opera
Anemoia
| categoria | Fotografia |
| soggetto | Architettura, Natura, Paesaggio |
| tags | |
| base | 45 cm |
| altezza | 30 cm |
| profondità | 2 cm |
| anno | 2020 |
Fotografia digitale
Stampa Fine Art
Edizione 1/5
“Anemoia” descrive la nostalgia di un tempo mai vissuto. Da questa sensazione nasce
l’idea di osservare luoghi abbandonati come testimonianze silenziose del passato.
Gli spazi dismessi portano le cicatrici della vita che li ha attraversati. Oggetti
dimenticati, pareti rovinate, arredi consumati dal tempo raccontano storie sconosciute,
ma che suscitano comunque un senso di familiarità. In questi luoghi, la memoria non è
diretta, ma suggerita: invita a immaginare, a ricostruire con la mente ciò che è stato.
L’interesse non è tanto nella decadenza in sé, ma in ciò che rappresenta: il passaggio
del tempo attraverso la trasformazione e l’assenza di vita umana.
L’abbandono diventa così un punto di contatto tra passato e presente, tra chi c’era e
chi guarda ora.
“Anemoia” è uno sguardo su ciò che rimane quando le persone se ne vanno. Non
cerca la bellezza estetica dell’abbandono, ma il valore umano e storico che ogni spazio
porta con sé, anche nel silenzio e nel vuoto.
Stampa Fine Art
Edizione 1/5
“Anemoia” descrive la nostalgia di un tempo mai vissuto. Da questa sensazione nasce
l’idea di osservare luoghi abbandonati come testimonianze silenziose del passato.
Gli spazi dismessi portano le cicatrici della vita che li ha attraversati. Oggetti
dimenticati, pareti rovinate, arredi consumati dal tempo raccontano storie sconosciute,
ma che suscitano comunque un senso di familiarità. In questi luoghi, la memoria non è
diretta, ma suggerita: invita a immaginare, a ricostruire con la mente ciò che è stato.
L’interesse non è tanto nella decadenza in sé, ma in ciò che rappresenta: il passaggio
del tempo attraverso la trasformazione e l’assenza di vita umana.
L’abbandono diventa così un punto di contatto tra passato e presente, tra chi c’era e
chi guarda ora.
“Anemoia” è uno sguardo su ciò che rimane quando le persone se ne vanno. Non
cerca la bellezza estetica dell’abbandono, ma il valore umano e storico che ogni spazio
porta con sé, anche nel silenzio e nel vuoto.











