Mirella Sannazzaro

Artista
Macello
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MNEMOSYNE e LETHE Totem della Memoria e dell’Oblio “…affinché lʼesperienza del dolore, del tormento, delle infinite ingiustizie e dei terribili massacri, possano divenire una LIMPIDA MEMORIA, per poter finalmente serbare lʼesperienza, lʼunica via che ci può permettere di non continuare a ripercorrere gli stessi laceranti passi, e che ci assiste nella scoperta di una VIA NUOVA, di pace e di rispetto reciproco.” MNEMOSINE_LETHE e gli MNÊMÒN Gruppo scultoreo composto da un Totem e quattro busti Materiali: Ferro, Paraffina, Pittura ad aerografo su carta velina, Radiografie elaborate, Pigmenti, Guanti in plastica. Quest’opera è nata per commemorare la “Giornata della Memoria” ma nel tempo il mio intento si è allargato, desiderando celebrare tutte le Memorie, affinché l’esperienza del dolore, del tormento, delle infinite ingiustizie e dei terribili massacri possano divenire una LIMPIDA MEMORIA, per poter finalmente serbare l’esperienza, l’unica via che ci può permettere di non continuare a ripercorrere gli stessi laceranti passi, e che ci assiste nella scoperta di una VIA NUOVA, di pace e di rispetto reciproco. Muovendomi dalla fantasia di un mito lontano, quello che ci narra di MNEMOSINE e di LETHE, quest’opera prende forma utilizzando materia contemporanea e ricordo del passato. La radiografia si unisce, anzi si fonde con la grafia del dipinto, a rappresentare l’immagine di una divinità lontana, ma sempre assolutamente attuale, così com’è attuale l’ambivalente altalenare della nostra tragicità esistenziale. MNEMOSINE, dea della memoria, la rappresento come giovane donna, il suo corpo è frammentato ma armonioso. Mnemosine è una figura lieve e luminosa, che vive inevitabilmente una condizione di osmosi con Lethe, con cui condivide luci, colori e frammentarietà. La memoria si trasforma, vive di vita propria, grazie anche all’oblio, che attraverso nascondenti, rimozioni, bagliori, permette ricostruzioni e memorie soggettive, difficilmente oggettive, mai universali. LETHE, dea dell’oblio, che apporta confusione e negazione, tenta di manipolare la memoria. Lethe è rappresentata da tanti frammenti confusi di corpi_radiografie, disposti in modo anomalo a fornare il suo corpo_oblio. Gli MNÊMÒN sono collocati ai piedi del Totem di Mnemosine_Lethe e rappresentano la nostra condizione umana. Diveniamo testimoni attraverso il nostro agire, simboleggiato dal guanto_mano, che è presente in ognuno di questi busti. La dualità si unisce, pur mantenendo anche una sua condizione di singolarità, all’interno (bidimensionalmente) di una situazione tridimensionale. La luce poi, come esaltazione contemporanea del Barocco, si avvale più che mai della sua capacità di mutare nel tempo, creando la possibilità di un perenne rinnovarsi dell’opera, che all’interno di una staticità, assume forme e cromie sempre nuove. La possibilità del movimento, tramite la luce, di una sequenza di immagini dà, come esito ultimo, un film che immagazzina al suo interno uno svolgimento temporale, una compressione dello spazio-tempo a cui noi ormai siamo completamente, e spesso irrimediabilmente, assuefatti. Queste opere quindi si fanno materia tangibile, sensibile a qualsivoglia cambiamento luminoso, come a sottolineare l’ossimoro di “statico scorrere del tempo”. L’altalenante condizione è tra la conservazione della memoria e l’oblio che dimentica. La cera, come medium di coesione, è materiale estremamente adattabile, opalescente, vivo, aderente. La cera congela, ingloba e salda l’immagine che è comunque libera di mutare, grazie alla luce, che interagisce con la materia. La radiografia ci dona una cruda visione di un’intima corporeità che da tempo immemorabile era data ai posteri, reperto ultimo di sé, memoria ed oblio. mirellasannazzaro©

