Oscar

Pittore
Conegliano
Foto del profilo di Oscar
 
ARTE fa rima con MORTE, sono nato pensando al giorno che me ne andrò e vivo nella speranza di avere il tempo per realizzare tutti i dipinti che mi scorrono davanti, mentre dormo ma soprattutto mentre sogno ad occhi aperti.
Per il video di presentazione ho scelto TIME dei PINK FLOYD soprattutto perché il testo esprime esattamente la mia vita, la paura che il tempo non mi basterà.
 
Da sempre mi sveglio alla mattina e nel buio della stanza vedo colori e forme riempire il buio e di giorno, spesso mi capita di vedere il mondo "NORMALE" scomparire e vedo tutto quello che mi circonda, deformarsi sotto la forza di energie sconosciute e quello che vedo apparire è un universo incredibile, dove meraviglia e spavento, sconcio e stupendo, vengono e n o r m e m e n t e  amplificati.
 
Fin da quando sono nato, sono convinto che vivo, per descrivere con la pittura questo mondo.
 
A scuola, un giorno, durante la lezione di educazione artistica un affermazione rischio di stroncare la mia passione, "guarda che il mondo non è fatto così, non sai disegnare, dipingere non sarà mai il tuo mestiere"
 
Da quel momento le mie forze sono state usate per dimostrare che sapevo dipingere, che ero capace di vedere e riprodurre il visibile.
 
Amavo i surrealisti, ma non ho mai copiato pedissequamente le opere dei maestri, volevo dipingere cose che mi appartenevano.
 
 Avevo più o meno 20 anni quando dipingevo quadri come “un Leonardo al museo”. (N°1)
 
 La ricerca era più nella tecnica, iniziavo a sperimentare, velature e sfregature, abbozzo a tempera e finitura ad olio, fondi materici e tele fatte con i sacchi di patate.
 
L’ultimo lavoro di quel periodo “Time” (N°2), si rivelò più tardi un incredibile profezia! per dieci anni pensai solo a realizzarmi professionalmente abbandonando tele e cavalletti, studi e libri d'arte e dopo dieci anni guardando quel quadro che ritrae un uomo che divora un orologio, metafora (per me) del tempo che passa veloce e della tela che rimane vuota capii che non potevo continuare a restare lontano dalla mia missione, quella di dipingere!
 
Cosi, dopo dieci anni di astinenza, tornai ai miei colori e alle mie tele.
 
Cambiai completamente tecnica e stile, finalmente avevo uno STILE, la gente ora riconosceva i miei lavori,
 
la SERIE BLU.
 
Lavori come “La felicità? Inutile cercarla fuori”(N° 3) , “Palloncino o spermatozoo?” (N°4) , “Vaffa!” ( N°5)  e “ Cosi come si nasce” (N°6), nascono negli anni che vanno dal 1995 al 2010.
 
In questa serie, come si può vedere, era prevalente il colore blu, usavo il blu perché considerato un colore freddo, io percepivo attorno a me molte situazioni di disagio e quindi l’equazione BLU=FREDDO, FREDDO=DISAGIO.
 
Come lo scenografo cerca gli elementi migliori per rappresentare la scena, io facevo lo stesso con i miei lavori, non era il dipinto a diventare messaggio ma esattamente l’opposto, era il messaggio a diventare forma e colore, allegoria e metafora a colori, o meglio, monocolore.
 
La tecnica usata era abbastanza insolita, tavole, preparate con imprimitura mescolata a diversi tipi di sabbia, in maniera da creare superfici molto ruvide, porose ed estremamente materiche, invece di creare i volumi rinforzando le ombre, partivo da fondi totalmente scuri e progressivamente, una costante S T R A T I F I C A Z I O N E  di tinte e mezzetinte fino alla applicazione dei lumi finali, il risultato è una superficie che viene la voglia di toccare per
 
 “assaggiarne” la materia.
 
In questi anni, ho realizzato anche molti ritratti su commissione e anche diversi  trompe l’oeil di dimensioni anche abbastanza grandi, ma ho sempre considerato “Alto artigianato” e niente più questo tipo di lavori. “Filippo” ( N° 7) acrilico su parete è un esempio di questi lavori.
 
Oggi non sono più situazioni di disagio a stimolare la mia arte, ma è quell’ energia INVISIBILE che, circonda noi tutti, è quest’ energia che scatena il GESTO e il GESTO diventa FORMA, non è più guardare il VISIBILE ma è assecondare l’INVISIBILE.
 
La cosa meravigliosa è, che ogni spettatore, di questi miei, recenti lavori, scopre una alla volta le decine di figure nascoste, che si formano quasi per magia, passando dalla tela negli occhi di chi guarda e ognuno riesce ad aggiungere qualcosa, qualcosa di personale, qualcosa che non è mio ma è suo, dello spettatore.
 
Dipinti come “Il Dormiente capovolto che pochi vedranno e l’albero della vita che nessuno vedrà” (N°8) e “l’ARCA” (N°9) vuole proprio questo, portare lo spettatore a dare una sua interpretazione dell’ opera, che può, esser giusta anche se totalmente diversa da quella dell’ autore. Oggi la perdita progressiva della vista, sta migliorando la mia pittura, perché come facevo da bambino,  lascio più spazio alla FANTASIA, alla CREATIVITA’! Sempre di più riesco a tirare fuori un mondo che NON vedo con gli OCCHI... ma con l’ANIMA.
 
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