Jacopo Valentini vince il premio Materia dedicato alla fotografia.

Nell’ambito dei premi speciali di exibart prize, Jacopo Valentini vince il premio Materia 2022. IL premio dedicato alla fotografia contemporanea è sostenuto dallo studio legale Materia e conferma il rapporto di eccellenza che esiste tra aziende e arte contemporanea. Nel merito di questa assegnazione, la cui giuria è composta dalla redazione di exibart e dai soci dello studio legale Materia, la scelta del vincitore è stata unanime e condivisa, a sottolineare la costanza e la qualità del progetto di Jacopo Valentini.

 

Vuoi spiegarci un po’ chi sei e qual è il tuo mondo?

La mia ricerca visiva verte sul paesaggio e per me questo campo di indagine è da intendersi in senso profondamente lato. Nella mia visione questo argomento è contenuto in una serie di differenti, ed alle volte apparentemente lontane, situazioni, che creano una successione di stratificazioni.
Mi formo nel 2017 all’Accademia di Architettura di Mendrisio (CH) conseguendo la laurea magistrale, contemporaneamente mi diplomo al Master in Photography, in Arti Visive, presso lo IUAV di Venezia.  Credo che  i miei studi unitamente gli incontri avuti, sia a priori, che durante, che a seguito di essi, abbiano influenzato sensibilmente i miei interessi ed il consequenziale modo di esprimerli. Le personalità sia fisiche che non, incontrate durante il proprio percorso hanno, anche alle volte inconsciamente, la possibilità di sagomarlo in qualche modo.
La fotografia è il medium che utilizzo maggiormente e da cui sono partito, posso dire che tramite essa genero all’incirca l’80% dei miei lavori e da sempre questa è il mio punto di partenza, alle volte però non è più sufficiente e non mi permette di andare a fondo, almeno quanto vorrei, nella ricerca che sto portando avanti. Solo e soltanto in questo momento sento la necessità di utilizzare anche altre tecniche che la affianchino, quali opere di carattere più installativo o tramite l’uso della scultura, e forse in futuro di ulteriori, per me nuove, sperimentazioni.

 

La giuria, scegliendoti come vincitore, ha espresso un parere unanime ed ampiamente condiviso. Una scelta scaturita dall’analisi di tutto il tuo percorso artistico. 

È davvero una bella soddisfazione aver ottenuto questo riconoscimento e aver convinto, grazie alla mia candidatura, la giuria all’unisono. Uno fra gli aspetti più interessanti di questo premio è che non si conclude qui, ma prevede una seconda parte espositiva presso lo studio legale ma-te-ria e per me sarà un’esperienza molto stimolante. È vero che il mio lavoro, come prima riportato, non va in un’unica direzione, ma credo possa diramarsi attraverso molteplici livelli. Un aspetto su cui sto lavorando negli ultimi tempi è quello relativo alla flessibilità, essere in grado di creare dei concetti che siano meno rigidi, sia a livello formale che di contenuto, è un tema che mi stimola molto.

 

Secondo te nel sistema dell’arte di oggi qual è la funzione che devono avere i premi? 

Il premio nel mondo dell’arte credo sia un’importante forma di riconoscimento, utile per vari aspetti, sia nell’aiutare la formazione che l’affermazione di un artista. Al tempo stesso però questi segni di stima sono una rarità, un’eccezione, e anche per questa ragione credo che si debba in primis creare una propria ricerca salda, in cui veramente credere con un forte interesse e solo in seguito applicare ai premi, senza adattare l’anima della propria opera alle esigenze di un premio.
In moltissimi casi ci sono ricerche di artisti molto interessanti, che sfortunatamente non hanno mai avuto l’occasione di vincere nulla, ciò non significa che il loro lavoro sia inferiore o non meriti di essere visto.

 

Programmi e buoni propositi per il 2023?

Attualmente sto collaborando con Camera-Torino come talent della piattaforma Futures, iniziativa a cura di Giangavino Pazzola e sostenuta dal Creative Europe Programme of the European Union, questa esperienza suddivisa in varie fasi si concluderà l’anno prossimo. Ad inizio del 2023 uscirà un mio progetto inedito, realizzato durante una residenza artistica a Roccagloriosa nel 2019, sotto forma di libro ed in collaborazione con la realtà bolognese Locale Due. Sarà per me molto interessante mostrare per la prima volta una ricerca antecedente di 4 anni e vedere quali saranno le reazioni e le riflessioni sia mie che altrui. La prossima primavera prenderà inoltre vita anche nuovo lavoro che sto portando avanti insieme alla Galleria Antonio Verolino ed al curatore Carlo Sala, una riflessione in chiave contemporanea sull’opera edita da Feltrinelli nel 1986 dal titolo Esplorazioni sulla via Emilia – Vedute nel paesaggio.
Oltre a questi piccoli ragguagli un buon proposito che mi pongo per l’anno a venire è quello di poter dare più spazio fisico a contenuti che lo necessitano. È molto importante per me toccare con mano, vedere con gli occhi e avere la possibilità di respirare gli spazi, anche se tutto ciò comporta una serie di sacrifici, credo che valga la pena di compierli.

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