opera
Non so fare altro che vivere
| categoria | Installazione |
| soggetto | Politico/Sociale, Astratto |
| tags | pump, oil, machine, liquid, dinamic, sound, noise, electricpump, kinetic |
| base | 75 cm |
| altezza | 200 cm |
| profondità | 110 cm |
| anno | 2025 |
“Non so fare altro che vivere” è una installazione cinetica che si regge sull’ostinazione del gesto vitale, sulla fatica del persistere. Un corpo verticale, apparentemente meccanico, sorregge un groviglio flessibile di tubi: elementi svuotati, viscere inerti o arterie esauste, che si piegano alla gravità ma restano legati a un centro.
L’opera riflette su uno stato esistenziale privo di eroismo: un sopravvivere come condizione elementare, animale, quasi automatica. La verticalità della struttura si oppone alla mollezza del tubo, ma non la domina: i due poli convivono in un equilibrio instabile, come tensione tra resistenza e resa.
Un organismo che non ha più nulla da dire se non la propria presenza. Non c’è funzione, né scopo, né estetica consolatoria—solo il continuo, inutile, insostituibile atto del vivere.
Installazione sonora e cinetica. Tecnica mista con ferro, tubi in silicone, olio motore, sistemi elettromeccanici e sensori. Opera unica. Supporto autoportante.
L’opera riflette su uno stato esistenziale privo di eroismo: un sopravvivere come condizione elementare, animale, quasi automatica. La verticalità della struttura si oppone alla mollezza del tubo, ma non la domina: i due poli convivono in un equilibrio instabile, come tensione tra resistenza e resa.
Un organismo che non ha più nulla da dire se non la propria presenza. Non c’è funzione, né scopo, né estetica consolatoria—solo il continuo, inutile, insostituibile atto del vivere.
Installazione sonora e cinetica. Tecnica mista con ferro, tubi in silicone, olio motore, sistemi elettromeccanici e sensori. Opera unica. Supporto autoportante.











