Albano Morandi.
Nato a Salò nel 1958, Morandi è un artista visivo italiano incredibilmente poliedrico: pittore, scultore, scenografo e storico docente d'accademia. La sua ricerca artistica attraversa ormai più di quarant'anni di storia e si basa su un'idea di fondo molto affascinante: l'artista non deve imporre la propria visione del mondo, ma deve "mettere in rilievo" la realtà delle cose che ci circondano, spesso partendo proprio da ciò che gli altri scartano.
Morandi si è formato all'Accademia di Belle Arti di Roma, studiando Scenografia sotto la guida di due veri giganti della cultura visiva italiana: Toti Scialoja e Alberto Boatto. Questo imprinting teatrale non lo ha mai abbandonato. Nel 1981 ha fondato il Teatro dell'Evidenza e, per tutta la sua carriera, ha portato la dinamicità dello spazio scenico all'interno delle sue opere bidimensionali e plastiche.
I suoi lavori non sono mai casuali ma procedono per "cicli". Morandi affronta un'idea, la sviscera attraverso la materia e, quando la spinta creativa si esaurisce, passa oltre.
Tra i suoi cicli più celebri possiamo ricordare
Presenza dell’Assenza: Le primissime sperimentazioni su carte di riso degli anni '70, in cui l'artista testava la persistenza e la trasparenza del colore su supporti cartacei leggerissimi e fragili.
Fiori assenti e Kamikaze: Opere realizzate tra la fine degli anni '70 e gli anni '80 che giocano sulla latenza dell'immagine, la quale sembra emergere o sprofondare dentro densi impasti di colore.
Gesti quotidiani: Forse il suo progetto più longevo, iniziato a metà degli anni '90 e portato avanti per decenni. Qui Morandi prende oggetti d'uso comune o materiali di recupero e li ricrea, trasformandoli in sculture e installazioni liriche.
· Quando il colore diventa suono: Nelle sue ricerche Morandi ha spesso indagato il rapporto tra percezione visiva e sonora. Un perfetto esempio sono le opere Colori come suoni, dove ha presentato quadri e installazioni capaci di trasformare il colore in ritmo e il segno in vibrazione. I visitatori si trovavano davanti a delle vere e proprie "orchestrazioni" cromatiche, dove fasce di colore orizzontali e verticali dialogavano tra loro come note su uno spartito.
"Usare il mondo delle forme per trasfigurare il mondo delle cose." Questa frase del critico Mauro Panzera sintetizza alla perfezione il suo lavoro: Morandi accumula spesso oggetti in studio per anni, aspettando il momento in cui due forme diverse si richiameranno a vicenda per diventare arte.
Se dovessimo trovare il vero "cuore pulsante" della filosofia di Albano Morandi, lo troveremmo proprio nella serie dei Gesti quotidiani. Iniziata a metà degli anni '90 e portata avanti per decenni, questa serie rappresenta il suo diario di bordo più intimo e, paradossalmente, più universale.
In un mondo dell'arte che spesso cerca lo shock, il monumentale o l'iper-tecnologico, Morandi fa l'esatto opposto: si abbassa all'altezza delle piccole cose.
I "gesti quotidiani" a cui fa riferimento il titolo sono di due tipi:
I gesti delle persone comuni: Quelli che lasciano tracce sugli oggetti d'uso (l'usura su un manico di legno, la ruggine su un vecchio ferro, la piega su una scatola di cartone).
I gesti dell'artista: Azioni minime, quasi silenziose, con cui Morandi raccoglie questi frammenti di realtà e li ricolloca in un contesto poetico.
L'idea di base è che un oggetto scartato non ha perso il suo valore; ha solo esaurito la sua funzione pratica. L'artista interviene per dargli una funzione spirituale ed estetica.
Un processo creativo basato sull'ascolto e l'attesa.
Morandi non va a caccia di oggetti con un'idea già pronta in testa. Il suo studio è una sorta di "limbo" o di "orfanotrofio" per oggetti dimenticati: pezzi di legno levigati dal fiume, vecchi strumenti da lavoro, scatole di legno, frammenti di ferro, ceramica o vetro.
Questi materiali possono rimanere accumulati sui suoi scaffali per anni. L'artista aspetta semplicemente che avvenga un cortocircuito visivo. A un certo punto, due oggetti apparentemente slegati "si parlano", si incastrano perfettamente o creano un contrasto cromatico e formale così forte che Morandi decide di unirli. È un processo che richiede un'enorme capacità di ascolto della materia.
