opera
Memoria dell’urto
| categoria | Pittura |
| soggetto | Astratto |
| tags | |
| base | 33 cm |
| altezza | 27 cm |
| profondità | 3 cm |
| anno | 2026 |
Questa opera non rappresenta l’energia: la trattiene.
Il vetro, materiale fragile per eccellenza, diventa qui il luogo di una tensione invisibile che ha già agito e continua ad agire. Le fratture non sono segni di distruzione, ma tracce di una forza che ha attraversato la materia, lasciando una memoria precisa, quasi cartografica.
Il gesto del piegare il vetro dopo la rottura introduce un paradosso: ciò che è stato spezzato non viene negato, ma riorganizzato. L’energia non si disperde, si trasforma. Rimane intrappolata nelle linee, nei punti di pressione, nei nodi in cui la materia sembra trattenere un respiro.
L’opera diventa così un campo di forze silenzioso, dove ciò che non è visibile — tensione, urto, vibrazione — si rende percepibile. Non c’è narrazione, ma una presenza: l’energia come residuo, come forma latente, come atto che continua a esistere oltre il suo accadere. Silicone e vetro su tela. Pezzo unico
Il vetro, materiale fragile per eccellenza, diventa qui il luogo di una tensione invisibile che ha già agito e continua ad agire. Le fratture non sono segni di distruzione, ma tracce di una forza che ha attraversato la materia, lasciando una memoria precisa, quasi cartografica.
Il gesto del piegare il vetro dopo la rottura introduce un paradosso: ciò che è stato spezzato non viene negato, ma riorganizzato. L’energia non si disperde, si trasforma. Rimane intrappolata nelle linee, nei punti di pressione, nei nodi in cui la materia sembra trattenere un respiro.
L’opera diventa così un campo di forze silenzioso, dove ciò che non è visibile — tensione, urto, vibrazione — si rende percepibile. Non c’è narrazione, ma una presenza: l’energia come residuo, come forma latente, come atto che continua a esistere oltre il suo accadere. Silicone e vetro su tela. Pezzo unico











