opera
Poulets Joyeux
| categoria | Installazione |
| soggetto | Politico/Sociale, Natura, Animale |
| tags | |
| base | 400 cm |
| altezza | 180 cm |
| profondità | 0 cm |
| anno | 2023 |
China è acquerello su carta a di lino
21 x 29,7 cm (cad.)
Serie di 104
Un allevamento intensivo si configura come un muro di sguardi muti e corpi simili, ma mai davvero identici. Le figure vengono tracciate una dopo l’altra attraverso un gesto rapido ma concentrato, che richiama la logica della catena di montaggio e l’automatismo del lavoro ripetitivo. Ogni pollo conserva una sottile individualità: una variazione cromatica, una linea tremolante, una pennellata più marcata. Disposti in una griglia serrata, uno per foglio, i corpi costruiscono un sistema chiuso, evocando dinamiche di standardizzazione e controllo. Un riferimento diretto è il libro Se niente importa di Jonathan Safran Foer, in cui un’apertura mostra un semplice rettangolo: lo spazio minimo destinato a ciascun animale negli allevamenti intensivi.
Nonostante ciò, tra i corpi disegnati persiste una tensione vitale. Il gesto stesso del disegno, nel tentativo di introdurre variazione all’interno della ripetizione, si configura come una possibile forma di resistenza e liberazione.
21 x 29,7 cm (cad.)
Serie di 104
Un allevamento intensivo si configura come un muro di sguardi muti e corpi simili, ma mai davvero identici. Le figure vengono tracciate una dopo l’altra attraverso un gesto rapido ma concentrato, che richiama la logica della catena di montaggio e l’automatismo del lavoro ripetitivo. Ogni pollo conserva una sottile individualità: una variazione cromatica, una linea tremolante, una pennellata più marcata. Disposti in una griglia serrata, uno per foglio, i corpi costruiscono un sistema chiuso, evocando dinamiche di standardizzazione e controllo. Un riferimento diretto è il libro Se niente importa di Jonathan Safran Foer, in cui un’apertura mostra un semplice rettangolo: lo spazio minimo destinato a ciascun animale negli allevamenti intensivi.
Nonostante ciò, tra i corpi disegnati persiste una tensione vitale. Il gesto stesso del disegno, nel tentativo di introdurre variazione all’interno della ripetizione, si configura come una possibile forma di resistenza e liberazione.











