Alessio Cardenia

Artista
Milano
Foto del profilo di Alessio Cardenia
“L’arte è morta”, una frase che risuona oramai da anni. La mia risposta è «non è morta, si è semplicemente appisolata». Aspettiamo si risvegli.
Durante il secolo scorso abbiamo assistito a molteplici movimenti, tecniche, nuovi metodi espositivi con inserzioni di concetti ovunque. In questo modo l’arte da un lato si è elevata mediante meccanismi psichici e riflessivi, dall’altro però, si è allontanata da chi la fa vivere: la società. Un’opera vive se è apprezzata, commentata, riconosciuta, anche giudicata se necessario, altrimenti si rischia di trasformare musei e gallerie in miseri magazzini.
I miei lavori non vogliono avere un concetto dietro ma essere chiari, diretti, vogliono comunicare e dialogare con i fruitori, vogliono porre domande senza dare risposta, a volte anche far ridere, perché no?
Non ho una tecnica precisa, cambio materiali e supporti in base a quello che voglio comunicare, e dove voglio comunicare, in piazza, in Accademia. Non sono gli altri a venire in studio per vedere i miei lavori ma sono io che porto i miei lavori in strada per camuffare la finzione artistica (come nel caso di Clochard #1).
Mi piace osservare la società, le varie realtà che si mescolano, come quella reale e virtuale, vero e finto, giocarci, scherzarci.
Valéry diceva: «gli stupidi credono che scherzare non significhi essere seri». La società ha bisogno di divertimento e il mondo artistico glielo può dare, anche attraverso il divertimento può scaturire la sensibilità. È quello che l’arte fa da secoli: rendere sensibile. Alla fine, attraverso la sensibilità, sarà l’arte a risvegliare la società o la società a risvegliare l’arte?
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