MNEMOSYNE e LETHE Totem della Memoria e dell’Oblio “…affinché lʼesperienza del dolore, del tormento, delle infinite ingiustizie e dei terribili massacri, possano divenire una LIMPIDA MEMORIA, per poter finalmente serbare lʼesperienza, lʼunica via che ci può permettere di non continuare a ripercorrere gli stessi laceranti passi, e che ci assiste nella scoperta di una VIA NUOVA, di pace e di rispetto reciproco.”  MNEMOSINE_LETHE e gli MNÊMÒN Gruppo scultoreo composto da un Totem e quattro busti Materiali: Ferro, Paraffina, Pittura ad aerografo su carta velina, Radiografie elaborate, Pigmenti, Guanti in plastica. Quest’opera è nata per commemorare la “Giornata della Memoria” ma nel tempo il mio intento si è allargato, desiderando celebrare tutte le Memorie, affinché l’esperienza del dolore, del tormento, delle infinite ingiustizie e dei terribili massacri possano divenire una LIMPIDA MEMORIA, per poter finalmente serbare l’esperienza, l’unica via che ci può permettere di non continuare a ripercorrere gli stessi laceranti passi, e che ci assiste nella scoperta di una VIA NUOVA, di pace e di rispetto reciproco. Muovendomi dalla fantasia di un mito lontano, quello che ci narra di MNEMOSINE e di LETHE, quest’opera prende forma utilizzando materia contemporanea e ricordo del passato. La radiografia si unisce, anzi si fonde con la grafia del dipinto, a rappresentare l’immagine di una divinità lontana, ma sempre assolutamente attuale, così com’è attuale l’ambivalente altalenare della nostra tragicità esistenziale. MNEMOSINE, dea della memoria, la rappresento come giovane donna, il suo corpo è frammentato ma armonioso. Mnemosine è una figura lieve e luminosa, che vive inevitabilmente una condizione di osmosi con Lethe, con cui condivide luci, colori e frammentarietà. La memoria si trasforma, vive di vita propria, grazie anche all’oblio, che attraverso nascondenti, rimozioni, bagliori, permette ricostruzioni e memorie soggettive, difficilmente oggettive, mai universali. LETHE, dea dell’oblio, che apporta confusione e negazione, tenta di manipolare la memoria. Lethe è rappresentata da tanti frammenti confusi di corpi_radiografie, disposti in modo anomalo a fornare il suo corpo_oblio. Gli MNÊMÒN sono collocati ai piedi del Totem di Mnemosine_Lethe e rappresentano la nostra condizione umana. Diveniamo testimoni attraverso il nostro agire, simboleggiato dal guanto_mano, che è presente in ognuno di questi busti. La dualità si unisce, pur mantenendo anche una sua condizione di singolarità, all’interno (bidimensionalmente) di una situazione tridimensionale. La luce poi, come esaltazione contemporanea del Barocco, si avvale più che mai della sua capacità di mutare nel tempo, creando la possibilità di un perenne rinnovarsi dell’opera, che all’interno di una staticità, assume forme e cromie sempre nuove. La possibilità del movimento, tramite la luce, di una sequenza di immagini dà, come esito ultimo, un film che immagazzina al suo interno uno svolgimento temporale, una compressione dello spazio-tempo a cui noi ormai siamo completamente, e spesso irrimediabilmente, assuefatti. Queste opere quindi si fanno materia tangibile, sensibile a qualsivoglia cambiamento luminoso, come a sottolineare l’ossimoro di “statico scorrere del tempo”. L’altalenante condizione è tra la conservazione della memoria e l’oblio che dimentica. La cera, come medium di coesione, è materiale estremamente adattabile, opalescente, vivo, aderente. La cera congela, ingloba e salda l’immagine che è comunque libera di mutare, grazie alla luce, che interagisce con la materia. La radiografia ci dona una cruda visione di un’intima corporeità che da tempo immemorabile era data ai posteri, reperto ultimo di sé, memoria ed oblio. mirellasannazzaro©+

