Fabrice Bernasconi Borzì

È Fabrice Bernasconi Borzì il vincitore della sesta edizione dell’exibart prize EP6.

Seguono Jacopo Dimastrogiovanni e Stefano Cescon.
Ecco la lista dei primi 10 classificati

Dopo diversi anni di permanenza costante nelle prime 10 posizioni del premio, Borzì conquista la parte più alta del podio.
Con questa vittoria il premio promosso da exibart conferma il valore del percorso come elemento imprescindibile di giudizio.

1. Fabrice Bernasconi Borzì

2. Jacopo Dimastrogiovanni
3. Stefano Cescon
4. Luciano Sozio
5. Giuseppe Marinelli
6. Paola Cenati
7. Rafa
8. Plurale
9. Xinhan Yú
10. Samuel Di Blasi

Fabrice Bernasconi Borzì

Fabrice Bernasconi Borzì

Fabrice Bernasconi Borzì è un artista italo-svizzero, nato a Ginevra nel 1989. Dal 2018 vive e lavora tra Catania e Roma.
Questo trasferimento per l’artista è una sorta di viaggio a ritroso, inverso rispetto a quello compiuto da tanti altri suoi coetanei: nel passaggio dal Nord al Sud dell’Europa tenta di ritrovare un’alterità culturale, peculiare dei luoghi d’origine, funzionale al suo lavoro d’artista. Questo dualismo nazionale ed esistenziale, questa doppia cittadinanza, con la contraddizione che ne consegue, si pone alla base dell’equilibrato conflitto tra forze che la sua opera intende esprimere.
Gli elementi formali adoperati il più delle volte sono semplici, minimali o depotenziati, quasi a sovvertire il ‘consueto’ con l’uso di un linguaggio paradossale e a tratti provocatorio, di matrice dadaista, che non disdegna citazionismo e recupero. L’intento è chiaro, poiché sviluppa una serie di domande sul senso stesso del ‘fare’, dei suoi impliciti presupposti concettuali, nonché su come tutto questo venga interpretato entro l’attuale sistema dell’arte. Da questi presupposti muove una riflessione sugli esseri umani e sulla loro alienazione dall’esistenza, in una dicotomia che raccoglie politicamente la tradizione del conflitto tra forze produttive e sociali, contro i poteri egemonici e capitalistici.
La sua sembra essere una specie di filosofia dell’idiozia, la cui struttura linguistica -spesso forme precarie e assemblaggi estemporanei- è il risultato di una ossimorica ‘disciplina del provvisorio’ che a tratti ricorda un certo intento intellettuale da détournement situazionista visto dalla prospettiva processuale di un comportamentismo rigoroso e metodico. Contraddizione in termini che lo porta a lavorare, con ostinata disciplina, a concetti complessi come perdita, precarietà e resilienza, nascosti sotto lo stratagemma espressivo di una malcelata ironia. A queste condizioni, nichilismo e storia, disfattismo e teleologia sono un tutt’uno, ponendo in essere una forma di resistenza attiva e catalizzante. Questa è congiunzione di filosofia e rivolta, di credo, di sovversione e appartenenza. Politica e poesia nel gesto crudo dello stare in equilibrio nonostante l’evidenza dei fatti.
Fabrice Bernasconi Borzì si considera una “spugna e un ladro di idee, ma che lavora sodo per essere, veramente, quello che è”.

Jacopo Dimastrogiovanni

Jacopo Dimastrogiovanni

Attraverso la pittura intendo sviluppare una riflessione sull’Uomo, al fine di indagare le ragioni e gli effetti delle inquietudini che lo caratterizzano e ne travagliano la natura stessa.

Ho collaborato con gallerie in Italia e all’estero, tra le quali Mondoromulo Arte Contemporanea (Castelvenere – BN), Zaion Gallery (Biella), ISOLO17 (Verona), D.Gallery e CRAG (Torino), Galleria Pugliese Arte (Firenze), Galleria Il Castello (Trento), Anywhere Art Company (Napoli), Molesworth Gallery (Dublino, Irlanda).
Dopo l’esperienza alla 54° Biennale di Venezia (Padiglione Italia, Torino), nel 2013 sono stato invitato ad esporre al MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, nell’ambito della mostra In risonanza. Istantanee di creatività nel cervello, a cura di Francesca Bacci e Gabriele Lorenzoni. Nel 2015 ho presentato il mio lavoro al St James Cavalier Centre di La Valletta (Malta) in occasione del progetto Afterselfie – beyond masks, a cura di Carolina Bortolotti. Nel 2019 ho vinto il Premio Residenza all’Artkeys Prize, grazie al quale l’anno successivo ho realizzato una personale nel Castello Angioino – Aragonese di Agropoli (SA). Nel 2022 sono stato selezionato tra i finalisti dell’Arte Laguna Prize 21-22, esponendo l’anno successivo in Arsenale a Venezia. Nel 2024 e nel 2025 sono stato inserito tra i finalisti dell’Exibart Prize.

