opera
I’m leaving
| categoria | Digital art |
| soggetto | Figura umana |
| tags | #color, #minimal, #conceptualart, #digitalart |
| base | 80 cm |
| altezza | 120 cm |
| profondità | 0 cm |
| anno | 2025 |
Il progetto si sviluppa a partire da I’m Leaving, opera intesa come soglia iniziale di una condizione di distanza. In questo lavoro la figura è ancora pienamente riconoscibile. Il corpo è definito, la linea è controllata, lo sguardo trattiene una tensione sospesa che non si risolve in rottura ma resta aperta.
Le opere successive non costruiscono una narrazione lineare. Proseguono invece un processo di sottrazione progressiva. La stessa figura attraversa una riduzione graduale della propria esposizione visiva. La luce si abbassa, il contorno si indebolisce, il colore si assottiglia. Il corpo non scompare, ma si ritrae, trasformando la presenza in una condizione instabile.
La sottrazione diventa una presa di posizione. Ridurre la visibilità non è un effetto formale, ma un gesto attivo che mette in discussione il rapporto tra immagine e sguardo. La figura rimane presente senza offrirsi completamente, mantenendo una tensione costante tra apparizione e ritiro.
Il processo di lavoro combina gesto istintivo e costruzione rigorosa. Ogni opera nasce da uno schizzo a penna, rapido e deciso, che contiene già la direzione emotiva della figura. Nel passaggio al digitale l’immagine viene analizzata, sintetizzata e costruita attraverso un procedimento misurato e per sottrazione. La precisione del linguaggio vettoriale consente di controllare ogni minima variazione di linea, ritmo e peso, trasformando la perdita di definizione in una scelta consapevole.
Il progetto conduce progressivamente l’immagine verso una soglia minima di visibilità. L’ultimo lavoro si avvicina al buio non come conclusione narrativa, ma come punto di equilibrio estremo, in cui la figura continua a esistere pur sottraendosi quasi completamente allo sguardo. In questo spazio di ritiro, la presenza non viene negata, ma trattenuta.
Le opere successive non costruiscono una narrazione lineare. Proseguono invece un processo di sottrazione progressiva. La stessa figura attraversa una riduzione graduale della propria esposizione visiva. La luce si abbassa, il contorno si indebolisce, il colore si assottiglia. Il corpo non scompare, ma si ritrae, trasformando la presenza in una condizione instabile.
La sottrazione diventa una presa di posizione. Ridurre la visibilità non è un effetto formale, ma un gesto attivo che mette in discussione il rapporto tra immagine e sguardo. La figura rimane presente senza offrirsi completamente, mantenendo una tensione costante tra apparizione e ritiro.
Il processo di lavoro combina gesto istintivo e costruzione rigorosa. Ogni opera nasce da uno schizzo a penna, rapido e deciso, che contiene già la direzione emotiva della figura. Nel passaggio al digitale l’immagine viene analizzata, sintetizzata e costruita attraverso un procedimento misurato e per sottrazione. La precisione del linguaggio vettoriale consente di controllare ogni minima variazione di linea, ritmo e peso, trasformando la perdita di definizione in una scelta consapevole.
Il progetto conduce progressivamente l’immagine verso una soglia minima di visibilità. L’ultimo lavoro si avvicina al buio non come conclusione narrativa, ma come punto di equilibrio estremo, in cui la figura continua a esistere pur sottraendosi quasi completamente allo sguardo. In questo spazio di ritiro, la presenza non viene negata, ma trattenuta.