SEMI

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Nasco a Bergamo.
Dopo il Liceo Artistico mi laureo all’Accademia di Belle Arti di Torino, frequentando Scultura sotto la guida dei Maestri Sandro Cherchi, Luigi Nervo, Raffaele Mondazzi e, per quanto riguarda la fotografia, del Professor Giorgio Avigdor. Naturalmente l'elenco dei tanti preziosissimi docenti sarebbe lungo. Durante gli studi partecipo ad alcune Esposizioni di Arti Figurative organizzate annualmente dalla Promotrice delle Belle Arti di Torino ed espongo agli Antichi Chiostri, nell’ambito delle iniziative dell’Assessorato alla Cultura, “Gallerie di Proposte” rivolte ai Giovani Artisti.

Le correnti a me contemporanee da cui vengo maggiormente attratta, durante gli anni accademici, e che sento più affini alla mia ricerca, sono l'arte povera, l'arte concettuale, la land art ed il minimalismo.
Dopo aver abbandonato una fase scultorea che stava ormai divenendo un puro ed infinito susseguirsi di variazioni sul tema, inizio a studiare materiali diversi da quelli classici, provando a meditare sulla cera vergine, sulla paraffina, sulle resine, sul vetro, gli specchi, le tele e le garze ed altri materiali, tra i quali reperti naturali di vario genere, ecc..
Mi rivolgo quindi con sempre maggior interesse verso lo spazio, non più vissuto come neutro "contenitore", ma come parte fondamentale dell'opera, in una dinamica di co-azione. Ricerco infatti un rapporto diretto tra le dimensioni spazio-temporali, nelle quali l'opera, attraverso una sempre maggior espansione, possa esprimere il suo "divenire spazio totale".

Terminati gli studi inizio a collaborare come illustratrice, grafica e fotografa free-lance con diversi studi pubblicitari e con alcuni architetti. Inoltre insegno discipline artistiche e storia dell’arte in scuole statali e tengo privatamente corsi di pittura ad aerografo, acquerello e disegno.
Parallelamente non ho mai interrotto la mia indagine sul senso ed il significato del “fare arte”. Un'analisi costituita da percorsi, spesso a piedi, nelle città così come nella natura, anche quella più svilita ed anonima, quegli spazi indefiniti che collegano un centro abitato ad un altro, fotografando, a volte rielaborando e riproponendo tracciati del quotidiano costruire e modificare ambienti, per mano dell’uomo o della natura medesima.

Congelare ricordi, impressioni, oggetti, persone, colori, spostare reperti naturali nella città, o viceversa, portando manufatti urbani in natura, come piccoli riti propiziatori di un’ipotetica intesa tra il “caos” e “l’ordine”, un tentativo di dialogo tra i due mondi, andando ad evidenziare un doveroso senso di rispetto, da parte dell’uomo, nei confronti della natura. Un’esplorazione sull’ambiente, modificato e plasmato (centro abitato, stanza, scatola, forma minimale, modulo) o ancora integro e selvaggio (per quanto possibile), sempre alla scoperta di qualche punto d’incontro e di scambio, spesso difficile se non impossibile, tra uno spazio arte-fatto e "ordinato" ed uno forse ancora parzialmente selvaggio e "caotico".
Il fruitore dell’opera è stato spesso invitato a “prender parte” alla stessa, ad agire insieme e non rimanere puro spettatore.

