opera
A CAMORRA…SONG IO?
categoria | Video |
soggetto | Politico/Sociale |
tags | |
minuti | 23 |
secondi | 30 |
anno | 2009 |
Questo è il titolo di un brano eseguito dal gruppo musicale “A67” (www.a67.it), la famosa band napoletana, che ormai della lotta alla Camorra e dell’impegno sociale ne è portabandiera e che contribuiscono già da alcuni anni, alla diffusione di una volontà, oltre che di un impellente bisogno, della città di Napoli e dei napoletani tutti, di esprimere una nuova rinascita e una voglia di combattere e vincere l’illegalità.
Ed è anche il titolo del documentario che il fotogiornalista e videomaker napoletano Salvatore Sparavigna ha realizzando raccogliendo video-risposte tra le varie categorie di persone (circa un centinaio tra professionisti, giudici, politici, artisti, studenti, gente comune, vittime innocenti di faide, etc.) tutte accomunate sia per le loro espressioni di solidarietà allo scrittore Roberto Saviano, che per il loro impegno in prima persona contro ogni forma di mafia e prepotenza ed in favore del ripristino della legalità.
Quindi, tra una lettura di una pagina di “Gomorra” e l’altra, tra una manifestazione anticamorra e antiraket, tra un raduno contro le mafie e un altro, Salvatore Sparavigna ha voluto accomunare tutti i partecipanti attorno ad un’unica domanda, forse provocatoria, e cioè appunto, “’A camorra…song io?” (la Camorra sono io?), ponendo al centro dell’attenzione quanto reale o meno è la presa di coscienza del problema da questo punto di vista che, secondo l’autore, non è da sottovalutare.
Dalle risposte ne è nato quindi uno spaccato che, tra intellettuali e professionisti della cosiddetta “Napoli bene” (incontrati al PAN - Palazzo delle Arti Napoli - durante l’affollata serata del primo “Leggo Saviano”), tra i cittadini di Torre Annunziata (che con grande forza e determinazione hanno letto Gomorra con l’amplificazione in strada), tra gli abitanti della periferia in quel di Miano (che sulla loro pelle, tra le faide giornaliere, pagano con la vita le lotte tra bande) e tra i cittadini di Casal di Principe (la città che si spacca tra i Casalesi buoni e dei Casalesi cattivi, quelli descritti in Gomorra), ma anche tra gli studenti dell’Associazione Studenti Contro la Camorra (che in strada, manifestano indossando ognuno un fiocco fuxia, il colore della copertina di Gomorra), o tra i giudici anticamorra, che vivono blindati (Cantone) e tra preti con la scorta (don Luigi Merola) e tanti e tante altre testimonianze, non fa che farci riflettere su una certezza che a chi più e a chi meno, ci accomuna tutti e che non sempre dedichiamo la giusta attenzione.
Cioè, si, la Camorra siamo anche noi.
Ed è anche il titolo del documentario che il fotogiornalista e videomaker napoletano Salvatore Sparavigna ha realizzando raccogliendo video-risposte tra le varie categorie di persone (circa un centinaio tra professionisti, giudici, politici, artisti, studenti, gente comune, vittime innocenti di faide, etc.) tutte accomunate sia per le loro espressioni di solidarietà allo scrittore Roberto Saviano, che per il loro impegno in prima persona contro ogni forma di mafia e prepotenza ed in favore del ripristino della legalità.
Quindi, tra una lettura di una pagina di “Gomorra” e l’altra, tra una manifestazione anticamorra e antiraket, tra un raduno contro le mafie e un altro, Salvatore Sparavigna ha voluto accomunare tutti i partecipanti attorno ad un’unica domanda, forse provocatoria, e cioè appunto, “’A camorra…song io?” (la Camorra sono io?), ponendo al centro dell’attenzione quanto reale o meno è la presa di coscienza del problema da questo punto di vista che, secondo l’autore, non è da sottovalutare.
Dalle risposte ne è nato quindi uno spaccato che, tra intellettuali e professionisti della cosiddetta “Napoli bene” (incontrati al PAN - Palazzo delle Arti Napoli - durante l’affollata serata del primo “Leggo Saviano”), tra i cittadini di Torre Annunziata (che con grande forza e determinazione hanno letto Gomorra con l’amplificazione in strada), tra gli abitanti della periferia in quel di Miano (che sulla loro pelle, tra le faide giornaliere, pagano con la vita le lotte tra bande) e tra i cittadini di Casal di Principe (la città che si spacca tra i Casalesi buoni e dei Casalesi cattivi, quelli descritti in Gomorra), ma anche tra gli studenti dell’Associazione Studenti Contro la Camorra (che in strada, manifestano indossando ognuno un fiocco fuxia, il colore della copertina di Gomorra), o tra i giudici anticamorra, che vivono blindati (Cantone) e tra preti con la scorta (don Luigi Merola) e tanti e tante altre testimonianze, non fa che farci riflettere su una certezza che a chi più e a chi meno, ci accomuna tutti e che non sempre dedichiamo la giusta attenzione.
Cioè, si, la Camorra siamo anche noi.