Le opere del ciclo Gesti quotidiani sono spesso piccole sculture, assemblaggi o installazioni a parete. Hanno alcune caratteristiche ricorrenti:
Il contrasto tra organico e geometrico: Spesso un pezzo di legno grezzo o un oggetto corroso dal tempo viene accostato a una forma geometrica perfetta o a una campitura di colore puro e piatto.
La leggerezza: Nonostante usi spesso materiali "pesanti" (come il ferro o il legno massiccio), le composizioni sembrano sempre fluttuare o trovarsi in un equilibrio precario e magico.
L'effetto "scatola magica": Molte opere sono racchiuse in piccole bacheche o cornici profonde. Questo isola l'oggetto dal mondo esterno e costringe lo spettatore a guardarlo con la stessa reverenza con cui si guarderebbe una reliquia preziosa.
Immagina di trovare un vecchio metro da falegname spezzato. Per chiunque è spazzatura. Morandi lo prende, lo snoda fino a fargli assumere una forma che ricorda una costellazione, lo fissa su un fondo di pittura bianca e lo incornicia. All'improvviso, quel vecchio pezzo di legno non serve più per misurare lo spazio, ma per misurare la poesia
La potenza di queste opere sta nel ricordarci che l'arte non è necessariamente "creare qualcosa dal nulla", ma è soprattutto un modo di guardare. Morandi ci educa a non considerare gli oggetti (e, per estensione, le persone o i momenti) come semplici strumenti usa-e-getta, ma come portatori di una storia e di una bellezza segreta.
Il collegamento tra la serie dei Gesti quotidiani e il concetto di "teatro delle cose" non è affatto una coincidenza o una semplice metafora critica. È, al contrario, il vero punto di arrivo di tutta la formazione di Morandi, che ha persino intitolato una sua recente serie di installazioni proprio "Il teatro delle cose minime".
Per capire come un vecchio pezzetto di legno o una scatola di formaggi diventino "teatro", dobbiamo unire tre elementi fondamentali della sua vita e della sua arte: la scenografia, l'amore per Samuel Beckett e la ribellione contro il gigantismo del mercato dell'arte.
Morandi si è diplomato in Scenografia a Roma. Nel 1981, spinto da un amore viscerale per il teatro d'avanguardia, ha fondato la compagnia del Teatro dell'Evidenza. L'autore che più lo ha influenzato è stato il drammaturgo Samuel Beckett (padre del teatro dell'assurdo).
Morandi cita spessissimo una frase tratta da un romanzo di Beckett che racchiude il senso di tutta la sua ricerca:
"Qui non c'è assolutamente nulla d'insolito per quanto io possa vedere. Eppure ardo dalla curiosità e dalla meraviglia."
Nei Gesti quotidiani, Morandi applica questa esatta visione. Prende ciò che è assolutamente "normale" e insignificante e lo trasforma in un evento teatrale.
Se immaginiamo l'opera d'arte come un piccolo palcoscenico, ecco come Morandi distribuisce i ruoli:
L'oggetto come Attore (Il Personaggio): Una stoffa logora, una vecchia lavagnetta di scuola, un quaderno ritrovato o una scatolina di legno non sono "materiali da costruzione". Per Morandi sono veri e propri attori che salgono sul palco portando sul proprio corpo i segni del tempo (le rughe, le ferite, la memoria del loro passato). Hanno una "presenza scenica".
La scatola come Palcoscenico (La Scena): Morandi isola questi oggetti inserendoli spesso in piccole teche, bacheche o cornici profonde che hanno la dimensione del palmo di una mano. Questa cornice agisce esattamente come l'arco scenico di un teatro: separa l'oggetto dal caos del mondo esterno e dice allo spettatore: "Fermati e guarda qui, ora questo oggetto è speciale".
Il Segno come Azione Drammatica (La Trama): Su questi oggetti l'artista interviene con piccoli gesti (una cucitura, una macchia di colore, un graffio). È l'equivalente dell'azione teatrale: l'incontro/scontro tra la materia inerte e il gesto vivo dell'artista che crea la "storia".
