opera
RACKET
categoria | Installazione |
soggetto | Politico/Sociale, Paesaggio |
tags | rinascita, speranza, resilienza, orizzonte, paesaggio, luce, spiraglio, crepe, segni del tempo, trauma, rottura, vetro affumicato, scuro, cenere, bruciato, polvere, rovina, contrasto, installazione artistica, materia, frammenti, testimonianza, memoria, resistenza, impegno civile, arte sociale, vetro rotto, arte contemporanea, minaccia, criminalità, ingiustizia, illegalità, denuncia, intimidazione, esplosione, racket, violenza, apertura, libertà, futuro, tensione, silenzio, dolore, coraggio, riflessione, forza, cambiamento, consapevolezza, redenzione, rinascita sociale |
base | 30 cm |
altezza | 40 cm |
profondità | 0 cm |
anno | 2009 |
L’opera si manifesta come una denuncia silenziosa e potente, una testimonianza visiva della violenza subita e della speranza che resiste. Il vetro, frammentato e annerito, porta con sé il segno dell’esplosione: è la materia sfigurata dalla brutalità del racket, l’eco tangibile di una minaccia che si insinua nella quotidianità, lasciando cicatrici sulle superfici e nelle coscienze. I detriti, raccolti a terra, non sono solo residui di distruzione, ma diventano un monito, un’evidenza plastica di un atto che non può essere ignorato.
Eppure, lo squarcio non è solo assenza, non è solo ferita. È anche uno spiraglio, un varco che apre alla possibilità. Attraverso la frattura, l’occhio incontra un paesaggio che si fa promessa: un orizzonte limpido, un cielo che si allarga oltre il nero della minaccia. Qui la contrapposizione è netta e volutamente provocatoria. Il nero della violenza si staglia contro la luce dell’azzurro, il caos si piega alla speranza. L’arte diventa così atto di resistenza, un modo per ribaltare la narrazione dell’intimidazione e trasformare la paura in consapevolezza.
La composizione stessa sembra suggerire un rito di esposizione: i frammenti a terra sono lì per essere visti, raccolti come prove di un sistema che distrugge per controllare. Ma la fenditura, questa rottura imposta, viene ribaltata in un gesto di liberazione. L’arte si fa testimone e agente di riscatto, dimostrando che persino nella violenza può esistere uno spazio per la speranza.
File digitale da smartphone
Eppure, lo squarcio non è solo assenza, non è solo ferita. È anche uno spiraglio, un varco che apre alla possibilità. Attraverso la frattura, l’occhio incontra un paesaggio che si fa promessa: un orizzonte limpido, un cielo che si allarga oltre il nero della minaccia. Qui la contrapposizione è netta e volutamente provocatoria. Il nero della violenza si staglia contro la luce dell’azzurro, il caos si piega alla speranza. L’arte diventa così atto di resistenza, un modo per ribaltare la narrazione dell’intimidazione e trasformare la paura in consapevolezza.
La composizione stessa sembra suggerire un rito di esposizione: i frammenti a terra sono lì per essere visti, raccolti come prove di un sistema che distrugge per controllare. Ma la fenditura, questa rottura imposta, viene ribaltata in un gesto di liberazione. L’arte si fa testimone e agente di riscatto, dimostrando che persino nella violenza può esistere uno spazio per la speranza.
File digitale da smartphone