Matteo Cervone immagina i semafori come osservatori imparziali del mondo. Dall’alto delle loro postazioni assistono al nostro incedere apparentemente privo di meta. Essi paiono interpretare i nostri stati d’animo: attribuiscono il colore verde alle emozioni pacifiche e socialmente condivisibili e il rosso alle passioni e alle emozioni contraddittorie. Infine il giallo, il colore forse più sottovalutato, rappresenta il libero arbitrio e la capacità di decidere. Come quando, avvicinandoci ad un incrocio, lo scattare della luce gialla ci induce a decidere se proseguire od arrestarci.
Negli anni le esposizioni pubbliche e il contatto con i visitatori hanno arricchito di significati il lavoro, confermando il potere narrativo dell’oggetto e delle suggestioni che l’autore propone.
Il semaforo (etimologicamente “portatore di significato”) è presente in tutti e 5 i continenti, nasce come strumento di contratto sociale, e si diffonde nel ‘900 seguendo la crescita delle città industriali sempre più popolose. Questo oggetto urbano rappresenta il mondo contemporaneo e la ricerca di Matteo Cervone si inserisce in un patrimonio, iconico e iconografico, che diventerà archivio non solo della sua produzione artistica, ma anche della rilevanza storiografica di questo oggetto di uso comune. A sua volta il semaforo, anche quando scomparirà per effetto dello sviluppo tecnologico, rimarrà rappresentativo di un periodo storico e della comunità a cui è appartenuto.
Matteo Cervone (Milano, 1966) è figlio di un imprenditore e di un'insegnante, un mondo di scrivanie e ordine, tuttavia fin da bambino é affascinato da chi lavora con le mani. Fino ai 6 anni frequenta gli artigiani nei cantieri stradali ed edili e durante le scuole medie sperimentali incontra le prime figure d’artista. Al liceo invece cresce la sua curiosità per le persone e le organizzazioni. Dopo aver conseguito una laurea in scienze politiche e una specializzazione in analisi transazionale, lavora per 25 anni in aziende multinazionali di servizi come formatore comportamentale e specialista di processi.
Nel 2001, con l'avvento della fotografia digitale, torna alle arti visive e alla manipolazione dei materiali. Nel 2011 apre il suo primo studio sui Navigli, nel cuore di Milano. Nel 2018 coglie l'opportunità di avviare un'attività in proprio e lascia l'azienda. Da allora, si dedica a tempo pieno alle arti visive. È socio TAU Visual – Associazione Nazionale Fotografi Professionisti.
In questo periodo scopre il suo "oggetto di transfert artistico": i semafori, che diventano il centro della sua attenzione. Attraverso questi oggetti urbani e inanimati, esplora le relazioni con gli altri e con se stessi, attribuendo nuovi significati a luci, colori e ritmi in una sorta di linguaggio narrativo contemporaneo.
Informazioni aggiuntive e rassegna stampa aggiornata alla pagina wiki: https://www.wikimilano.it/wiki/Matteo_Cervone
Negli anni le esposizioni pubbliche e il contatto con i visitatori hanno arricchito di significati il lavoro, confermando il potere narrativo dell’oggetto e delle suggestioni che l’autore propone.
Il semaforo (etimologicamente “portatore di significato”) è presente in tutti e 5 i continenti, nasce come strumento di contratto sociale, e si diffonde nel ‘900 seguendo la crescita delle città industriali sempre più popolose. Questo oggetto urbano rappresenta il mondo contemporaneo e la ricerca di Matteo Cervone si inserisce in un patrimonio, iconico e iconografico, che diventerà archivio non solo della sua produzione artistica, ma anche della rilevanza storiografica di questo oggetto di uso comune. A sua volta il semaforo, anche quando scomparirà per effetto dello sviluppo tecnologico, rimarrà rappresentativo di un periodo storico e della comunità a cui è appartenuto.
Matteo Cervone (Milano, 1966) è figlio di un imprenditore e di un'insegnante, un mondo di scrivanie e ordine, tuttavia fin da bambino é affascinato da chi lavora con le mani. Fino ai 6 anni frequenta gli artigiani nei cantieri stradali ed edili e durante le scuole medie sperimentali incontra le prime figure d’artista. Al liceo invece cresce la sua curiosità per le persone e le organizzazioni. Dopo aver conseguito una laurea in scienze politiche e una specializzazione in analisi transazionale, lavora per 25 anni in aziende multinazionali di servizi come formatore comportamentale e specialista di processi.
Nel 2001, con l'avvento della fotografia digitale, torna alle arti visive e alla manipolazione dei materiali. Nel 2011 apre il suo primo studio sui Navigli, nel cuore di Milano. Nel 2018 coglie l'opportunità di avviare un'attività in proprio e lascia l'azienda. Da allora, si dedica a tempo pieno alle arti visive. È socio TAU Visual – Associazione Nazionale Fotografi Professionisti.
In questo periodo scopre il suo "oggetto di transfert artistico": i semafori, che diventano il centro della sua attenzione. Attraverso questi oggetti urbani e inanimati, esplora le relazioni con gli altri e con se stessi, attribuendo nuovi significati a luci, colori e ritmi in una sorta di linguaggio narrativo contemporaneo.
Informazioni aggiuntive e rassegna stampa aggiornata alla pagina wiki: https://www.wikimilano.it/wiki/Matteo_Cervone