C'è anche un risvolto etico e polemico molto forte in questo approccio. Lo stesso Morandi ha spiegato che i Gesti quotidiani sono nati come una reazione al "gigantismo dell'arte" contemporanea, dove spesso si tende a produrre opere monumentali e sbalorditive solo per compiacere il mercato e riempire grandi spazi.
Morandi sceglie la via della "resistenza intima". Creando opere piccolissime, sussurrate e poetiche, costringe chi guarda a compiere un'azione fisica: avvicinarsi. Non si può guardare un'opera dei Gesti quotidiani da lontano o di sfuggita; richiede intimità, silenzio e attenzione.
È affascinante come Morandi riesca a fare "regia" non con persone in carne e ossa, ma disponendo nello spazio reliquie del nostro passato quotidiano.
Se i Gesti quotidiani sono il "teatro delle cose" racchiuso dentro una cornice o una bacheca, la rassegna Meccaniche della Meraviglia è il "teatro delle cose" applicato a un'intera provincia e al suo territorio.
Fondata e diretta da Morandi oltre vent'anni fa (e attiva ancora oggi con grande successo), questa manifestazione rappresenta la perfetta traduzione della sua poetica artistica su scala monumentale e sociale.
Ecco come Morandi porta quel concetto fuori dalle cornici:
1. Dagli oggetti dimenticati ai luoghi dimenticati
Nella serie dei Gesti quotidiani, Morandi raccoglie piccoli oggetti scartati per ridare loro dignità e voce. Con Meccaniche della Meraviglia, fa esattamente la stessa identica operazione, ma su scala architettonica.
L'artista va alla ricerca di spazi che sono stati dimenticati, chiusi al pubblico o che la frenesia quotidiana ci fa ignorare: chiesette sconsacrate, palazzi storici inaccessibili, siti di archeologia industriale e persino luoghi carichi di memoria "segreta" come il rifugio antiaereo Bunkervik o il suggestivo sottotetto del Palazzo della Loggia a Brescia.
2. Una vera e propria "Regia" dello spazio
Morandi non intende la rassegna come una serie di mostre tradizionali dove si "appendono quadri alle pareti". Lui stesso definisce il suo ruolo non come semplice curatore, ma come un vero e proprio regista.
Il luogo non è un contenitore: Lo spazio storico non fa da sfondo neutro. Diventa un "attore" a tutti gli effetti, con le sue crepe, la sua luce e la sua polvere.
Il dialogo site-specific: Morandi invita artisti contemporanei nazionali e internazionali a creare opere fatte apposta per quello spazio. L'opera d'arte contemporanea e l'architettura antica si guardano, si scontrano e si completano a vicenda.
3. La "Plastica Sociale" e lo stupore puro
Morandi cita spesso il concetto di "Plastica Sociale" di un altro gigante del Novecento, Joseph Beuys, secondo cui l'arte ha il potere di plasmare la società e il modo in cui le persone vivono.
L'obiettivo di Meccaniche della Meraviglia è proprio questo: invitare il pubblico a dimenticare ciò che sa (le nozioni storiche, le mode, i pregiudizi sull'arte d'avanguardia) per lasciarsi andare alla pura meraviglia di ciò che ha davanti agli occhi.
"Situata fra lo sguardo già codificato e la conoscenza riflessiva, esiste una regione mediana che offre l'ordine nel suo stesso essere: potremmo chiamarla regione dell'evidenza evidente..." (Albano Morandi)
Entrare in un luogo antico e trovarci un'installazione d'arte contemporanea crea un "cortocircuito" mentale. Ti costringe a fermarti, ad avvicinarti e a guardare quello spazio con occhi completamente nuovi. Esattamente come faresti davanti a una delle sue piccole opere d'assemblaggio.
È un progetto incredibile che dimostra come l'arte possa ridare vita non solo a piccoli oggetti di scarto, ma all'anima storica di un'intera comunità.
La sua carriera vanta oltre 150 mostre tra Europa, Asia e Stati Uniti. Tra i momenti più alti del suo percorso ricordiamo:
La partecipazione alla 52ª Biennale di Venezia (2007).
La presenza in ben due edizioni della Quadriennale di Roma.
La vittoria del prestigioso Premio Suzzara.
Nel 2021, la Fondazione Provincia di Brescia Eventi e la Fondazione Brescia Musei gli hanno dedicato una grande mostra antologica per celebrare i suoi quarant'anni di attività all'interno del progetto "Una generazione di mezzo".