A partire dal 2014 sono docente di pittura e disegno a Trento, città nella quale vivo e lavoro.

Stefano Cescon

Stefano Cescon

La ricerca artistica mi ha portato a riflettere sul ruolo della natura e del tempo: dalla materia simbolo di questa pratica (una miscela di cere purissime) alla scelta dei pigmenti naturali, terre o minerali.
Questo aspetto fa si che l’intero lavoro sia ricettivo e assorba i “sismi” che provengono da condizioni esterne durante l’esecuzione, quali il luogo e l’ambiente in cui opero.
Questa azione meta-pittorica si trasforma allora in una personale reinterpretazione di queste suggestioni assumendo i connotati tipici di un rito quotidiano, una deposizione di pensieri che si sovrappongono in un tempo sospeso.
Quello che m’interessa esprimere è un delicato equilibrio tra poetica e materiale, questo si fa portavoce di una storia sedimentata nel corso del tempo: come le pagine di un grande libro che recano al loro interno sia l’orogenesi di un rilievo montuoso sia una memoria pittorica costitutiva della nostra identità.
Il risultato è un quadro fatto di sfumature di colore, elemento che già nella sua definizione è di difficile comunicabilità. Come nella musica, quando cerchiamo di definirlo ci scontriamo con i limiti del nostro linguaggio perché il colore in natura è una transizione, è fondamentalmente accostabile al tempo non agendo nel qui e ora.
Questo “fluire” della mia pratica, come un ritmo suggerito dalle maree del materiale, è tale che ogni opera sia­­­ sequenziale all’altra: si evidenzia in questo modo una narrazione organica (sia metaforicamente che nei fatti) in cui ogni lavoro rappresenta idealmente una cellula di un sistema più vasto e potenzialmente infinito.
Le regole di differenza e ripetizione proprie della natura sono comuni e alla base della mia ricerca: è interessante notare come un processo basato su queste semplici norme produca un “organismo” complesso dato dalla varietà di sfumature causato dalla replica di uno schema.
Ogni esperienza porta con sé i frutti della precedente seguendo così una scala infinita.

Luciano Sozio

Luciano Sozio

La pratica artistica di Luciano Sozio si radica in una progettazione minuziosa e accurata. Ogni sua opera nasce infatti da un processo di ricerca che parte da un attento studio dei materiali e dalla lavorazione dei pigmenti utilizzati. Un processo calibrato e preciso, attraverso cui l’artista esplora il senso di precarietà che accompagna l’intera esistenza e il mistero che la circonda. Il medium pittorico diventa così un linguaggio poetico, che si fa spazio tra le dimensioni dei suoi lavori, sospeso tra il silenzio rassicurante e l’inquietante attesa. Dai suoi soggetti emergono tracce del nostro presente, immerse in una pausa a mezz’aria, carica di tensione, che congela un momento in cui sembra che qualcosa stia per accadere: un evento che, nell’intermezzo di quell’istante, minaccia di spezzare la simmetria dei fenomeni. In ogni sua opera, la bellezza prende respiro, affiorando attraverso la fragilità intrinseca di tutto ciò che esiste, sospeso tra la tangibilità della materia e l’evanescenza di dimensioni altre.

