opera
Liturgia della macchina velata
| categoria | Installazione |
| soggetto | Architettura |
| tags | memoria, tecnologia, passato, mistero , tempo |
| base | 100 cm |
| altezza | 150 cm |
| profondità | 70 cm |
| anno | 2023 |
Liturgia della macchina velata
L’installazione presenta un computer racchiuso in un box metallico luminoso e avvolto da un velo rosso trasparente. Un oggetto quotidiano e funzionale viene così sottratto al suo uso ordinario e trasformato in una presenza quasi rituale. Lo schermo diventa il fulcro visivo dell’opera: una sorgente luminosa che attira lo sguardo e concentra l’attenzione, come un altare contemporaneo dedicato alla produzione incessante di immagini e informazioni.
Il velo rosso introduce una dinamica di rivelazione e occultamento. Non nasconde completamente il dispositivo, ma ne altera la percezione, filtrando lo sguardo dello spettatore. Questo gesto di velatura richiama pratiche rituali e museali, nelle quali l’oggetto viene separato dal contesto quotidiano per acquisire uno statuto simbolico. Allo stesso tempo, la trasparenza del tessuto suggerisce la condizione contemporanea in cui la nostra esperienza del mondo è costantemente mediata da superfici tecnologiche e interfacce digitali.
Il colore rosso amplifica questa tensione simbolica: evoca desiderio, seduzione, vulnerabilità e allo stesso tempo allerta. Il tessuto appare come una membrana sensibile che avvolge la macchina, creando un contrasto tra la materialità fredda del dispositivo tecnologico e una dimensione quasi organica e corporea.
L’immagine astratta e luminosa che emerge dal monitor suggerisce il flusso continuo di dati, immagini e informazioni che attraversa la cultura digitale contemporanea. Il computer non appare più soltanto come uno strumento tecnico, ma come un nodo di produzione visiva e cognitiva, un oggetto che concentra immaginario, attenzione e dipendenza collettiva.
Attraverso questo gesto, l’opera mette in scena una sorta di rituale laico della contemporaneità. La macchina viene velata come una reliquia o come un oggetto potente, invitando lo spettatore a interrogarsi sul ruolo che gli schermi e i dispositivi digitali hanno assunto nella costruzione della nostra esperienza percettiva, culturale ed emotiva del mondo.
L’installazione presenta un computer racchiuso in un box metallico luminoso e avvolto da un velo rosso trasparente. Un oggetto quotidiano e funzionale viene così sottratto al suo uso ordinario e trasformato in una presenza quasi rituale. Lo schermo diventa il fulcro visivo dell’opera: una sorgente luminosa che attira lo sguardo e concentra l’attenzione, come un altare contemporaneo dedicato alla produzione incessante di immagini e informazioni.
Il velo rosso introduce una dinamica di rivelazione e occultamento. Non nasconde completamente il dispositivo, ma ne altera la percezione, filtrando lo sguardo dello spettatore. Questo gesto di velatura richiama pratiche rituali e museali, nelle quali l’oggetto viene separato dal contesto quotidiano per acquisire uno statuto simbolico. Allo stesso tempo, la trasparenza del tessuto suggerisce la condizione contemporanea in cui la nostra esperienza del mondo è costantemente mediata da superfici tecnologiche e interfacce digitali.
Il colore rosso amplifica questa tensione simbolica: evoca desiderio, seduzione, vulnerabilità e allo stesso tempo allerta. Il tessuto appare come una membrana sensibile che avvolge la macchina, creando un contrasto tra la materialità fredda del dispositivo tecnologico e una dimensione quasi organica e corporea.
L’immagine astratta e luminosa che emerge dal monitor suggerisce il flusso continuo di dati, immagini e informazioni che attraversa la cultura digitale contemporanea. Il computer non appare più soltanto come uno strumento tecnico, ma come un nodo di produzione visiva e cognitiva, un oggetto che concentra immaginario, attenzione e dipendenza collettiva.
Attraverso questo gesto, l’opera mette in scena una sorta di rituale laico della contemporaneità. La macchina viene velata come una reliquia o come un oggetto potente, invitando lo spettatore a interrogarsi sul ruolo che gli schermi e i dispositivi digitali hanno assunto nella costruzione della nostra esperienza percettiva, culturale ed emotiva del mondo.