Dopo aver più volte abbandonato Torino, all’inizio degli anni ‘90 decido di trasferirmi nella campagna del Pinerolese. Una scelta di vita che mi permette di avere quel distacco dalla realtà quotidiana della metropoli e che mi concede la possibilità di sviluppare un cammino, iniziato anni addietro, attraverso una maggiore vicinanza con la natura stessa.
Nel mio errare non ho mai smesso di interessarmi alla fotografia, sperimentando le infinite possibilità espressive di questo mezzo. In questi ultimi anni elaboro svariati lavori che hanno come punto di partenza la fotografia, pur ricercando e mantenendo sempre uno strettissimo dialogo con lo spazio, anche quello espositivo.

La mia analisi, col tempo, si è trasferita dallo spazio fisico ad uno spazio più sostanzialmente “mentale” (benché le due parti non abbiano mai smesso di incontrarsi ed eventualmente scontrarsi), proponendo un’osservazione ironica delle umane abitudini di vita (e di morte), dove l’essere umano è costantemente bisognoso di prefissi e difficilmente riesce a vivere o percepirsi nella sua totalità, sempre perennemente in bilico tra il prima e il dopo, con un’intrinseca incapacità di leggere ed interpretare il suo presente.

Le influenze sotterrane, che emergono dal mio personale bagaglio culturale, fanno parte dell'indagine sul fare arte nelle nostre attuali culture e società complesse. Quindi tanto le arti del passato che le tante possibilità espressive del momento presente (estremamente effervescente), scorrono in maniera carsica dentro di me.
Così la musica, l'architettura e il design, la letteratura e la poesia, il cinema, il teatro e la danza, la scienza, la filosofia e l'attualità, nelle sue infinite sfaccettature, sono per me costante occasione di riflessione. Accolgo, come momenti stimolanti, anche gli input che giungono dai nuovi rapporti umani e culturali che si sono venuti a creare grazie ai social network, dove la rapidità di comunicazione diviene anch'essa fonte di esplorazione e analisi.

Il puro disegno, il segno, ha da sempre accompagnato sia me che la mia espressività. La sensazione di fluidità, propria della grafia quanto del disegno, diviene possibilità di immediatezza del registrare/filtrare/trasporre una realtà, sia esteriore che interiore, permettendomi di ordire sensazioni, impressioni, stimoli attraverso il segno/sogno, questo atto primordiale così vicino alla nostra anima.

Da svariati anni inoltre utilizzo i mezzi digitali.
Ogni tecnica che scelgo di impiegare è funzionale alla mia indagine, ha senso in quanto medium comunicativo, mi permette di veicolare il mio sentire/pensare, dandomi la possibilità di sintetizzare le percezioni del vivere.
Mi avvalgo di svariate tecniche, facendo convivere insieme figurativo ed informale.

La fotografia, la pittura, il disegno entrano in stretta relazione tra di loro, interagiscono con lo spazio, la luce e la tridimensionalità.

Pur avendo iniziato a ragionare per sequenze già molti anni fa, attualmente sempre più spesso la mia interpretazione della fotografia si esplica attraverso gruppi di immagini, che vanno a formare un successivo corpo unico, nel quale la fissità del fermo immagine ed il senso di movimento, peculiare della sequenza filmica, vanno a coesistere.

Una ricerca espressiva, iniziata svariati anni fa, mi ha condotto oggi ad uscire, in maniera sempre più esplicita, dagli schemi fissi della fotografia rappresentativa, per entrare in un linguaggio che si avvicina all'astrazione, con un evidente richiamo ad una percezione di tipo pittorico. Il tentativo di far dialogare fotografia_pittura_forma_spazio è quanto sto proponendo con le opere di questi ultimi anni, dove abbandono la condizione bidimensionale della parete e la singolarità dello scatto.
Spesso, attraverso questi scatti, indago micro_realtà del quotidiano che, grazie all'ausilio delle varie focali, si trasformano, divenendo altro ed iniziando una loro vita propria. Atto questo nel quale ricerco "l'umiltà" del gesto quotidiano, dove oggetti di uso comune, circostanze, paesaggi o altro, divengono attori inconsapevoli di realtà inesistenti, come evidenzio nella didascalia delle Genesi Cromatiche "Dal nulla nasce ogni cosa_Sequenze di nulla in formazione".
La diretta relazione con lo spazio espositivo fa sì che una stessa sequenza di immagini si esplichi di volta in volta in modo nuovo "ri-configurandosi", pur mantenendo fisso il suo intrinseco significato originario.

