opera
Vortice Maldideserto
| categoria | Digital art |
| soggetto | Astratto |
| tags | contemporary art, digital art, abstract art, emotional art |
| base | 100 cm |
| altezza | 100 cm |
| profondità | 3 cm |
| anno | 2025 |
Vortice – Maldideserto
Stampa su metallo
100 × 100 cm
2025
Edizione limitata: 10
Maldideserto appartiene ancora alla fase della rottura, ma ne esplora un momento specifico e profondo: quello in cui i sentimenti si fanno aridi, quando l’emotività perde nutrimento e l’amore si trasforma in un territorio inospitale. È il tempo della disidratazione emotiva, dello smarrimento, della ricerca frammentaria di ciò che è stato.
Il vortice si manifesta come un portale. I colori inizialmente intensi e saturi evocano il calore, la tensione, il residuo di passione ancora presente. Ma man mano che lo sguardo attraversa il centro, le tonalità si affievoliscono, si svuotano, lasciando spazio a una distesa rarefatta e silenziosa. Oltre il vortice, tutto diventa essenziale, spoglio, desertico.
Il deserto non è solo paesaggio, ma stato interiore. È il luogo in cui ci si sente persi, privi di riferimenti, eppure ancora in cammino. In questo spazio mentale, i ricordi emergono come oasi intermittenti: miraggi emotivi a cui aggrapparsi per non smarrirsi del tutto.
L’opera nasce da un processo ibrido che unisce la visione dell’artista e l’intelligenza artificiale, attraverso numerosi passaggi, software differenti e una lunga fase di sperimentazione. L’AI viene utilizzata come strumento di traduzione emotiva, guidata dall’immagine mentale dell’artista fino a raggiungere una forma coerente e controllata.
Attraverso un QR code integrato, l’opera si espande in una dimensione dinamica. Nel video generativo, lo spettatore entra nel vortice e si ritrova immerso in un paesaggio desertico, che richiama un immaginario cinematografico — quasi fantascientifico, alla Star Wars — o più semplicemente un deserto assoluto. Uno spazio senza coordinate emotive, dove il silenzio domina e l’orizzonte sembra allontanarsi.
Maldideserto racconta il momento in cui l’amore non fa più male in modo acuto, ma consuma lentamente. È la fase in cui si continua a cercare, anche nel vuoto, una traccia, un segno, una memoria capace di orientare.
Stampa su metallo
100 × 100 cm
2025
Edizione limitata: 10
Maldideserto appartiene ancora alla fase della rottura, ma ne esplora un momento specifico e profondo: quello in cui i sentimenti si fanno aridi, quando l’emotività perde nutrimento e l’amore si trasforma in un territorio inospitale. È il tempo della disidratazione emotiva, dello smarrimento, della ricerca frammentaria di ciò che è stato.
Il vortice si manifesta come un portale. I colori inizialmente intensi e saturi evocano il calore, la tensione, il residuo di passione ancora presente. Ma man mano che lo sguardo attraversa il centro, le tonalità si affievoliscono, si svuotano, lasciando spazio a una distesa rarefatta e silenziosa. Oltre il vortice, tutto diventa essenziale, spoglio, desertico.
Il deserto non è solo paesaggio, ma stato interiore. È il luogo in cui ci si sente persi, privi di riferimenti, eppure ancora in cammino. In questo spazio mentale, i ricordi emergono come oasi intermittenti: miraggi emotivi a cui aggrapparsi per non smarrirsi del tutto.
L’opera nasce da un processo ibrido che unisce la visione dell’artista e l’intelligenza artificiale, attraverso numerosi passaggi, software differenti e una lunga fase di sperimentazione. L’AI viene utilizzata come strumento di traduzione emotiva, guidata dall’immagine mentale dell’artista fino a raggiungere una forma coerente e controllata.
Attraverso un QR code integrato, l’opera si espande in una dimensione dinamica. Nel video generativo, lo spettatore entra nel vortice e si ritrova immerso in un paesaggio desertico, che richiama un immaginario cinematografico — quasi fantascientifico, alla Star Wars — o più semplicemente un deserto assoluto. Uno spazio senza coordinate emotive, dove il silenzio domina e l’orizzonte sembra allontanarsi.
Maldideserto racconta il momento in cui l’amore non fa più male in modo acuto, ma consuma lentamente. È la fase in cui si continua a cercare, anche nel vuoto, una traccia, un segno, una memoria capace di orientare.











