Milano, 1966, figlio di un imprenditore e di un'insegnante, è affascinato fin da bambino da chi lavora con le mani. Le sue prime esperienze con artigiani e artisti risalgono alle scuole medie. Al liceo cresce la sua curiosità per le persone e le organizzazioni. Dopo aver conseguito una laurea in scienze politiche e aver completato una specializzazione biennale in analisi transazionale, lavora per 25 anni in aziende multinazionali di servizi come formatore comportamentale.
Nel 2001, con l'avvento della fotografia digitale, torna alle arti visive e alla manipolazione dei materiali. Nel 2011 apre il suo primo studio sui Navigli, nel cuore di Milano. Nel 2018 coglie l'opportunità di avviare un'attività in proprio e lascia l'azienda. Da allora, si dedica a tempo pieno alle arti visive. È socio TAU Visual – Associazione Nazionale Fotografi Professionisti.
In questo periodo scopre il suo "oggetto di transfert artistico": i semafori. E diventano il centro della sua attenzione. Attraverso questi oggetti urbani e inanimati, esplora le relazioni con gli altri e con se stessi, attribuendo nuovi significati a luci, colori e ritmi in una sorta di linguaggio narrativo contemporaneo.
L’autore immagina i semafori come osservatori imparziali del mondo. Dall’alto assistono al nostro incedere a volte lento a volte affannato e apparentemente privo di meta. I semafori paiono interpretare i nostri stati d’animo: essi attribuiscono il colore verde alle emozioni pacifiche e socialmente condivisibili e il rosso alle passioni, alle tensioni e alle emozioni contraddittorie. Infine il giallo, il colore forse più sottovalutato, rappresenta il libero arbitrio e la capacità di decidere. Proprio come quando, avvicinandoci ad un incrocio, lo scattare della luce gialla ci induce a decidere se proseguire od arrestarci.
Negli anni le esposizioni pubbliche e il contatto con i visitatori hanno arricchito di significati il lavoro, confermando il potere narrativo dell’oggetto e delle suggestioni che l’autore propone.
Il semaforo (etimologicamente “portatore di significato”) è presente in tutti e 5 i continenti, nasce come strumento di contratto sociale, e si diffonde nel ‘900 seguendo la crescita delle città industriali sempre più popolose. Esso quindi rappresenta il mondo contemporaneo e la ricerca di Matteo Cervone si inserisce in un patrimonio iconico e iconografico che diventerà archivio non solo della sua produzione artistica, ma anche della rilevanza storiografica di un oggetto urbano di uso comune. A sua volta questo oggetto, anche quando scomparirà per effetto dello sviluppo tecnologico, rimarrà rappresentativo di un periodo storico e della comunità a cui è appartenuto.
Informazioni aggiuntive e rassegna stampa aggiornata alla pagina wiki: https://www.wikimilano.it/wiki/Matteo_Cervone
Nel 2001, con l'avvento della fotografia digitale, torna alle arti visive e alla manipolazione dei materiali. Nel 2011 apre il suo primo studio sui Navigli, nel cuore di Milano. Nel 2018 coglie l'opportunità di avviare un'attività in proprio e lascia l'azienda. Da allora, si dedica a tempo pieno alle arti visive. È socio TAU Visual – Associazione Nazionale Fotografi Professionisti.
In questo periodo scopre il suo "oggetto di transfert artistico": i semafori. E diventano il centro della sua attenzione. Attraverso questi oggetti urbani e inanimati, esplora le relazioni con gli altri e con se stessi, attribuendo nuovi significati a luci, colori e ritmi in una sorta di linguaggio narrativo contemporaneo.
L’autore immagina i semafori come osservatori imparziali del mondo. Dall’alto assistono al nostro incedere a volte lento a volte affannato e apparentemente privo di meta. I semafori paiono interpretare i nostri stati d’animo: essi attribuiscono il colore verde alle emozioni pacifiche e socialmente condivisibili e il rosso alle passioni, alle tensioni e alle emozioni contraddittorie. Infine il giallo, il colore forse più sottovalutato, rappresenta il libero arbitrio e la capacità di decidere. Proprio come quando, avvicinandoci ad un incrocio, lo scattare della luce gialla ci induce a decidere se proseguire od arrestarci.
Negli anni le esposizioni pubbliche e il contatto con i visitatori hanno arricchito di significati il lavoro, confermando il potere narrativo dell’oggetto e delle suggestioni che l’autore propone.
Il semaforo (etimologicamente “portatore di significato”) è presente in tutti e 5 i continenti, nasce come strumento di contratto sociale, e si diffonde nel ‘900 seguendo la crescita delle città industriali sempre più popolose. Esso quindi rappresenta il mondo contemporaneo e la ricerca di Matteo Cervone si inserisce in un patrimonio iconico e iconografico che diventerà archivio non solo della sua produzione artistica, ma anche della rilevanza storiografica di un oggetto urbano di uso comune. A sua volta questo oggetto, anche quando scomparirà per effetto dello sviluppo tecnologico, rimarrà rappresentativo di un periodo storico e della comunità a cui è appartenuto.
Informazioni aggiuntive e rassegna stampa aggiornata alla pagina wiki: https://www.wikimilano.it/wiki/Matteo_Cervone








