opera
Ti inseguo memoria
| categoria | Installazione |
| soggetto | Astratto |
| tags | memoria, busta da lettera, tempo, ruggine, invio, spedizione, viaggio |
| base | 110 cm |
| altezza | 60 cm |
| profondità | 0 cm |
| anno | 1999 |
L’opera nasce dall’intuizione di utilizzare la lastra di metallo come metafora della lettera: un sottile foglio che, attraversando terre e secoli, si fa testimone silenzioso di gioie e dolori. Il metallo, materiale freddo e apparentemente inerte, sostituisce la fragilità della carta, trasformando la comunicazione in memoria fossilizzata.
La superficie ossidata diventa archivio del tempo. La scrittura, intesa come seme originario della memoria, scorre come traccia incisa: ricordi fissati, stratificati, cristallizzati fino a congelarsi nell’oblio. In un’epoca dominata dalla tecnologia e dalla velocità, la lettera — lenta, attesa, fisica — si trasforma in reliquia, quasi in lapide commemorativa di un gesto umano destinato a scomparire.
La lastra metallica si configura così come specchio opaco dell’identità: non riflette nitidamente, ma restituisce un’immagine frammentata, corrosa, difficile da decifrare. È nella ruggine, nelle abrasioni, nelle polveri metalliche che affiorano segni primordiali, archetipi visivi che precedono la scrittura stessa. Sono tracce ancestrali che riaffermano la volontà di riconoscersi, di ricomporre la propria storia interiore.
L’installazione si articola in due elementi distinti e complementari: una lettera chiusa e la sua busta aperta. La lettera, sigillata e attraversata da segni e timbri, conserva il mistero del contenuto, incarnando la dimensione intima e segreta della memoria. È messaggio custodito, trattenuto, forse mai letto. La chiusura diventa atto simbolico di protezione ma anche di distanza, di tempo sospeso.
Accanto ad essa, la busta aperta rivela l’involucro svuotato, l’atto dell’apertura come gesto di rivelazione e, insieme, di perdita. Se la lettera rappresenta il nucleo interiore, la busta è la soglia: ciò che protegge e al tempo stesso espone. L’apertura suggerisce un passaggio — dalla segretezza alla consapevolezza, dal silenzio alla parola, dall’oblio alla memoria ritrovata.
I “fogli” metallici assumono così la forma di lettere materializzate: segnate da pieghe, chiusure simboliche, corde e timbri che evocano spedizioni lontane. Messaggi senza destinatario preciso, inviati all’umanità e, insieme, rimandati al mittente. Ogni elemento diventa frammento narrativo in cui le immagini, generate dalla ruggine e dalla polvere, si aggregano in figure evocative, suggerendo un racconto sospeso tra volontà e realtà.
Il percorso artistico si sviluppa come un’indagine sulla memoria: una ricerca di immagini elementari e originarie, punto di partenza della scrittura e della coscienza, per intraprendere un viaggio fantastico verso le radici dell’identità. La lettera chiusa e la busta aperta non sono soltanto oggetti, ma polarità simboliche: interiorità ed esposizione, silenzio e rivelazione, passato custodito e presente che interroga.
La superficie ossidata diventa archivio del tempo. La scrittura, intesa come seme originario della memoria, scorre come traccia incisa: ricordi fissati, stratificati, cristallizzati fino a congelarsi nell’oblio. In un’epoca dominata dalla tecnologia e dalla velocità, la lettera — lenta, attesa, fisica — si trasforma in reliquia, quasi in lapide commemorativa di un gesto umano destinato a scomparire.
La lastra metallica si configura così come specchio opaco dell’identità: non riflette nitidamente, ma restituisce un’immagine frammentata, corrosa, difficile da decifrare. È nella ruggine, nelle abrasioni, nelle polveri metalliche che affiorano segni primordiali, archetipi visivi che precedono la scrittura stessa. Sono tracce ancestrali che riaffermano la volontà di riconoscersi, di ricomporre la propria storia interiore.
L’installazione si articola in due elementi distinti e complementari: una lettera chiusa e la sua busta aperta. La lettera, sigillata e attraversata da segni e timbri, conserva il mistero del contenuto, incarnando la dimensione intima e segreta della memoria. È messaggio custodito, trattenuto, forse mai letto. La chiusura diventa atto simbolico di protezione ma anche di distanza, di tempo sospeso.
Accanto ad essa, la busta aperta rivela l’involucro svuotato, l’atto dell’apertura come gesto di rivelazione e, insieme, di perdita. Se la lettera rappresenta il nucleo interiore, la busta è la soglia: ciò che protegge e al tempo stesso espone. L’apertura suggerisce un passaggio — dalla segretezza alla consapevolezza, dal silenzio alla parola, dall’oblio alla memoria ritrovata.
I “fogli” metallici assumono così la forma di lettere materializzate: segnate da pieghe, chiusure simboliche, corde e timbri che evocano spedizioni lontane. Messaggi senza destinatario preciso, inviati all’umanità e, insieme, rimandati al mittente. Ogni elemento diventa frammento narrativo in cui le immagini, generate dalla ruggine e dalla polvere, si aggregano in figure evocative, suggerendo un racconto sospeso tra volontà e realtà.
Il percorso artistico si sviluppa come un’indagine sulla memoria: una ricerca di immagini elementari e originarie, punto di partenza della scrittura e della coscienza, per intraprendere un viaggio fantastico verso le radici dell’identità. La lettera chiusa e la busta aperta non sono soltanto oggetti, ma polarità simboliche: interiorità ed esposizione, silenzio e rivelazione, passato custodito e presente che interroga.











