opera
Dispositivo di frattura
| categoria | Pittura |
| soggetto | Astratto |
| tags | |
| base | 40 cm |
| altezza | 45 cm |
| profondità | 3 cm |
| anno | 2026 |
Dispositivo di frattura
Non è il vetro a rompersi, ma l’idea di continuità dello sguardo.
L’opera si presenta come una superficie riflettente compromessa, attraversata da linee di tensione che non distruggono l’immagine, ma la moltiplicano. La frattura non è un evento accidentale: è un atto intenzionale che trasforma il vetro in un dispositivo.
Guardare attraverso questa superficie significa rinunciare all’unità.
L’immagine si disperde, si sovrappone, si contraddice. Interno ed esterno collassano nello stesso piano, rendendo impossibile distinguere ciò che appartiene al mondo da ciò che appartiene allo sguardo.
Il dispositivo di frattura agisce così su due livelli:
fisico, intervenendo sulla materia e sulla sua integrità
percettivo, mettendo in crisi la fiducia nello sguardo come strumento neutro
La crepa diventa linguaggio.
Ogni linea è una direzione, ogni scheggia un punto di vista. Non esiste più una visione centrale, ma una costellazione di visioni parziali.
In questo senso, l’opera non rappresenta la realtà:
la destabilizza.
Lo spettatore non è più osservatore, ma parte del sistema. Si riflette, si frammenta, si perde dentro un’immagine che non restituisce identità, ma la mette in discussione.
Il dispositivo non chiede di essere compreso, ma attraversato.
E in questo attraversamento, ciò che si rompe non è la superficie, ma l’illusione di essere interi. Tecnica: silicone e pigmenti su vetro, poi rotto e piegato. Pezzo unico.
Non è il vetro a rompersi, ma l’idea di continuità dello sguardo.
L’opera si presenta come una superficie riflettente compromessa, attraversata da linee di tensione che non distruggono l’immagine, ma la moltiplicano. La frattura non è un evento accidentale: è un atto intenzionale che trasforma il vetro in un dispositivo.
Guardare attraverso questa superficie significa rinunciare all’unità.
L’immagine si disperde, si sovrappone, si contraddice. Interno ed esterno collassano nello stesso piano, rendendo impossibile distinguere ciò che appartiene al mondo da ciò che appartiene allo sguardo.
Il dispositivo di frattura agisce così su due livelli:
fisico, intervenendo sulla materia e sulla sua integrità
percettivo, mettendo in crisi la fiducia nello sguardo come strumento neutro
La crepa diventa linguaggio.
Ogni linea è una direzione, ogni scheggia un punto di vista. Non esiste più una visione centrale, ma una costellazione di visioni parziali.
In questo senso, l’opera non rappresenta la realtà:
la destabilizza.
Lo spettatore non è più osservatore, ma parte del sistema. Si riflette, si frammenta, si perde dentro un’immagine che non restituisce identità, ma la mette in discussione.
Il dispositivo non chiede di essere compreso, ma attraversato.
E in questo attraversamento, ciò che si rompe non è la superficie, ma l’illusione di essere interi. Tecnica: silicone e pigmenti su vetro, poi rotto e piegato. Pezzo unico.











