Il Gesù bambino di tutti, tra le genti del mondo

opera
Il Gesù bambino di tutti, tra le genti del mondo
Il Gesù bambino di tutti, tra le genti del mondo
categoria Scultura
soggetto Figura umana
tags gesù bambino, scultura, civiltà
base 25 cm
altezza 40 cm
profondità 30 cm
anno 2003
Scultura in terracotta, dipinta a freddo con acrilici
Dim. 25x40x30cm
Pezzo unico
La scultura Il Gesù Bambino di Tutti (2003) di Elisabetta Accoto è un’opera in terracotta dipinta a freddo con acrilico che rilegge in chiave contemporanea e simbolica l’iconografia tradizionale del Bambino Gesù nel presepe. Le dimensioni (40 × 25 cm) e la collocazione nella mangiatoia richiamano volutamente la tradizione natalizia, ma l’intento dell’autrice è chiaramente quello di superare la rappresentazione consueta per proporre un’immagine universale e profondamente critica della condizione umana.

Al centro dell’opera si trova il bambino disteso nella mangiatoia, avvolto da paglia e da una veste semplice. Tuttavia il volto e il corpo non appartengono a una specifica etnia: i tratti, il colore della pelle e lo sguardo evocano una figura multietnica, quasi un punto di incontro simbolico tra popoli diversi. Questo Gesù bambino non rappresenta una sola cultura o un solo popolo, ma diventa metafora dell’intera umanità. L’artista sembra voler affermare che il messaggio cristiano – e più in generale il valore della vita – appartiene a tutti.

La dimensione più forte dell’opera è però quella drammatica e profetica. Il corpo del bambino, che nella tradizione è simbolo di purezza e speranza, diventa anche il luogo simbolico in cui si depositano le “piaghe del mondo”: le ferite della guerra, della violenza, della povertà e soprattutto della morte dei bambini nei conflitti. In questo senso la scultura anticipa e richiama visivamente il destino della croce: il corpo innocente del bambino diventa già il corpo sofferente dell’umanità.

Lo sguardo del piccolo, diretto verso l’alto e leggermente inquieto, rompe l’immagine serena tipica del presepe. Non è soltanto lo sguardo di un neonato, ma sembra quasi interrogare lo spettatore. L’osservatore è coinvolto moralmente: la scena non è più solo religiosa o contemplativa, ma etica e politica. L’artista sembra suggerire che ogni bambino che soffre nelle guerre contemporanee è, simbolicamente, quel Bambino nella mangiatoia.

Dal punto di vista formale, la terracotta conferisce all’opera una matericità fragile e umana: la superficie non è perfettamente levigata e mantiene un carattere artigianale che accentua il senso di vulnerabilità del corpo. I colori acrilici, applicati a freddo, introducono contrasti tra il tono scuro della pelle, la veste decorata e la paglia chiara, rafforzando l’idea di un incontro tra culture e identità.

In chiave critica, l’opera può essere letta come una denuncia simbolica della violenza globale. Il presepe, tradizionalmente luogo di pace, diventa qui spazio di riflessione sulle tragedie contemporanee. La nascita di Cristo non è rappresentata come evento lontano nel tempo, ma come evento che continua a ripetersi ogni volta che un bambino nasce in un mondo segnato dalla guerra.

In conclusione, Il Gesù Bambino di Tutti trasforma una figura religiosa familiare in un potente simbolo universale dell’infanzia ferita e dell’umanità condivisa. La scultura invita lo spettatore a riconoscere in ogni bambino – di qualsiasi etnia o paese – la stessa dignità e lo stesso valore, ricordando che le ferite del mondo colpiscono prima di tutto i più innocenti.
artista
ElisabettAccoto
Artista, Roma
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