Giuseppe Marinelli

Giuseppe Marinelli

Giuseppe Marinelli (Castellana Grotte, 1990) conclude il suo percorso di studi nel 2019 dopo aver frequentato il corso di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Bari.
Durante la sua formazione concentra la sua ricerca artistica sulle tecniche della pittura tradizionale approfondendo le tematiche che da secoli hanno sensibilizzato generazioni di artisti, come nature morte, figura umana e paesaggio, ponendo particolare attenzione al dato compositivo.
Oltre alla pittura, Giuseppe Marinelli ha operato anche attraverso linguaggi sperimentali che vedono protagonista la materia organica come mezzo espressivo.
Attualmente vive e lavora tra Veneto, Trentino e Puglia, territori che stimolano la sua arte perché gli consentono di essere a contatto con la natura che diviene il tema centrale delle sue opere in diversi cicli di lavoro.
Il regno animale ha parecchia importanza per l’artista che lo ha portato anche a sperimentare attraverso la scultura, infatti, partendo da un cranio di un animale ne completa l’anatomia con un filo di acciaio intrecciato a mano come se fosse il segno continuo di una matita che lascia la sua traccia su di un foglio.
Dal 2013 partecipa a numerosi progetti espositivi organizzati in spazi pubblici e privati, tra Bari, Roma, Torino, Venezia e anche all’estero.
La sua prima mostra personale, intitolata “LA PELLE NOMADFE DELLA PITTURA”, si tiene a Bari nel 2018 presso la galleria “VERNICE ARTE”.
Espone a Paratissima 2023 con la mostra “ECDISI – le infinite mute dell’animo ” presso la Cavallerizza reale a Torino e premiato nella stessa occasione per il CONTEMPORARY VISION PRIZE che lo porta ancora una volta tra i protagonisti dell’art week torinese nel 2024, questa volta per il progetto “TUNE IN” all’interno delle Palazzine di Corso Mortara.
Nella sua ultima mostra personale intitolata “INTERSTIZI ENTRIOPICI”, svoltasi a Palazzo Cozzolongo a Turi (BA), indaga sul tema del disordine presentando composizioni caotiche tra vari disegni a china e dipinti.

Paola Cenati

Paola Cenati

La sua pratica riflette sulla relazione con il luogo e con l’oggetto che ne prende parte. Elementi ritrovati e raccolti possiedono determinate caratteristiche intrinseche ad essi diventando fonte di ricerca per il suo percorso artistico. Il lavoro di Paola parte dalla necessità di ribaltare la propria visione del luogo in relazione al mondo circostante prendendo elementi che abitano il paesaggio e lavorando su aspetti propri ed opposti ad essi. Il legame diretto con il luogo diventa capace di innescare una dimensione esistenziale ed un processo di trasformazione utile ad una comprensione altra e immaginifica dello stesso attraverso l’utilizzo di elementi installativi. Nel lavoro di Paola il ritorno all’utilizzo di tecniche tradizionali porta ad una migliore comprensione della realtà e delle radici da cui proviene. La sua ricerca si focalizza nel trovare l’invisibile nel visibile creando uno sguardo che si costruisce entrando in relazione con il paesaggio. Il lavoro complessivo si pone come riflessione sul luogo e sullo stato mentale riportato nell’opera d’arte scultorea ed installativa spesso evocatrice di caratteristiche di abbandono.

Rafa

Rafa

La pratica di Rafael Triana indaga la costruzione simbolica e materiale del territorio come sistema plasmato da processi di organizzazione, controllo ed esperienza collettiva. Attraverso installazioni e opere basate sull’oggetto, l’artista esamina il modo in cui le strutture spaziali vengono interiorizzate e riprodotte, spesso prima ancora di essere consapevolmente abitate.
Lavorando con materiali di uso quotidiano e forme modulari, la sua ricerca si sviluppa attraverso strategie di accumulo, ripetizione e dislocazione, facendo emergere la tensione tra ordine e instabilità. Ciò che appare fisso si rivela invece provvisorio, aperto alla trasformazione.
Più che una critica diretta, il suo lavoro propone un confronto riflessivo con i meccanismi che organizzano la vita collettiva, invitando a riconsiderare le strutture che modellano la percezione, il movimento e il senso di appartenenza.

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Plurale

plurale è un concetto. Nasce nel 2020 e si presenta come collettivo artistico osmotico, i cui attivatori di base sono Leo Sophia (Verona, 1997) e Chiara Ventura (Verona, 1997). Nel 2022 pubblica il Manifesto Gesto empatico, una dichiarazione poetica che afferma il suo esserci-nel-mondo, dove si sostiene l’azione empatica come l’unico mezzo oggi praticabile per restituire agli esseri e alle cose pari diritti e dignità. Partendo dall’osservazione di sessualità e piacere come spazi politici, crea immaginari e rituali volti a sgretolare una visione eteronormativa del corpo e a decolonizzare il desiderio. Riflette circa i codici estetici e linguistici legati alle ultime generazioni e studia, in particolare, il fenomeno trap italiano, analizzando le attuali problematiche socioculturali. plurale manifesta intuizioni e istanti di chiarezza attraverso gesti performativi, installazioni, video, musica e progetti editoriali, in una pratica quotidiana di confronto col mondo. plurale è co-autore del libro SNITCH. Dentro la trap (Psicografici Editore, Roma) e ha pubblicato tre EP, SINTETICO. Musica di plastica per il futuro che è giàKRÓNOS, co-prodotto insieme a TAI – Tuscan Art Industry (Prato) e Gesto 7. Ha esposto, realizzato performance e interventi presso Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” CAI (Torino), Tirana International Video Art Festival (Tirana), Galerie Utopia / 4lthangrund Cultural Center (Vienna), Mart – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (Rovereto), Viafarini (Milano), Galleria ME Vannucci (Pistoia), Adiacenze (Bologna), Roma Smistamento (Roma), Teatro 1 – La Pelanda, Mattatoio (Roma), tra gli altri. Inoltre, ha collaborato con diverse realtà extra-artistiche come il Centro Veneto di Psicoanalisi, la Comunità educativa Eldoardo&Esmeraldo di Verona, il Centro di Prima Accoglienza (CPA) dell’IPM di Bologna e l’Ernst Kirchweger-Haus (EKH) a Vienna.

