opera
Rovine n°3
| categoria | Pittura |
| soggetto | Architettura |
| tags | |
| base | 80 cm |
| altezza | 98 cm |
| profondità | 4 cm |
| anno | 2024 |
In quest’opera Giulio Patrizi prosegue la sua indagine sulle forme archetipiche dell’architettura classica attraverso un linguaggio bidimensionale costruito mediante l’accostamento di elementi lignei colorati, che richiamano la tradizione della tarsia. Colonne e capitelli emergono come strutture geometriche essenziali, trasformando l’architettura in una costruzione visiva fatta di ritmo, piani e campiture cromatiche.
L’antico diventa così un vocabolario formale, una grammatica di segni che attraversa il tempo e si ricompone nella contemporaneità.
“Attraverso la riduzione della forma e la costruzione modulare della superficie, Patrizi trasforma la rovina classica in un dispositivo visivo. L’architettura non è più spazio da abitare, ma memoria da attraversare: un campo di segni in cui il passato sopravvive come struttura silenziosa dell’immagine.”
L’antico diventa così un vocabolario formale, una grammatica di segni che attraversa il tempo e si ricompone nella contemporaneità.
“Attraverso la riduzione della forma e la costruzione modulare della superficie, Patrizi trasforma la rovina classica in un dispositivo visivo. L’architettura non è più spazio da abitare, ma memoria da attraversare: un campo di segni in cui il passato sopravvive come struttura silenziosa dell’immagine.”