Nato a Salò nel 1958, Morandi è un artista visivo italiano incredibilmente poliedrico: pittore, scultore, scenografo e storico docente d'accademia. La sua ricerca artistica attraversa ormai più di quarant'anni di storia e si basa su un'idea di fondo molto affascinante: l'artista non deve imporre la propria visione del mondo, ma deve "mettere in rilievo" la realtà delle cose che ci circondano, spesso partendo proprio da ciò che gli altri scartano.
Morandi si è formato all'Accademia di Belle Arti di Roma, studiando Scenografia sotto la guida di due veri giganti della cultura visiva italiana: Toti Scialoja e Alberto Boatto. Questo imprinting teatrale non lo ha mai abbandonato. Nel 1981 ha fondato il Teatro dell'Evidenza e, per tutta la sua carriera, ha portato la dinamicità dello spazio scenico all'interno delle sue opere bidimensionali e plastiche.
I suoi lavori non sono mai casuali ma procedono per "cicli". Morandi affronta un'idea, la sviscera attraverso la materia e, quando la spinta creativa si esaurisce, passa oltre.
Tra i suoi cicli più celebri possiamo ricordare
Presenza dell’Assenza: Le primissime sperimentazioni su carte di riso degli anni '70, in cui l'artista testava la persistenza e la trasparenza del colore su supporti cartacei leggerissimi e fragili.
Fiori assenti e Kamikaze: Opere realizzate tra la fine degli anni '70 e gli anni '80 che giocano sulla latenza dell'immagine, la quale sembra emergere o sprofondare dentro densi impasti di colore.
Gesti quotidiani: Forse il suo progetto più longevo, iniziato a metà degli anni '90 e portato avanti per decenni. Qui Morandi prende oggetti d'uso comune o materiali di recupero e li ricrea, trasformandoli in sculture e installazioni liriche.
· Quando il colore diventa suono: Nelle sue ricerche Morandi ha spesso indagato il rapporto tra percezione visiva e sonora. Un perfetto esempio sono le opere Colori come suoni, dove ha presentato quadri e installazioni capaci di trasformare il colore in ritmo e il segno in vibrazione. I visitatori si trovavano davanti a delle vere e proprie "orchestrazioni" cromatiche, dove fasce di colore orizzontali e verticali dialogavano tra loro come note su uno spartito.
"Usare il mondo delle forme per trasfigurare il mondo delle cose." Questa frase del critico Mauro Panzera sintetizza alla perfezione il suo lavoro: Morandi accumula spesso oggetti in studio per anni, aspettando il momento in cui due forme diverse si richiameranno a vicenda per diventare arte.
Se dovessimo trovare il vero "cuore pulsante" della filosofia di Albano Morandi, lo troveremmo proprio nella serie dei Gesti quotidiani. Iniziata a metà degli anni '90 e portata avanti per decenni, questa serie rappresenta il suo diario di bordo più intimo e, paradossalmente, più universale.
In un mondo dell'arte che spesso cerca lo shock, il monumentale o l'iper-tecnologico, Morandi fa l'esatto opposto: si abbassa all'altezza delle piccole cose.
I "gesti quotidiani" a cui fa riferimento il titolo sono di due tipi:
I gesti delle persone comuni: Quelli che lasciano tracce sugli oggetti d'uso (l'usura su un manico di legno, la ruggine su un vecchio ferro, la piega su una scatola di cartone).
I gesti dell'artista: Azioni minime, quasi silenziose, con cui Morandi raccoglie questi frammenti di realtà e li ricolloca in un contesto poetico.
L'idea di base è che un oggetto scartato non ha perso il suo valore; ha solo esaurito la sua funzione pratica. L'artista interviene per dargli una funzione spirituale ed estetica.
Un processo creativo basato sull'ascolto e l'attesa.
Morandi non va a caccia di oggetti con un'idea già pronta in testa. Il suo studio è una sorta di "limbo" o di "orfanotrofio" per oggetti dimenticati: pezzi di legno levigati dal fiume, vecchi strumenti da lavoro, scatole di legno, frammenti di ferro, ceramica o vetro.
Questi materiali possono rimanere accumulati sui suoi scaffali per anni. L'artista aspetta semplicemente che avvenga un cortocircuito visivo. A un certo punto, due oggetti apparentemente slegati "si parlano", si incastrano perfettamente o creano un contrasto cromatico e formale così forte che Morandi decide di unirli. È un processo che richiede un'enorme capacità di ascolto della materia.