Xinhan Yú

Xinhan Yú

Xinhan Yú ha conseguito il Master in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 2022. Attualmente vive e lavora a Bologna.
Yú lavora con il video, l’installazione, la scultura e i media basati sull’immagine. La sua pratica indaga le strutture di potere e la violenza istituzionale, considerando la violenza non come un evento isolato, ma come una logica sistemica incorporata. Attraverso meccanismi tecnologici, simbolici e routinari, le sue opere analizzano il modo in cui il potere plasma la soggettività, la memoria e il comportamento. Texture ruvide, umorismo e forme espressive incisive ricorrono nella sua ricerca, insieme a immagini dell’infanzia, autorità pubbliche, cultura di internet e sistemi propri dei videogiochi.
La sua ricerca prende avvio dalle forme visive quotidiane attraverso cui i sistemi di autorità diventano familiari: uniformi, giocattoli, oggetti legati alla polizia, simboli pubblici, meccaniche di gioco, spazi dell’infanzia, immagini familiari e materiali digitali a bassa risoluzione. Queste forme appaiono spesso innocue, funzionali o ludiche. Nel lavoro di Yú, tuttavia, diventano elementi instabili, portatori di disciplina, memoria e controllo.
Invece di trattare la violenza come una frattura visibile, Yú la considera una condizione che può essere incorporata nella routine, nel linguaggio, nell’intrattenimento e nella circolazione delle immagini. Un giocattolo può assumere il ruolo di un dispositivo di sorveglianza. Una meccanica di gioco può trasformarsi in un modello di obbedienza. Il corpo di un bambino può rivelare i primi processi di addestramento all’autorità. Un’immagine censurata o politicamente connotata può riemergere indirettamente come forma, colore, oggetto o gesto.

Samuel Di Blasi

Samuel Di Blasi

Samuel Di Blasi è un artista italiano nato nel 1975 ad Alba.
Si è formato presso la scuola di Scultura di Riccardo Cordero all’Accademia di Belle Arti di Torino e a Londra nel 1999 ha perfezionato il suo linguaggio artistico nello studio dello scultore giapponese Noriaki Maeda.
Nel 2015 ha realizzato “Lo Scalatore di Nuvole” una mostra personale presso il Museo Nazionale della Montagna di Torino;
ha vinto nel 2016 il Premio Nazionale d’Arte “Ora” e nel 2018 ha realizzato “Sognando Sogni”, mostra personale presso ADD-Art Gallery di Spoleto.
Nel 2021 a Parigi la Galerie Géraldine Banier ha esposto alcune sue opere ispirate al legame che intercorre tra uomo e natura durante l’esibizione “For a better world”.
Nel 2022 a Roma presso il Foro Italico ha presentato l’opera monumentale “Uomo Onda” in occasione della 53° Edizione dei Campionati Europei di Nuoto.
Nel 2023 Di Blasi ha realizzato “La Nocciola” una scultura permanente realizzata in acciaio e situata a Grinzane Cavour presso il Belvedere di Pepè.
Sempre lo stesso anno realizza l’opera “Marsabit” una fusione in alluminio collocata in permanente presso il Giardino Tablino di Alba (Cn).
Nel 2024 ha ideato e diretto il film d’arte “Uomo Onda by Samuel Di Blasi” finalista al Golden Short Film Festival di Avezzano, all’Emerging Lens Cultural Film Festival di Dartmouth in Canada, e al Serbest international film festival in Moldavia.
All’esterno del muro storico del Comune di Piscina (To) ha presentato la prima di una nuova serie di opere permanenti site-specific intitolate “Mitosi” che nel 2025 compariranno anche alla Tammerkosken lukio school di Tampere in Finlandia.
il 26 Novembre 2024 ad Alba ha svelato la sua ultima opera intitolata “Porta di Luce” una fusione artistica permanente in alluminio di 51 metri di estensione lineare
Vive e lavora tra Alba, Pietrasanta e Pechino.

exibart prize EP6
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