opera
Strutture Latenti
| categoria | Scultura |
| soggetto | Figura umana, Animale |
| tags | interiorità, corpo, ibrido |
| base | 30 cm |
| altezza | 36 cm |
| profondità | 43 cm |
| anno | 2026 |
Strutture Latenti 1, 2 e 3
Porcellana, ingobbio, cristallina, poliestere, nylon, peliccia, rami di rosa, vino, make-up, filo di ferro, pelliccia sintetica
Misure da cm h14x26x14c a cm h43x30x36
Anno 2025-2026
Queste sculture nascono da un’anatomia sottratta.
Non rappresentano il corpo, ne trattengono l’eco.
Torace, bacino, colonna vertebrale sono solo punti di partenza, matrici che vengono attraversate, deformate, rese altro. La porcellana, fragile e resistente insieme, diventa osso che ha perso la sua funzione e ne ha acquisita un’altra: non più sostegno, ma rivelazione.
Ogni struttura sembra emergere da una pressione interna. Come se qualcosa, rimasto a lungo in stato di latenza, avesse trovato una fessura per affiorare. Non è un gesto violento, è una lenta insistenza.
Le superfici trattengono tracce: pelliccia, spine, ferro, vino, make-up. Elementi che parlano di attrazione e difesa, di cura e ferita, di desiderio e controllo. Nulla è illustrativo. Tutto è allusivo.
Queste forme non mostrano l’ombra, la contengono.
Non denunciano l’abisso, lo rendono abitabile.
Sono strutture di un interno che non conosciamo del tutto. Fossili di un futuro possibile. Architetture di ciò che in noi resta in sospensione, in attesa di essere riconosciuto.
Porcellana, ingobbio, cristallina, poliestere, nylon, peliccia, rami di rosa, vino, make-up, filo di ferro, pelliccia sintetica
Misure da cm h14x26x14c a cm h43x30x36
Anno 2025-2026
Queste sculture nascono da un’anatomia sottratta.
Non rappresentano il corpo, ne trattengono l’eco.
Torace, bacino, colonna vertebrale sono solo punti di partenza, matrici che vengono attraversate, deformate, rese altro. La porcellana, fragile e resistente insieme, diventa osso che ha perso la sua funzione e ne ha acquisita un’altra: non più sostegno, ma rivelazione.
Ogni struttura sembra emergere da una pressione interna. Come se qualcosa, rimasto a lungo in stato di latenza, avesse trovato una fessura per affiorare. Non è un gesto violento, è una lenta insistenza.
Le superfici trattengono tracce: pelliccia, spine, ferro, vino, make-up. Elementi che parlano di attrazione e difesa, di cura e ferita, di desiderio e controllo. Nulla è illustrativo. Tutto è allusivo.
Queste forme non mostrano l’ombra, la contengono.
Non denunciano l’abisso, lo rendono abitabile.
Sono strutture di un interno che non conosciamo del tutto. Fossili di un futuro possibile. Architetture di ciò che in noi resta in sospensione, in attesa di essere riconosciuto.