Per alcuni anni non ho esposto, occupandomi anche di esperienze parallele, tra le quali “l’arte del vedere” (per dirla alla Huxley).

Nel video LILITH_CATARSI, del 2008, ritorno ad esaminare un discorso che mi ha spesso accompagnata e cioè il rapporto, troppo spesso fortemente disarmonico, tra donna e uomo. Questo è il mio primo video di animazione, dove tra l'altro ho avuto la possibilità di progettare la breve e minimale colonna sonora, con la collaborazione di Pierpaolo Punzo.

In questi ultimi anni ho anche sperimentato luoghi e momenti espositivi totalmente alternativi alle gallerie d’arte, desiderando vivere un rapporto più diretto e comunicativo con il pubblico. Queste occasioni di confronto le ho intitolate “Microazioni”.

La mia necessità di “indipendenza” è fondamentalmente legata al prepotente bisogno di essere completamente svincolata da codificazioni di genere, da costrizioni formali o tendenze del momento, pur operando pienamente nel mio tempo e con gli strumenti che esso mi mette a disposizione.

ESPOSIZIONI:

*Promotrice di Belle Arti di Torino - Esposizione Arti Figurative 1979

*Promotrice di Belle Arti di Torino - Esposizione Arti Figurative 1980

*Promotrice di Belle Arti di Torino - Esposizione Arti Figurative 1981

*Giovani Artisti a Torino - Galleria di proposte - Antichi Chiostri 1983

*Arte a Pordenone - 4° Mostra - Mercato d’Arte Contemporanea 1996

*Galleria d’Arte Contemporanea “En Plein Air” - Libera Interpretazione 1996

*Lingotto Fiere - ARTISSIMA 1996“Galleria d’Arte Contemporanea En Plein Air”

*Inizio delle MicroAzioni 2004

*“L’uomoportafortuna” 2004 Ristorante Marenostrum Torino

*R_ENPLEINVIDEO 2008 Pinerolo “Galleria d’Arte Contemporanea En Plein Air”

*Pinerolo Free Festival - Evento Jerk EnPleinVideo 2008

*Pinerolo Free Festival - Evento Jerk CAPTCHA2009

*Made in Factory Salone dei Cavalieri Pinerolo 2009 per “Galleria d’Arte Contemporanea En Plein Air”

*WORK TO WORK 2010 “Galleria d’Arte Contemporanea En Plein Air”

*ALFABETOMORSO PROJECT Linguaggi sociali e Arte contemporanea “Galleria d’Arte Contemporanea En Plein Air” 2011

*Evento “MUSIC AND SOUL” dove presento “PensieriCondivisi” 2013 presso AUDIO Pinerolo (Torino)

*“Con voce di donna” “Evento di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne” 2014Progetto “1000 Criste” - Cesa (CE) - Istituto Comprensivo “G. Rodari”

*“Artiste/i contro la violenza” - Progetto “1000 Criste”Complesso monumentale Santa Maria la Nova - Napoli 2014

*Progetto “1000 Criste” Convegno - Mostra d’Arte “Consapevolmente donna” plesso Santagata in Gricignano 2014

*Personale al Castello di Osasco (Torino) 2014

*Biennale d'Arte Salerno - gruppo "Progetto “1000 Criste” “Consapevolmente donna” 2014

*Personale "FLUSSI" - Festival Sinapsi delle Arti Contemporanee - presso Aoociazione AG.asc (Torre Pellice - To) 2015
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