The plastic flowers originate from a wound and a revelation.
They mark the point where beauty encounters limitation, where what is meant […]
The Vortices emerge as spaces of collapse and regeneration. They do not represent movement: they contain it. They are motions of the soul, […]
Vedo nei dettagli, ascolto i silenzi dei materiali, rincorro il respiro delle cose vive. L’arte, per me, è una forma di domanda, non di risposta.
Mi chiamo Fiona Sartoretto Verna e il mio percorso nasce dall’incontro tra architettura, paesaggio e ricerca artistica. Sono architetto di formazione, ma da sempre sento la necessità di attraversare i confini disciplinari per dare forma a ciò che non è immediatamente visibile: emozioni, fratture, trasformazioni, relazioni tra l’essere umano e il mondo che lo circonda.
Mi sono laureata in Architettura all’Università La Sapienza di Roma, ma una parte fondamentale della mia formazione è avvenuta fuori dall’Italia. Ho vissuto per tre anni in South Carolina, negli Stati Uniti, dove ho studiato pittura con Aj Finley McRee. Lì ho scoperto l’acrilico, il collage e la forza del colore puro, entrando in contatto con paesaggi selvaggi che hanno inciso profondamente sul mio modo di osservare la natura. Tornata a Roma, ho proseguito la mia ricerca all’Accademia RUFA, approfondendo le tecniche miste e la pittura a olio con Simonetta Gagliano.
La mia arte nasce da un dialogo costante tra natura e artificio, tra ciò che è vivo e ciò che l’uomo trasforma. Uso spesso materiali e strumenti contemporanei, anche digitali, per riflettere sull’impatto umano sull’ambiente e sulle dinamiche emotive del nostro tempo. L’intelligenza artificiale entra nel mio processo come strumento collaborativo: non sostituisce la visione, ma mi aiuta a tradurre immagini interiori complesse in esperienze visive e immersive.
Negli ultimi lavori, le opere si espandono oltre la superficie pittorica: attraverso QR code, il pubblico può scegliere se restare osservatore o entrare nell’opera, attraversarla, viverla come spazio emotivo. Mi interessa che l’arte non sia solo vista, ma abitata.
Porto con me anche un’eredità affettiva importante: mia nonna, Lea Razzetti Galvan, era pittrice e le sue opere vivono oggi in collezioni private in diversi Paesi. Da lei ho imparato l’intuito e l’ascolto di ciò che non ha ancora forma.
Ho esposto in mostre personali e collettive, l'ultima conclusa lo scorso 10 gennaio 2026 a Roma in Via Margutta Oltre me in me, altre personali tra cui Il Respiro dei Fiori e Radici di Blu nel 2025, e continuo a considerare ogni progetto come una tappa di un percorso in evoluzione. Non cerco risposte definitive, ma spazi di consapevolezza. Se le mie opere riescono ad attivare una risonanza emotiva in chi guarda, allora il dialogo ha avuto inizio.
Mi chiamo Fiona Sartoretto Verna e il mio percorso nasce dall’incontro tra architettura, paesaggio e ricerca artistica. Sono architetto di formazione, ma da sempre sento la necessità di attraversare i confini disciplinari per dare forma a ciò che non è immediatamente visibile: emozioni, fratture, trasformazioni, relazioni tra l’essere umano e il mondo che lo circonda.
Mi sono laureata in Architettura all’Università La Sapienza di Roma, ma una parte fondamentale della mia formazione è avvenuta fuori dall’Italia. Ho vissuto per tre anni in South Carolina, negli Stati Uniti, dove ho studiato pittura con Aj Finley McRee. Lì ho scoperto l’acrilico, il collage e la forza del colore puro, entrando in contatto con paesaggi selvaggi che hanno inciso profondamente sul mio modo di osservare la natura. Tornata a Roma, ho proseguito la mia ricerca all’Accademia RUFA, approfondendo le tecniche miste e la pittura a olio con Simonetta Gagliano.
La mia arte nasce da un dialogo costante tra natura e artificio, tra ciò che è vivo e ciò che l’uomo trasforma. Uso spesso materiali e strumenti contemporanei, anche digitali, per riflettere sull’impatto umano sull’ambiente e sulle dinamiche emotive del nostro tempo. L’intelligenza artificiale entra nel mio processo come strumento collaborativo: non sostituisce la visione, ma mi aiuta a tradurre immagini interiori complesse in esperienze visive e immersive.
Negli ultimi lavori, le opere si espandono oltre la superficie pittorica: attraverso QR code, il pubblico può scegliere se restare osservatore o entrare nell’opera, attraversarla, viverla come spazio emotivo. Mi interessa che l’arte non sia solo vista, ma abitata.
Porto con me anche un’eredità affettiva importante: mia nonna, Lea Razzetti Galvan, era pittrice e le sue opere vivono oggi in collezioni private in diversi Paesi. Da lei ho imparato l’intuito e l’ascolto di ciò che non ha ancora forma.
Ho esposto in mostre personali e collettive, l'ultima conclusa lo scorso 10 gennaio 2026 a Roma in Via Margutta Oltre me in me, altre personali tra cui Il Respiro dei Fiori e Radici di Blu nel 2025, e continuo a considerare ogni progetto come una tappa di un percorso in evoluzione. Non cerco risposte definitive, ma spazi di consapevolezza. Se le mie opere riescono ad attivare una risonanza emotiva in chi guarda, allora il dialogo ha avuto inizio.










