opera
Guardarsi
| categoria | Installazione |
| soggetto | Figura umana |
| tags | loop, 360 gradi, installazione, autoritratto, video, Identità |
| base | 36 cm |
| altezza | 132 cm |
| profondità | 37 cm |
| anno | 2024 |
Video installazione composta da monitor CRT vintage con video in bianco e nero in loop, realizzato a partire da disegni digitali (sequenza di autoritratti con rotazione continua e glitch), plinto in legno massiccio. Opera unica.
Guardarsi è un’indagine visiva sull’identità come fenomeno in continuo movimento. La percezione di sé è soggetta a frammentazione, trasformazione e adattamento, in un processo di costante ridefinizione. È come quando ti specchi e, per un attimo, ti sembra di osservare qualcun altro: l’immagine si scompone, cambia forma, si moltiplica, senza mai fermarsi, proprio come facciamo noi nel tentativo di comprenderci. L’opera esplora questo stato di limbo, in cui lo sguardo su di sé diventa un mezzo per ridefinire la propria esistenza. Guardarsi traduce visivamente l’esperienza della non-appartenenza, restituendo una narrazione in cui l’identità è sempre in transizione. Il monitor a tubo catodico e il plinto in legno danno corpo a questa presenza sfuggente,
qualcosa di concreto a cui aggrapparsi mentre il video scorre all’infinito, senza un vero inizio né una vera fine. Alla fine, guardarsi è sempre un po’ perdersi e un po’ ritrovarsi.
Guardarsi è un’indagine visiva sull’identità come fenomeno in continuo movimento. La percezione di sé è soggetta a frammentazione, trasformazione e adattamento, in un processo di costante ridefinizione. È come quando ti specchi e, per un attimo, ti sembra di osservare qualcun altro: l’immagine si scompone, cambia forma, si moltiplica, senza mai fermarsi, proprio come facciamo noi nel tentativo di comprenderci. L’opera esplora questo stato di limbo, in cui lo sguardo su di sé diventa un mezzo per ridefinire la propria esistenza. Guardarsi traduce visivamente l’esperienza della non-appartenenza, restituendo una narrazione in cui l’identità è sempre in transizione. Il monitor a tubo catodico e il plinto in legno danno corpo a questa presenza sfuggente,
qualcosa di concreto a cui aggrapparsi mentre il video scorre all’infinito, senza un vero inizio né una vera fine. Alla fine, guardarsi è sempre un po’ perdersi e un po’ ritrovarsi.











