Che succederebbe se organizzassi una protesta e venissero tutti?

artista
Cecilia Di Bonaventura
Artista, Milano
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Che succederebbe se organizzassi una protesta e venissero tutti?
categoria Idee
location Milano (Lombardia - Italia)
deadline 27 Feb 2021
Idee

Quando i corpi si raggruppano nelle strade, nelle piazze o in altre forme di spazio pubblico (incluse quelle virtuali), essi esercitano un diritto plurale performativo di apparizione, un diritto di affermazione e di insediamento del corpo al centro del campo politico. Essere visibili, stare in piedi, respirare, muoversi, rimanere fermi, parlare, stare in silenzio: sono tutti aspetti di un'aggregazione spontanea, un radunarsi che esprime un significato.
Nel 2019 da Hong Kong a Bogotà, da Barcellona a Beirut a Quito a Baghdad a Teheran si moltiplicano rivolte le cui dinamiche differenti, persino divergenti, uniscono la nuova generazione nella consapevolezza comune di un avvenire vivibile. Franco «Bifo» Berardi la descrive come la “convulsione” prodotta dall’assolutismo capitalista nel corpo vivo del pianeta, nel sistema cognitivo umano e nel ritmo psichico collettivo. Il mondo brucia dalla California, alla Siberia, all’Australia e all’Amazzonia, l’acqua allaga Venezia e una nuova alleanza dei corpi inonda le città.
È ad Hong Kong che “be water” diventa un invito ad essere senza forme, senza limiti, perché l’acqua può fluire o schiantarsi. Perché essere acqua significa essere mare, molteplice e in movimento, riconoscersi nella molteplicità delle onde che lo costituiscono. Solo nel momento in cui onda si addossa ad onda, corpo a corpo, scompare la paura d’essere toccato, vi è un’arrendevolezza verso gli altri, come si fosse loro, come se non si fosse più appartati, una dipendenza cui non si sfugge, e una sensazione di forza, uno slancio, ottenuti proprio dall’essere tutti insieme. All'improvviso, sembra che tutto accada all'interno di un unico corpo. Elias Canetti in Massa e Potere ci suggerisce che il mare non riesce a spiegare questa strana coesione tra gli uomini, ma la esprime.
Onde divise, separate da culture, tradizioni e geopolitiche, si riversano nelle strade del mondo, a chilometri di distanza le une dalle altre, cercando un linguaggio comune, un ritmo capace di trasformare la convulsione in un processo collettivo cosciente.

Il progetto ha l’intento di indagare il punto in cui i corpi si toccano e costruiscono un’onda. La formalizzazione dell’opera comprenderà l’impiego di differenti media quali videoinstallazione, scultura ed editoria come consuetudine nella pratica dell’artista.

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