opera
RGB-01
| categoria | Installazione |
| soggetto | Architettura, Astratto |
| tags | |
| base | 251 cm |
| altezza | 251 cm |
| profondità | 251 cm |
| anno | 2025 |
RGB_01 è un’installazione ambientale che riflette sul concetto di percezione dell’immagine, interna ed esterna. È un gioco costante di stratificazioni tra colore, materia plastica e video digitale.
Il cubo, forma perfetta e razionale, è realizzato in pluriball colorato con acrilici: un materiale fragile, comunemente utilizzato per proteggere ciò che è delicato. In questa installazione, il pluriball diventa protagonista e supporto pittorico, assumendo un valore autonomo e indipendente.
All’interno del cubo viene proiettato un video che documenta le fasi della stratificazione della materia sul supporto. Lo spettatore si trova così di fronte a un oggetto che sembra voler custodire qualcosa, trattenerlo, ma allo stesso tempo esporlo.
Il cubo si trasforma in una cellula trasparente, metafora dell’atto creativo: qualcosa di protetto ma esposto, solitario ma condivisibile.
Lo spettatore è invitato a guardare, ma mai completamente: il pluriball distorce, filtra, scherma. L’esperienza visiva è mediata, proprio come ogni percezione della creazione artistica, vista dall’esterno.
Ci si domanda, allora: fino a che punto possiamo davvero vedere il processo interiore di chi crea? E ancora: quale parte di noi è pronta a essere vista, e quale rimane nascosta, quali sono i limiti del creare e della pittura.
Il cubo, forma perfetta e razionale, è realizzato in pluriball colorato con acrilici: un materiale fragile, comunemente utilizzato per proteggere ciò che è delicato. In questa installazione, il pluriball diventa protagonista e supporto pittorico, assumendo un valore autonomo e indipendente.
All’interno del cubo viene proiettato un video che documenta le fasi della stratificazione della materia sul supporto. Lo spettatore si trova così di fronte a un oggetto che sembra voler custodire qualcosa, trattenerlo, ma allo stesso tempo esporlo.
Il cubo si trasforma in una cellula trasparente, metafora dell’atto creativo: qualcosa di protetto ma esposto, solitario ma condivisibile.
Lo spettatore è invitato a guardare, ma mai completamente: il pluriball distorce, filtra, scherma. L’esperienza visiva è mediata, proprio come ogni percezione della creazione artistica, vista dall’esterno.
Ci si domanda, allora: fino a che punto possiamo davvero vedere il processo interiore di chi crea? E ancora: quale parte di noi è pronta a essere vista, e quale rimane nascosta, quali sono i limiti del creare e della pittura.