Le opere del ciclo Gesti quotidiani sono spesso piccole sculture, assemblaggi o installazioni a parete. Hanno alcune caratteristiche ricorrenti:
Il contrasto tra organico e geometrico: Spesso un pezzo di legno grezzo o un oggetto corroso dal tempo viene accostato a una forma geometrica perfetta o a una campitura di colore puro e piatto.
La leggerezza: Nonostante usi spesso materiali "pesanti" (come il ferro o il legno massiccio), le composizioni sembrano sempre fluttuare o trovarsi in un equilibrio precario e magico.
L'effetto "scatola magica": Molte opere sono racchiuse in piccole bacheche o cornici profonde. Questo isola l'oggetto dal mondo esterno e costringe lo spettatore a guardarlo con la stessa reverenza con cui si guarderebbe una reliquia preziosa.
Immagina di trovare un vecchio metro da falegname spezzato. Per chiunque è spazzatura. Morandi lo prende, lo snoda fino a fargli assumere una forma che ricorda una costellazione, lo fissa su un fondo di pittura bianca e lo incornicia. All'improvviso, quel vecchio pezzo di legno non serve più per misurare lo spazio, ma per misurare la poesia
La potenza di queste opere sta nel ricordarci che l'arte non è necessariamente "creare qualcosa dal nulla", ma è soprattutto un modo di guardare. Morandi ci educa a non considerare gli oggetti (e, per estensione, le persone o i momenti) come semplici strumenti usa-e-getta, ma come portatori di una storia e di una bellezza segreta.
Il collegamento tra la serie dei Gesti quotidiani e il concetto di "teatro delle cose" non è affatto una coincidenza o una semplice metafora critica. È, al contrario, il vero punto di arrivo di tutta la formazione di Morandi, che ha persino intitolato una sua recente serie di installazioni proprio "Il teatro delle cose minime".
Per capire come un vecchio pezzetto di legno o una scatola di formaggi diventino "teatro", dobbiamo unire tre elementi fondamentali della sua vita e della sua arte: la scenografia, l'amore per Samuel Beckett e la ribellione contro il gigantismo del mercato dell'arte.
Morandi si è diplomato in Scenografia a Roma. Nel 1981, spinto da un amore viscerale per il teatro d'avanguardia, ha fondato la compagnia del Teatro dell'Evidenza. L'autore che più lo ha influenzato è stato il drammaturgo Samuel Beckett (padre del teatro dell'assurdo).
Morandi cita spessissimo una frase tratta da un romanzo di Beckett che racchiude il senso di tutta la sua ricerca:
"Qui non c'è assolutamente nulla d'insolito per quanto io possa vedere. Eppure ardo dalla curiosità e dalla meraviglia."
Nei Gesti quotidiani, Morandi applica questa esatta visione. Prende ciò che è assolutamente "normale" e insignificante e lo trasforma in un evento teatrale.
Se immaginiamo l'opera d'arte come un piccolo palcoscenico, ecco come Morandi distribuisce i ruoli:
L'oggetto come Attore (Il Personaggio): Una stoffa logora, una vecchia lavagnetta di scuola, un quaderno ritrovato o una scatolina di legno non sono "materiali da costruzione". Per Morandi sono veri e propri attori che salgono sul palco portando sul proprio corpo i segni del tempo (le rughe, le ferite, la memoria del loro passato). Hanno una "presenza scenica".
La scatola come Palcoscenico (La Scena): Morandi isola questi oggetti inserendoli spesso in piccole teche, bacheche o cornici profonde che hanno la dimensione del palmo di una mano. Questa cornice agisce esattamente come l'arco scenico di un teatro: separa l'oggetto dal caos del mondo esterno e dice allo spettatore: "Fermati e guarda qui, ora questo oggetto è speciale".
Il Segno come Azione Drammatica (La Trama): Su questi oggetti l'artista interviene con piccoli gesti (una cucitura, una macchia di colore, un graffio). È l'equivalente dell'azione teatrale: l'incontro/scontro tra la materia inerte e il gesto vivo dell'artista che crea la "storia".
