Fragments
Conceptual Works
Mainly sculpture and modeling
These works look to an absent society.
In a silent room, the sculptures emerge like traces of a civilization that no longer exists. They don't tell a complete story: they offer fragments, presences suspended between appearance and fading. The bodies are carefully modeled, yet appear incomplete, as if time had stolen something essential. The surfaces bear marks, erosions, and cracks that recall the slow action of memory and oblivion.
Each figure holds a human echo: a barely visible shoulder, the profile of a face that seems to vanish into the material, a gesture frozen in a moment that no longer belongs to the present. It is as if the sculpture were trying to retain the essence of the body, but at the same time accepting its inevitable disappearance. The material thus becomes witness to a passage, to a presence that has withdrawn, leaving only its breath in the form.
In this space, the void has the same weight as the material. Absence is not simply a missing thing, but a silent force that dialogues with what remains. The figures seem inhabited by memories we can no longer decipher: gestures of a lost civilization, forgotten rituals, identities dispersed by time.
The viewer then finds himself before a threshold: he observes bodies that are simultaneously presence and ghost. The sculptures represent not only the human form, but the fragile balance between memory and dissolution. Within the folds of the material, an absent civilization is perceived, evoked like a shadow that passes through time, surviving only in the marks left in space.
Mainly sculpture and modeling
These works look to an absent society.
In a silent room, the sculptures emerge like traces of a civilization that no longer exists. They don't tell a complete story: they offer fragments, presences suspended between appearance and fading. The bodies are carefully modeled, yet appear incomplete, as if time had stolen something essential. The surfaces bear marks, erosions, and cracks that recall the slow action of memory and oblivion.
Each figure holds a human echo: a barely visible shoulder, the profile of a face that seems to vanish into the material, a gesture frozen in a moment that no longer belongs to the present. It is as if the sculpture were trying to retain the essence of the body, but at the same time accepting its inevitable disappearance. The material thus becomes witness to a passage, to a presence that has withdrawn, leaving only its breath in the form.
In this space, the void has the same weight as the material. Absence is not simply a missing thing, but a silent force that dialogues with what remains. The figures seem inhabited by memories we can no longer decipher: gestures of a lost civilization, forgotten rituals, identities dispersed by time.
The viewer then finds himself before a threshold: he observes bodies that are simultaneously presence and ghost. The sculptures represent not only the human form, but the fragile balance between memory and dissolution. Within the folds of the material, an absent civilization is perceived, evoked like a shadow that passes through time, surviving only in the marks left in space.
Elisabetta Accoto: L'Estetica dell'Assenza e la Materia Memoria
Elisabetta Accoto è un'artista visiva, art director e docente la cui indagine concettuale si muove lungo il sottile confine che separa la materia dall' essenza . La sua ricerca, avviata nel 2000 con il diploma in Decorazione presso l'Accademia di Belle Arti di Lecce, trova il suo nucleo originario nella riflessione sul "segreto delle cose". Ispirandosi alla poetica dell'assenza di Domenico Gnoli, Accoto trasforma l'oggetto in un pretesto per esplorare ciò che non è visibile, ma profondamente presente.
Tra Sperimentazione e Impegno Civile
Il percorso dell'artista si distingue per una profonda consapevolezza dei materiali. Dalle prime incisioni della serie Mondo Sorriso — dove polveri e scarti industriali su lastre metalliche diventano messaggi universali privi di destinatario — fino alle recenti sperimentazioni sulla "materia invisibile" , Accoto esplora il potenziale semantico del rifiuto.
Nelle sue ultime produzioni, l'artista opera una sorta di alchimia contemporanea:
Micropitture: Realizzate con microplastiche e scarti organici, frammenti di un'antropizzazione invasiva.
Transmedialità: Il passaggio alla digitalizzazione trasforma lo scarto in sorgenti luminose, microcosmi visivi che invitano a una riflessione critica sul consumo e sulla sostenibilità.
Una Vocazione Multidisciplinare
La sua figura professionale si articola in una rara sintesi tra creazione, didattica e gestione culturale. Dal 2008 è docente di ruolo per il Ministero dell'Istruzione e del Merito, un ruolo che nutre e si nutre della sua attività di ricerca. La sua formazione specialistica — che spazia dal management dello spettacolo alla tutela del patrimonio — converge dal 2019 nella direzione di SpazioGem a Roma. Questo studio d'arte e associazione culturale rappresenta oggi un polo nevralgico per la promozione delle arti visive, dei workshop e della progettualità curatoriale.
Presenza nel Sistema dell'Arte e Riconoscimenti
Attiva dal 2014 nel movimento del Presenteismo , Elisabetta Accoto ha consolidato la propria posizione nel panorama nazionale e internazionale partecipando a prestigiosi premi e rassegne. La sua traiettoria espositiva e concorsuale vanta presenze costanti in contesti di alto profilo:
· Rassegne Internazionali: Premio Arte Laguna (edizioni 19/23/26), Luxembourg Art Prize (dove ha ottenuto il Certificato di Merito Artistico 2025 ), Artavita25 , Circle Foundation25 e il Premio Modigliani (23/26).
