opera
Vortice Meta’ aprile
| categoria | Digital art |
| soggetto | Astratto |
| tags | abstract art, digital art, emotional abstract, #ContemporaryArt |
| base | 100 cm |
| altezza | 100 cm |
| profondità | 3 cm |
| anno | 2025 |
Vortice – Meta Aprile (Il silenzio della rottura)
Stampa su metallo
100 × 100 cm
2025
Edizione limitata: 10
Questo vortice appartiene alla fase più fragile e destabilizzante dell’amore: la rottura.
È il momento in cui ai litigi seguono i silenzi, quando le parole si esauriscono e ciò che resta non è più conflitto, ma assenza.
La composizione si stringe attorno a due volti che si fronteggiano senza più toccarsi. La distanza è minima, ma invalicabile. Il vortice li avvolge e li separa allo stesso tempo, trasformandosi in una spirale emotiva che comprime lo spazio, il respiro, il suono. Il bianco e nero annulla ogni seduzione cromatica per lasciare spazio a una tensione cruda, essenziale, quasi fisica.
Qui l’amore non è più espansione, ma compressione.
Il movimento circolare non conduce verso l’apertura, bensì verso un centro muto, dove le lacrime non scorrono più all’esterno ma restano intrappolate, come trattenute.
Attraverso il QR code integrato all’opera, l’immagine statica si trasforma in esperienza immersiva. Nel video generativo, realizzato in collaborazione con l’intelligenza artificiale, le lacrime si dissolvono in una assenza di suono. Il rumore si spegne progressivamente, come quando si è sott’acqua o ci si copre le orecchie: tutto appare ovattato, distante, soffocato. Anche il respiro dello spettatore sembra rallentare, fino a generare una sensazione di sospensione e perdita di orientamento.
Il silenzio diventa linguaggio emotivo.
Non è pace, ma vuoto.
Non è calma, ma una forma di apnea interiore.
Questo vortice non racconta la fine come evento, ma come stato prolungato: un tempo dilatato in cui l’assenza pesa più del dolore stesso. Un’esperienza che non chiede empatia immediata, ma invita chi guarda a riconoscere quel momento preciso in cui l’amore smette di fare rumore.
Durante la recente mostra personale dell’artista a Roma, in Via Margutta, quest’opera ha generato una reazione emotiva diretta e non mediata. In due momenti distinti, due persone diverse sono scoppiate a piangere davanti al vortice, senza spiegazioni, senza parole. Un accadimento che conferma come il lavoro agisca oltre il piano visivo, attivando una memoria emotiva condivisa che emerge spontaneamente nello spettatore.
Stampa su metallo
100 × 100 cm
2025
Edizione limitata: 10
Questo vortice appartiene alla fase più fragile e destabilizzante dell’amore: la rottura.
È il momento in cui ai litigi seguono i silenzi, quando le parole si esauriscono e ciò che resta non è più conflitto, ma assenza.
La composizione si stringe attorno a due volti che si fronteggiano senza più toccarsi. La distanza è minima, ma invalicabile. Il vortice li avvolge e li separa allo stesso tempo, trasformandosi in una spirale emotiva che comprime lo spazio, il respiro, il suono. Il bianco e nero annulla ogni seduzione cromatica per lasciare spazio a una tensione cruda, essenziale, quasi fisica.
Qui l’amore non è più espansione, ma compressione.
Il movimento circolare non conduce verso l’apertura, bensì verso un centro muto, dove le lacrime non scorrono più all’esterno ma restano intrappolate, come trattenute.
Attraverso il QR code integrato all’opera, l’immagine statica si trasforma in esperienza immersiva. Nel video generativo, realizzato in collaborazione con l’intelligenza artificiale, le lacrime si dissolvono in una assenza di suono. Il rumore si spegne progressivamente, come quando si è sott’acqua o ci si copre le orecchie: tutto appare ovattato, distante, soffocato. Anche il respiro dello spettatore sembra rallentare, fino a generare una sensazione di sospensione e perdita di orientamento.
Il silenzio diventa linguaggio emotivo.
Non è pace, ma vuoto.
Non è calma, ma una forma di apnea interiore.
Questo vortice non racconta la fine come evento, ma come stato prolungato: un tempo dilatato in cui l’assenza pesa più del dolore stesso. Un’esperienza che non chiede empatia immediata, ma invita chi guarda a riconoscere quel momento preciso in cui l’amore smette di fare rumore.
Durante la recente mostra personale dell’artista a Roma, in Via Margutta, quest’opera ha generato una reazione emotiva diretta e non mediata. In due momenti distinti, due persone diverse sono scoppiate a piangere davanti al vortice, senza spiegazioni, senza parole. Un accadimento che conferma come il lavoro agisca oltre il piano visivo, attivando una memoria emotiva condivisa che emerge spontaneamente nello spettatore.











