Rapsodie di un lavoro incompreso

opera
Rapsodie di un lavoro incompreso
Rapsodie di un lavoro incompreso
categoria Fotografia
soggetto Politico/Sociale
tags lavoro femminile, simboli celtici, memoria, viaggio, donne, ricordo
base 40 cm
altezza 30 cm
profondità 0 cm
anno 2008
Fotografia digitale
dim.40x30cm
Riferimento 8marzo con immagini di letture con simboli con convenzionali.
L’immagine articola una tensione tra archeologia del segno e meccanizzazione del gesto. Il cilindro inciso con simboli ancestrali richiama le prime forme di registrazione visiva dell’esperienza umana — dalle tracce rupestri ai sistemi proto-scritturali — mentre la macchina da cucire introduce la dimensione della modernità tecnica e della ripetizione meccanica. In questo incontro tra origine e industrializzazione, l’opera suggerisce una continuità del gesto umano: la necessità di lasciare traccia, di trasformare l’esperienza in segno.

Il gesto della cucitura assume qui una valenza semantica complessa. Tradizionalmente associato alla sfera domestica e al lavoro femminile, il cucire viene riconfigurato come atto di scrittura e incisione. L’ago diventa uno strumento grafico che perfora e marca la superficie della carta, trasformando il supporto in uno spazio di registrazione simbolica. In questo senso l’opera si inserisce in una linea di ricerca artistica che interpreta le pratiche manuali come forme alternative di linguaggio, capaci di produrre significato al di fuori dei codici canonici della scrittura.

La presenza della carta musicale introduce un ulteriore livello di lettura: la superficie punteggiata dall’ago evoca una partitura latente, una struttura ritmica costruita attraverso la ripetizione dei punti. Il lavoro della macchina diventa quindi una forma di composizione temporale, in cui il ritmo del gesto sostituisce la tradizionale notazione musicale. Il titolo Rapsodia di un lavoro incompreso rafforza questa interpretazione: la rapsodia, nella tradizione musicale, è una forma libera e non rigidamente strutturata, caratterizzata da frammentazione e variazione. Analogamente, l’opera propone una narrazione discontinua del lavoro femminile, storicamente marginalizzato e spesso invisibile nei sistemi ufficiali di produzione culturale.

Dal punto di vista iconografico, la fotografia opera attraverso un processo di trasposizione simbolica: il cilindro inciso rimanda alla memoria arcaica del segno, mentre la macchina da cucire — oggetto domestico per eccellenza — diventa un dispositivo di registrazione quasi industriale. L’interazione tra questi elementi produce una metafora visiva della trasmissione culturale, in cui il sapere manuale si configura come archivio implicito di conoscenze e gesti.

In questa prospettiva, l’opera può essere interpretata come una riflessione sulla genealogia dei segni e sulla loro materialità. Il segno non appare qui come entità astratta, ma come risultato di un processo fisico: pressione, perforazione, ripetizione. Attraverso questo dispositivo, la fotografia rende visibile il legame tra corpo, lavoro e produzione di significato, suggerendo che anche le pratiche quotidiane e apparentemente marginali partecipano alla costruzione della memoria culturale.
artista
ElisabettAccoto
Artista, Roma
Foto del Profilo
opere simili
exibart prize EP6
ideato e organizzato da exibartlab srl,
Via Placido Zurla 49b, 00176 Roma - Italy
 
web design and development by Infmedia

Sending

Accedi con le tue credenziali

oppure    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Create Account

scopri ogni giorno le ultime notizie
nel mondo dell'arte, del cinema,
della moda e della cultura.
Inserisci la tua email e premi iscriviti.