L’ultima madre

opera
L’ultima madre
categoria Pittura
soggetto Bellezza
tags installazione, Fantasma, contemporary figurative, pittura , Ghost
base 200 cm
altezza 150 cm
profondità 3 cm
anno 2020
Con il volto di nero velato l’ultima madre toglie quel velo che chiamiamo vita. Quando ormai, spolpata da malattia e sofferenza, la vita non è più tale. “E se Dio avesse inventato la morte per farsi perdonare l’esistenza?” si chiedeva Gesualdo Bufalino. Allora l’obito sarebbe pura misericordia. Ed ecco che le teste spaccate di Federica diventano testimonianza di un afflato materno che si nutre di pietas. È tutto qui l’atto d’amore assoluto, definitivo della nostra ultima madre. È tutto nelle opere dell’artista modenese Federica Poletti. E paradossale è la condizione di dolore imperituro che imprigiona chi anela ad andare oltre ma resta congelato senza domani in un quotidiano arido e disperato. Perché l’esistenza terrena deve tradursi (o concludersi) in una sopportazione sterile? Nobilita forse l’uomo trascinare quel che rimane di sé – un sé velato e irriconoscibile – scontando ogni istante felice in un illusorio martirio? Domande forse senza risposta ma che pretendono una puntuale riflessione. Frutto maturo di siffatta riflessione è il lavoro di Federica Poletti. Il cui eloquio artistico schietto e coraggioso, assai distante dal linguaggio calligrafico del manierismo, non teme il costante confronto con quello stesso inconscio che la nostra epoca ha relegato nella dimenticanza. Quasi fosse un fantasma da esorcizzare. Ma chi è l’ultima madre? Tutto fuorché un fantasma (anche se tale può sembrare). È Atropo, la terza Moira figlia di Zeus. Qui però vestita di compassione. La “femina accabadora” della Sardegna rurale, colei che finisce. “I cenni storici sulla figura dell’Accabadora sono molto rari. Esistono però testimonianze a più voci. Voci antiche che ancora risuonano nei piccoli paesi dispersi nelle zone più rurali della Sardegna – racconta Federica – Donna di solito rimasta vedova, l’accabadora arrivava silente in piena notte. E, previa rimozione di ogni icona e santino dalla stanza della persona in fin di vita, con un colpo netto e sapiente portava a termine ciò per cui era stata chiamata. Non veniva retribuita dai parenti del malato. Pagare per dare la morte è sempre stato
contrario, ancor prima che al credo religioso, ai dettami della superstizione. La femina accabadora copriva sempre il proprio volto con un velo scuro. Ed è soprattutto questo dettaglio che mi incanta: il fatto che ognuno di noi, in realtà, indossi quel velo”.

Installazione / Quadri ad olio su tela e teste in ceramica
artista
FEDERICA POLETTI
Pittore, Modena
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