Non ho frequentato l’accademia, né una scuola a indirizzo artistico, ma da quando ero bambina ho sempre utilizzato come mezzo di espressione il disegno e la pittura, anche per essere maggiormente in contatto con mio padre che era spesso assente e dipingeva nei suoi momenti liberi.
Dal punto di vista tecnico dipingo volutamente senza rilievo, distribuendo il colore in campiture nette in modo molto preciso (un desiderio di ordine, una dimensione matematica, una tendenza all’astrazione?). E' un po' come se facessi grafica utilizzando i materiali della pittura.
Più che il soggetto scelto, per me sono importanti i colori e il loro rapporto; così come amo la musica più che le parole che la accompagnano. Le forme e i colori sono per me la musica, mentre il soggetto rappresenta la narrazione. Per questo motivo non scelgo un soggetto, scelgo un’inquadratura escludendo quello che non vi rientra, anche se si tratta del volto di una persona, come accade in Incontro nel rosso.
Tuttavia una narrazione c’è e spesso riguarda la difficoltà di comunicare, in particolare all’interno della coppia. Nella Donna di pietra ad esempio la statua greca simboleggia la donna classica che segue i valori di comportamento tradizionali.  Ma un occhio celeste è aperto sul mondo e indica la sua vitalità, il desiderio di non uniformarsi del tutto.
Cinque tra i miei lavori riguardano l’esasperazione dell’incomprensione nella forma della violenza sulle donne, violenza che può essere psicologica come ho cercato di esprimere in Donna sul tappeto rosso, o fisica (Violenza), e che arriva a volte al femminicidio al quale ho dedicato un quadro.
Ma lavoro anche sul rapporto tra soggetto e confini della tela. Nel senso che l’oggetto rappresentato in alcuni dipinti è circondato dal vuoto ed ha a disposizione un’area di movimento ampia,  mentre altre volte è costretto, limitato dallo spazio della tela (Restrained woman). Il limite è un concetto per me molto interessante da esplorare: se troppo vicino ostacola i movimenti ma se è troppo ampio ci si può perdere. 
Il mio lavoro più recente (Polemos) vuole esprimere l’angoscia della guerra. Ma anche qui, benché l'oggetto rappresentato sia angoscioso, i colori e la loro armonia esprimono la gioia di vivere.
Alcuni dei miei quadri sono ritratti.
 
 
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