· Concorsi Nazionali di Prestigio: Premio Terna , Combat Prize 25 , Quotidiana '06 , Mellone Art Prize 25 , e le partecipazioni alla Rome Art Week (24-25).
Impegno Istituzionale: Il concorso “Costruire la pace” presso l'Università La Sapienza di Roma, i concorsi BeNatural/BeWild e il Premio Zanolo (vinto al Concorso Nazionale di Pittura Contemporanea del Comune di Trivero). A questi si aggiunge il riconoscimento del Premio Celeste 05 , che l'ha selezionato come artista di rilievo per la comunicazione mediatica , confermando la capacità del suo lavoro di dialogare con i nuovi linguaggi della contemporaneità. La Realizzazione plastico urbano per la riqualificazione del centro storico della città di Giurdignano (Le) '08.
Si rimanda al cv artistico link e sito
https://www.canva.com/design/DAGEhx1F_j8/Ynjjzl5pVfqkUXt0U2a_sw/view?utm_content=DAGEhx1F_j8&utm_campaign=designshare&utm_medium=link&utm_source=publishsharelink&mode=preview
www.spaziogem.it
Elisabetta Accoto è un'artista visiva, art director e docente la cui indagine concettuale si muove lungo il sottile confine che separa la materia dall' essenza . La sua ricerca, avviata nel 2000 con il diploma in Decorazione presso l'Accademia di Belle Arti di Lecce, trova il suo nucleo originario nella riflessione sul "segreto delle cose". Ispirandosi alla poetica dell'assenza di Domenico Gnoli, Accoto trasforma l'oggetto in un pretesto per esplorare ciò che non è visibile, ma profondamente presente.
Tra Sperimentazione e Impegno Civile
Il percorso dell'artista si distingue per una profonda consapevolezza dei materiali. Dalle prime incisioni della serie Mondo Sorriso — dove polveri e scarti industriali su lastre metalliche diventano messaggi universali privi di destinatario — fino alle recenti sperimentazioni sulla "materia invisibile" , Accoto esplora il potenziale semantico del rifiuto.
Nelle sue ultime produzioni, l'artista opera una sorta di alchimia contemporanea:
Micropitture: Realizzate con microplastiche e scarti organici, frammenti di un'antropizzazione invasiva.
Transmedialità: Il passaggio alla digitalizzazione trasforma lo scarto in sorgenti luminose, microcosmi visivi che invitano a una riflessione critica sul consumo e sulla sostenibilità.
Una Vocazione Multidisciplinare
La sua figura professionale si articola in una rara sintesi tra creazione, didattica e gestione culturale. Dal 2008 è docente di ruolo per il Ministero dell'Istruzione e del Merito, un ruolo che nutre e si nutre della sua attività di ricerca. La sua formazione specialistica — che spazia dal management dello spettacolo alla tutela del patrimonio — converge dal 2019 nella direzione di SpazioGem a Roma. Questo studio d'arte e associazione culturale rappresenta oggi un polo nevralgico per la promozione delle arti visive, dei workshop e della progettualità curatoriale.
Presenza nel Sistema dell'Arte e Riconoscimenti
Attiva dal 2014 nel movimento del Presenteismo , Elisabetta Accoto ha consolidato la propria posizione nel panorama nazionale e internazionale partecipando a prestigiosi premi e rassegne. La sua traiettoria espositiva e concorsuale vanta presenze costanti in contesti di alto profilo:
· Rassegne Internazionali: Premio Arte Laguna (edizioni 19/23/26), Luxembourg Art Prize (dove ha ottenuto il Certificato di Merito Artistico 2025 ), Artavita25 , Circle Foundation25 e il Premio Modigliani (23/26).
· Concorsi Nazionali di Prestigio: Premio Terna , Combat Prize 25 , Quotidiana '06 , Mellone Art Prize 25 , e le partecipazioni alla Rome Art Week (24-25).
Impegno Istituzionale: Il concorso “Costruire la pace” presso l'Università La Sapienza di Roma, i concorsi BeNatural/BeWild e il Premio Zanolo (vinto al Concorso Nazionale di Pittura Contemporanea del Comune di Trivero). A questi si aggiunge il riconoscimento del Premio Celeste 05 , che l'ha selezionato come artista di rilievo per la comunicazione mediatica , confermando la capacità del suo lavoro di dialogare con i nuovi linguaggi della contemporaneità. La Realizzazione plastico urbano per la riqualificazione del centro storico della città di Giurdignano (Le) '08.
Si rimanda al cv artistico link e sito
https://www.canva.com/design/DAGEhx1F_j8/Ynjjzl5pVfqkUXt0U2a_sw/view?utm_content=DAGEhx1F_j8&utm_campaign=designshare&utm_medium=link&utm_source=publishsharelink&mode=preview
www.spaziogem.it
















