Marilena De Stefano

Artista
Torino
Foto del profilo di Marilena De Stefano
Sono Marilena De Stefano - Maria all'anagrafe, ma da sempre Marilena per tutti. Eoliana di origine, classe 1974.
 
La mia strada sembrava segnata dall’architettura, ma l’arte è stata un richiamo più forte che mi ha portata a cambiare rotta, diplomandomi in Decorazione e Arti Visive. La mia ricerca è un percorso di coerenza iniziato nel 1996, fondato sulla vibrazione della materia e su un linguaggio che ha anticipato estetiche oggi centrali. Già nel 1997, con la serie Oasi e Sirene, trasformavo la lana d’acciaio industriale in luminaria e usavo le piume di struzzo come cifra barocca, segnando la genesi della "scultura soft": intuizioni che, l'anno successivo, hanno sfiorato il MoMA PS1 di New York.

In quegli anni, le barriere burocratiche e i limiti culturali di un tempo in cui una giovane donna faticava a imporsi da sola decisero per me. Alla fine importò poco: la mia famiglia probabilmente mi avrebbe impedito comunque di partire e, senza il loro sostegno, non avrei potuto affrontare quel viaggio. Altri tempi! Ricordo ancora le chiamate concitate al telefono, le tensioni di chi gestiva le selezioni e quelle porte che, alla fine, rimasero chiuse. La mia sfida della leggerezza era arrivata a un passo dal debutto oltreoceano, ma il "sistema" mostrava allora il suo volto più duro. È stato in quel momento che ho compreso quanto la luminescenza della lana di ferro e la volatilità delle piume fossero intuizioni dirompenti, così forti da risultare quasi insidiose per l'epoca. Ho vissuto l'amarezza di vedere le mie intuizioni, firmate poi da altri, protetti dai circuiti ufficiali. 
Mentre quel mondo chiudeva le sue porte, io aprivo la mia strada in Accademia. Fu una lotta durissima anche lì per difendere e tenere la mia cattedra. Giancarlo Politi mi disse che l’Accademia sarebbe stata la fine della mia arte; oggi rivendico quella scelta come la mia protezione, il luogo dove la mia libertà creativa è rimasta intatta.
Quella necessità di creare non si è mai spenta e oggi trova una nuova forza nella sinergia con la Fonderia Artistica De Carli.
Dalle diapositive destinate al 2° Premio Trevi Flash Art Museum nel 1997 ai grandi progetti di oggi, la mia arte resta un atto di resistenza: restituire al presente la verità di un’intuizione che il tempo ha poi validato.
Nell’installazione site-specific per la Cappella Pilotti (2025), tutto il mio percorso trova il suo compimento. Entrando, si viene accolti da una pioggia di carta Washi e veline, cucite a mano con punti catenella e seta di mare (lino bisso). Sono frammenti della mia Sicilia: un’anima eruttiva scolpita nella luce, che danza tra fili di lenza e ricordi di mare.
A terra, i cardi in bronzo appaiono come erbacce timide. Sono le mie radici: la lana di ferro della carrozzeria di mio padre e le piume sul tavolo da cucito di mia madre che oggi si trasfigurano nella solennità del metallo. La dimensione scultorea trova la sua pienezza nella fusione, dove elementi organici vengono trasfigurati attraverso pigmenti e l’uso irrituale di materiali cosmetici (fard, ombretti, fondotinta), capaci di conferire alla materia una vibrazione epidermica e profondamente umana.
 
 
 
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