C'è anche un risvolto etico e polemico molto forte in questo approccio. Lo stesso Morandi ha spiegato che i Gesti quotidiani sono nati come una reazione al "gigantismo dell'arte" contemporanea, dove spesso si tende a produrre opere monumentali e sbalorditive solo per compiacere il mercato e riempire grandi spazi.
Morandi sceglie la via della "resistenza intima". Creando opere piccolissime, sussurrate e poetiche, costringe chi guarda a compiere un'azione fisica: avvicinarsi. Non si può guardare un'opera dei Gesti quotidiani da lontano o di sfuggita; richiede intimità, silenzio e attenzione.
È affascinante come Morandi riesca a fare "regia" non con persone in carne e ossa, ma disponendo nello spazio reliquie del nostro passato quotidiano.
Se i Gesti quotidiani sono il "teatro delle cose" racchiuso dentro una cornice o una bacheca, la rassegna Meccaniche della Meraviglia è il "teatro delle cose" applicato a un'intera provincia e al suo territorio.
Fondata e diretta da Morandi oltre vent'anni fa (e attiva ancora oggi con grande successo), questa manifestazione rappresenta la perfetta traduzione della sua poetica artistica su scala monumentale e sociale.
Ecco come Morandi porta quel concetto fuori dalle cornici:
1. Dagli oggetti dimenticati ai luoghi dimenticati
Nella serie dei Gesti quotidiani, Morandi raccoglie piccoli oggetti scartati per ridare loro dignità e voce. Con Meccaniche della Meraviglia, fa esattamente la stessa identica operazione, ma su scala architettonica.
L'artista va alla ricerca di spazi che sono stati dimenticati, chiusi al pubblico o che la frenesia quotidiana ci fa ignorare: chiesette sconsacrate, palazzi storici inaccessibili, siti di archeologia industriale e persino luoghi carichi di memoria "segreta" come il rifugio antiaereo Bunkervik o il suggestivo sottotetto del Palazzo della Loggia a Brescia.
2. Una vera e propria "Regia" dello spazio
Morandi non intende la rassegna come una serie di mostre tradizionali dove si "appendono quadri alle pareti". Lui stesso definisce il suo ruolo non come semplice curatore, ma come un vero e proprio regista.
Il luogo non è un contenitore: Lo spazio storico non fa da sfondo neutro. Diventa un "attore" a tutti gli effetti, con le sue crepe, la sua luce e la sua polvere.
Il dialogo site-specific: Morandi invita artisti contemporanei nazionali e internazionali a creare opere fatte apposta per quello spazio. L'opera d'arte contemporanea e l'architettura antica si guardano, si scontrano e si completano a vicenda.
3. La "Plastica Sociale" e lo stupore puro
Morandi cita spesso il concetto di "Plastica Sociale" di un altro gigante del Novecento, Joseph Beuys, secondo cui l'arte ha il potere di plasmare la società e il modo in cui le persone vivono.
L'obiettivo di Meccaniche della Meraviglia è proprio questo: invitare il pubblico a dimenticare ciò che sa (le nozioni storiche, le mode, i pregiudizi sull'arte d'avanguardia) per lasciarsi andare alla pura meraviglia di ciò che ha davanti agli occhi.
"Situata fra lo sguardo già codificato e la conoscenza riflessiva, esiste una regione mediana che offre l'ordine nel suo stesso essere: potremmo chiamarla regione dell'evidenza evidente..." (Albano Morandi)
Entrare in un luogo antico e trovarci un'installazione d'arte contemporanea crea un "cortocircuito" mentale. Ti costringe a fermarti, ad avvicinarti e a guardare quello spazio con occhi completamente nuovi. Esattamente come faresti davanti a una delle sue piccole opere d'assemblaggio.
È un progetto incredibile che dimostra come l'arte possa ridare vita non solo a piccoli oggetti di scarto, ma all'anima storica di un'intera comunità.
La sua carriera vanta oltre 150 mostre tra Europa, Asia e Stati Uniti. Tra i momenti più alti del suo percorso ricordiamo:
La partecipazione alla 52ª Biennale di Venezia (2007).
La presenza in ben due edizioni della Quadriennale di Roma.
La vittoria del prestigioso Premio Suzzara.
Nel 2021, la Fondazione Provincia di Brescia Eventi e la Fondazione Brescia Musei gli hanno dedicato una grande mostra antologica per celebrare i suoi quarant'anni di attività all'interno del progetto "Una generazione di mezzo".











