Nella mia pratica indago le dinamiche di condizionamento sociale e le finzioni che regolano i sistemi di comunicazione, esplorando i limiti della percezione e le contraddizioni della società dell’immagine, sospesa tra ipervisibilizzazione e invisibilizzazione dei corpi.
Attraverso un linguaggio che alterna fotografia e sperimentazione materica, metto in discussione ciò che comunemente viene percepito come “vero”, aprendo una riflessione sul senso — o sul non senso — dell’esistenza umana.
Le mie opere prendono forma attraverso un processo stratificato: fotografie digitalmente manipolate diventano il modello per composizioni pittoriche realizzate su fogli di polietilene, successivamente ricoperti da resina epossidica, che cristallizza al proprio interno i soggetti umani. I loro movimenti appaiono limitati, irrigiditi, come imprigionati. Questa sensazione di impotenza viene ulteriormente accentuata dalla deformazione stessa della lastra di resina, che piego in alcuni punti per esasperarne la tensione fisica e percettiva.
Attraverso un linguaggio che alterna fotografia e sperimentazione materica, metto in discussione ciò che comunemente viene percepito come “vero”, aprendo una riflessione sul senso — o sul non senso — dell’esistenza umana.
Le mie opere prendono forma attraverso un processo stratificato: fotografie digitalmente manipolate diventano il modello per composizioni pittoriche realizzate su fogli di polietilene, successivamente ricoperti da resina epossidica, che cristallizza al proprio interno i soggetti umani. I loro movimenti appaiono limitati, irrigiditi, come imprigionati. Questa sensazione di impotenza viene ulteriormente accentuata dalla deformazione stessa della lastra di resina, che piego in alcuni punti per esasperarne la tensione fisica e percettiva.






