Zabardast: a palce to be
Zabardast: a place to be, a space that presents itself as an interlude between secular and religious culture.
A contradictory place, shaped by memories of sounds and images of both collective and private life.
A place where the visitor is invited to question where they truly are whether it really exists or if it is an illusory, cinematic or theatrical scene; prompting reflection on what our true origin really is. This work is a collaboration with Speranta Miruna Beato from BOW artistic group.
A contradictory place, shaped by memories of sounds and images of both collective and private life.
A place where the visitor is invited to question where they truly are whether it really exists or if it is an illusory, cinematic or theatrical scene; prompting reflection on what our true origin really is. This work is a collaboration with Speranta Miruna Beato from BOW artistic group.
Al centro della mia ricerca ci sono il colore e la forma, elementi strutturali che danno vita all’immagine visiva nello spazio. In questi anni ho sviluppato un mio personale alfabeto cromatico, con la quale gioco come se fosse un puzzle. I colori, per me, funzionano come numeri: possono essere combinati all’infinito, dando origine a risultati sempre diversi e imprevedibili.
Alcuni aspetti del mio lavoro dialogano con la cultura POP, da cui prendo ispirazione anche attraverso l’uso di stencil che realizzo personalmente e ripeto sul supporto bidimensionale. Questo universo, fortemente astratto, è alimentato da domande essenziali: “come” nasce un’immagine? “Cosa” la rende tale?
E’ un’indagine sull’origine stessa dell’immagine.
Negli ultimi tempi, ho ampliato il mio campo di esplorazione includendo anche supporti pittorici tridimensionali, spesso oggetti di uso quotidiano a cui attribuisco nuove funzioni e significati. L’identità dell’oggetto si trasforma, aprendosi a molteplici letture e possibilità interpretative.
La mia ricerca è una ricerca continua su che cos’ è un’immagine, da cosa è composta e quando, per me, inizia davvero ad essere tale.
Alcuni aspetti del mio lavoro dialogano con la cultura POP, da cui prendo ispirazione anche attraverso l’uso di stencil che realizzo personalmente e ripeto sul supporto bidimensionale. Questo universo, fortemente astratto, è alimentato da domande essenziali: “come” nasce un’immagine? “Cosa” la rende tale?
E’ un’indagine sull’origine stessa dell’immagine.
Negli ultimi tempi, ho ampliato il mio campo di esplorazione includendo anche supporti pittorici tridimensionali, spesso oggetti di uso quotidiano a cui attribuisco nuove funzioni e significati. L’identità dell’oggetto si trasforma, aprendosi a molteplici letture e possibilità interpretative.
La mia ricerca è una ricerca continua su che cos’ è un’immagine, da cosa è composta e quando, per me, inizia davvero ad essere tale.













