Sono Marilena De Stefano, eoliana di origine, classe 1974. La mia strada sembrava segnata dall’architettura, ma l’arte è stata un richiamo più forte che mi ha portata a cambiare rotta, diplomandomi in Decorazione e Arti Visive. La mia ricerca non è una parentesi, ma un percorso continuo iniziato nel 1996: dal debutto con il 2° Premio al Trevi Flash Art Museum di Giancarlo Politi fino alle recenti sinergie con la Fonderia Artistica De Carli. In questi anni la mia attività non si è mai interrotta, alimentandosi anche del confronto costante durante i vent'anni di docenza all’Accademia Albertina.
Già nel 1997, a Palazzo Ducale a Genova, lavoravo sulla luminescenza della lana d’acciaio, trasformando un materiale industriale in una sorta di luminaria. È stata la genesi di un linguaggio che, nel 1997, ha trovato nelle piume di struzzo di 'Oasi e Sirene' quella cifra kitsch - citata anche da Paola Nicita - capace di evocare l’estetica barocca delle feste patronali del Sud.
In questo percorso, la selezione per il PS1 di New York resta un punto fermo. Fu un traguardo prestigioso ma complicato: ero un'esordiente, finita al centro di un complesso caso burocratico tra galleristi e sistemi d'epoca. Ma furono soprattutto i limiti di un tempo in cui una giovane donna faticava a imporsi da sola e a decidere per me. Alla fine importò poco, perché la mia famiglia, probabilmente, mi avrebbe impedito comunque di partire per gli Stati Uniti. Da sola, senza il loro sostegno, non avrei potuto affrontare il viaggio e cogliere l’opportunità. Altri tempi! Quel treno passò mentre io restavo a lottare per la mia cattedra, ma quell'esperienza è rimasta dentro di me come una spinta silenziosa. Oggi, quella maturità è confluita nel progetto 'Vento di Levante': nato nel 2016 come gioiello e diventato nel 2018, e ancora nel 2025, un’imponente installazione site-specific alla Cappella Pilotti. Tra materiali poveri recuperati sulle spiagge e la solennità del bronzo, cerco di unire la memoria delle mie radici siciliane a una visione che guarda avanti. Non cerco più il riconoscimento del sistema, ma la vibrazione della materia. Dal luccichio dell'acciaio alla leggerezza delle piume, fino alla forza del bronzo, la mia arte è oggi una scelta consapevole: il tentativo di salvare un frammento di mondo e restituirlo al presente.








