Daniele de Lorenzo

Artista
Assisi
Foto del profilo di Daniele de Lorenzo

Ta!

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La ricerca artistica di Daniele de Lorenzo nasce dall’eredità dell’Arte Programmata che si interrogava sugli aspetti metodologici del processo artistico. Egli dà all’arte oggi la funzione di strumento di disciplina interiore e conoscenza di sé. Attraverso un volontario assoggettarsi a limiti e regole operative, mostra come questa apparente privazione sia in realtà conoscenza e infinita libertà.
Nasce a Monza nel 1973, dove si diploma all’Istituto d’Arte. Fin dalla tenera età si dedica da autodidatta al disegno, appena quindicenne è un virtuoso e apprezzato ritrattista.
Durante gli studi artistici incontra Glauco Di Sacco, artista e professore, e si appassiona alla xerografia e al “periodo combinatorio” di Italo Calvino. Abbandona le matite e la copia dal vero per dedicarsi ad una ricerca artistica che ufficializza nel 1992; assecondando la sua naturale urgenza teorica inizia ad appuntare in un quaderno idee e riflessioni sulla costruzione del suo personale metodo di lavoro, che, a distanza di 28 anni, pubblica nella forma di un Artist’s Book stampato in 108 copie.
Crea il mio primo campionario di colori che successivamente estese anche ai numeri, combinandone e permutandone tra loro 11 tipologie, producendo così migliaia di associazioni. Al lavoro di programmazione della creatività integrava il suo opposto, quello sulla casualità. «Attraverso l’astrazione di una combinazione numerica risalgo a dei termini (dal vocabolario) che saranno le mie immagini, i quali, non interessandomi cosa siano in realtà, mi sono utili per il modo in cui questi oggetti mi si danno al mio disinteressato sguardo».
Nel 1996 viene selezionato per la mostra collettiva del 1° Premio Trevi Flash Art Museum presso Palazzo Lucarini a Trevi. Nel 1999 realizza la sua prima personale, occasione in cui pubblica il libro “In una risata” per la Edizione PulcinoElefante.
Nell’arco di 9 anni, tra il 1992 e il 2001, produce 134 opere, prevalentemente xerografie in un’insolita commistione tra prodotto tecnologico e pittorico. Questo capitolo del percorso artistico di de Lorenzo si conclude con un'azione risolutiva, spinta dall'insoddisfazione prodotta dalla mancata risposta ai suoi quesiti più profondi. Distrugge la maggior parte delle opere create in quegli anni e il 6 settembre del 2001 decreta finito il proprio diario sospendendo la propria ricerca artistica.
Consapevole che l’accumulo teorico e accademico della conoscenza non gli era più utile per comprendere e gestire in modo pratico il proprio flusso di attenzione, dedica i successivi 13 anni ad altri studi pragmatici e scevri da ogni dogma e ideologia, come le pratiche meditative di ascolto del proprio respiro, che diverranno elementi centrali nella ricerca degli anni a seguire.
Nel 2014 decide di riprendere l'attività artistica coniugando le tecniche di auto osservazione acquisite, con il proprio metodo artistico, fondendo le due esplorazioni in una sola.
Con l’ausilio di un software a calcolo algoritmico dà forma ai codici numerici, i pattern creati diventano video che, successivamente, trasposti sulla tela diventano luogo di intervento gestuale sul colore ancora fresco, creando esiti imprevedibili.
Ha esposto a Kranji in Slovenia e in diverse città italiane tra cui Milano, Roma, Verona, Assisi, e Treviso. Nel 2019 presenta la propria indagine sulla relazione tra arte e neuroscienza, sottoponendosi in prima persona a degli esperimenti che diventano installazioni nella mostra collettiva Codex e nella personale alla Conferenza annuale “21 Minuti”  F.A.S.E. (Filosofia, Arte, Scienza, Economia).
PROGETTO TA!
Ta! è un’espressione inglese, poco usata, per dire ‘thank you’, come in generale ritengo sia poco sentito e manifestato il senso autentico della gratitudine.
Con l’utilizzo di 729 pixel e 6 colori realizzo 12 ritratti, riconfigurando sempre in modo diverso gli stessi identici elementi su una superficie quadrata. Il tredicesimo ritratto, un’installazione video, è il processo di mutamento in continuo divenire che rende manifesti i percorsi che portano di volta in volta alle 12 configurazioni.
Ringrazio quelle 12 persone che, dal 1992 a oggi, sono state determinanti, come fonte di ispirazione e studio, per la creazione del mio personale metodo di lavoro.
Glauco Di Sacco (combinazione dei colori), Italo Calvino (Lezioni americane), Lucio Battisti (Don Giovanni, L’apparenza, La sposa occidentale, C.S.A.R., Hegel), Raimondo Boggia (Il tempo dell’incertezza), Franco Battiato (Campi magnetici, Ferro Battuto), Paul Feyerabend (Contro il metodo), Edgar Morin (Il metodo: ordine disordine organizzazione), Fritjof Capra (Il Tao della fisica), Patrizio Paoletti (le Idee), Brian Eno (Ambient 4, Apollo: Atmospheres and Soundtracks), Gerhard Richter (le opere astratte), Tim Hecker (Haunt Me, Haunt Me Do It Again).
Dipingo la “stessa cosa” per dodici volte, la ripetizione la vivo come una pratica di auto disciplina, in cui l’idea di creatività e possibilità si collegano all’idea di limite e al suo superamento.
Il mio tentativo, e forse rimarrà tale, è di mettere l’uomo al centro di un auspicato ritorno ad un nuovo, oggi più che mai necessario, umanesimo. Noi siamo l’unica possibile soluzione al problema che noi stessi produciamo, incarniamo, manifestiamo.
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