo. Attualmente si sta dedicando allo studio del paesaggio sonoro e a diverse pratiche e sperimentazioni con il suono. Nell’agosto 2020 ha preso parte al progetto di residenza In-Edita – Art Studios DEDALO, a cura di Venice Galleries View presso Forte Marghera (VE), a seguito del quale ha iniziato a collaborare con la Marina Bastianello Gallery, Mestre (VE).

Mute

 9° Classificato: Adonai Sebhatu

Classe 1986, Adonai Sebhatu vive e lavora a Bologna. Di origine eritrea, mette al servizio dell’arte la sua testimonianza di figlio di immigrati di seconda generazione, sviluppando, nella ricerca artistica, il proprio vissuto. È lo spazio a suggestionare l’artista, l’ambiente e gli elementi che in esso si trovano. Legno, metallo, pietra, plastica vengono elaborati e mescolati in nuove forme e figure, in spazi chiusi o all’aperto, facendo fede al reale o ricorso al virtuale, alla ricerca di una nuova identità che si fa accogliente, non trascurando nessun elemento e sviluppando nuovi punti di vista artistici. La sua produzione si concentra su una commistione di codici visivi in cui alle tecniche classiche e tradizionali si alternano l’utilizzo e la messa in scena di oggetti di recupero e di componenti elettronici, all’insegna di una nuova rappresentazione che, nella mediazione tra pittura, disegno, scultura e installazione, trova un fecondo equilibrio. Nel 2019 è stato vincitore della Coppa Luigi della XI edizione del Premio Nocivelli. Ha esposto, tra le altre sedi, a Palazzo Martinengo di Brescia, nel Complesso monumentale di Santa Sofia, a Salerno, e alla Galleria del Carbone di Norimberga.

I migranti

10° Classificato: Ketra

Elena Pizzato, in arte Ketra, è nata a Bassano del Grappa, nel 1979. Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Venezia con lode, sviluppa la sua ricerca sul corpo e sulle modificazioni artificiali, sperimentando molteplici materiali e media. Durante una residenza artistica in Olanda, approfondisce i concetti di feticcio ed estetica inorganica ispirandosi al trattato di Mario Perniola, Il sex appeal dell’inorganico. Spaziando dall’estroflessione alla scultura fino all’installazione e al video, Ketra scoperchia un sottomondo popolato di bambole spogliate delle loro rassicuranti crinoline e rivestite di latex, specchi che alludono a segreti inconfessabili più che alla matrigna di Biancaneve, tirapugni trasformati in dondolini, corsetti imprigionati in quadri di pvc e borchie, presine all’uncinetto realizzate dalla nonna 93enne con scritte trasgressive. Favola nera e realtà contemporanea si intrecciano con ironia, rivelando l’impronta femminile ed esoterica di Ketra.

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