Gli scatti di Lisetta Carmi per la Galleria Civica di Cisternino

Lisetta Carmi

È il 1979 quando Lisetta Carmi (Genova, 1924) si stabilisce a Cisternino, piccola cittadina pugliese, ai confini tra la Terra di Bari e Salento, scoprendo con largo anticipo, rispetto al turismo internazionale, il fascino del vivere in Valle d’Itria. Un dato che non stupisce se analizzato alla luce della sua poliedrica vita. Lei ha sempre precorso i tempi. Lo ha fatto nel 1960, quando ha deciso di diventare fotografa, dedicandosi ad un’attività ritenuta da molti esclusivo appannaggio degli uomini. Lo ha fatto quando ha scelto di indagare le condizioni di lavoro dei camalli, gli scaricatori del porto di Genova, rivelando una realtà di degrado sociale ma anche di grande umanità. Lo ha fatto quando ha deciso di raccontare la comunità dei travestiti di Genova, accendendo i riflettori su una realtà fino ad allora ai margini, sconveniente per i benpensanti eppure metafora di libertà, autodeterminazione e finanche spensieratezza. Tutto questo Lisetta lo ha fatto dopo aver affrontato le discriminazioni determinate dalle leggi razziali del 1938 e dopo aver intrapreso una brillante carriera da pianista che, sul principio degli anni Sessanta, sceglie di abbandonare per riacquisire la piena libertà, condizione necessaria al progredire del pensiero creativo che i molteplici impegni concertistici le avevano progressivamente tolto.

Lisetta Carmi, courtesy Galleria MArtini & Ronchetti, Genova

Lisetta Carmi, courtesy Galleria MArtini & Ronchetti, Genova

Una passione quella di Lisetta per la fotografia che sorge e si conclude in Puglia. Vi nasce nel 1960 quando l’amico Leo Levi la invita ad accompagnarlo a Sannicandro Garganico, dove doveva recarsi per registrare i canti della comunità ebraica. Per l’occasione Lisetta acquista la sua prima macchina fotografica, un’Agfa Silette con la quale ritrae tutte le indimenticabili esperienze di quel viaggio, realizzando il suo primo reportage. Ed è sempre in Puglia, nel 1976, che Lisetta, oramai affermatasi anche come fotografa, decide di cambiare nuovamente vita, abbandonando l’arte per dedicarsi alla diffusione degli insegnamenti del maestro, il guru Babaji Herakhan Baba, conosciuto durante un viaggio in India, in onore del quale fonda, proprio a Cisternino, il suo ashram per il karma yoga Bhole Baba.

Lisetta Carmi, courtesy Galleria MArtini & Ronchetti, Genova

Lisetta Carmi, courtesy Galleria MArtini & Ronchetti, Genova

Una donna straordinaria, che alla veneranda età di 96 anni continua a sorprendere, questa volta con un dono inaspettato quanto gradito. Lo scorso 13 giugno infatti è stata ufficializzata la donazione al Comune di Cisternino di trenta suoi scatti e di 900 volumi della sua libreria. Merito dell’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Luca Convertini, ma anche del MAAAC (Museo Area Archeologico Arte Contemporanea), il museo cistranese collocato nei vani ipogei della chiesa di San Nicola, che fin dalla sua nascita ha sempre promosso la ricerca di Lisetta, ricordando a tutti, pugliesi e non, la presenza sulla sua terra di una fotografa eccezionale. «La volontà di Lisetta Carmi – ha dichiarato il Sindaco di Cisternino – è quella di avere uno spazio a lei dedicato al secondo piano del Palazzo Lagravinese [residenza privata nobiliare di fine Settecento sita in pieno centro storico, ndr], uno spazio in cui i giovani possano godere della cultura che lei ha potuto mettere a loro disposizione, e apprendere dalla sua testimonianza di vita».

Lisetta Carmi, courtesy Galleria MArtini & Ronchetti, Genova

Lisetta Carmi, courtesy Galleria MArtini & Ronchetti, Genova

Il regalo ha tanto più valore se si considera che Lisetta Carmi gode oggi di una grande (e giusta) visibilità, determinata da significativi eventi espositivi, dai solo show alle ultime edizioni di Arte Fiera alla recente antologica al Museo di Trastevere a Roma (2019), museo in cui da anni si celebrano gli obiettivi più illustri e interessanti della contemporaneità, italiani e non. E sono già in programma sue importanti mostre al MAN di Nuoro, ad Arles, capitale internazionale della fotografia, e al MUST di Lecce. E sempre a Lecce nel 2011, in occasione del Festival del Cinema Europeo, è stato presentato in anteprima il film Lisetta Carmi. Un’anima in cammino di Daniele Segre, insieme alla personale “Alla ricerca della verità”, organizzata al Cineporto da Apulia Film Commission. Un intenso lavoro di promozione dell’Archivio Carmi, frutto di una vincente sinergia tra enti pubblici e privati (non necessariamente prestabilita), prima tra tutti la prestigiosa Galleria Martini & Ronchetti di Genova.

A distanza di mezzo secolo le fotografie di Lisetta ancora stupiscono per la loro toccante verità. L’artista ha sempre cercato ciò che era al di là del visibile, cogliendo la bellezza e l’eroismo della realtà, rintracciandola soprattutto laddove non ci si aspettava di trovarli, negli emarginati, nelle sculture funerarie, nella crudezza del parto, nei volti canuti e segnati degli intellettuali (celebri sono i suoi ritratti di Ezra Pound). Una realtà raccontata in un rigoroso bianco-nero, colta con sguardo lucido e con una sensibilità fuori dal comune, la stessa che oggi l’artista dimostra con il suo dono alla comunità cistranese che l’ha accolta e omaggiata nominandola cittadina onoraria. Nei suoi scatti è la vita stessa ad essere sotto esame, con le sue infinite gioie ma anche con le sue difficoltà, affrontate sempre con sguardo lirico, di quieta denuncia e mai di commiserazione.

Nelle fotografie di Lisetta è la vita stessa ad essere sotto esame, con le sue infinite gioie ma anche con le sue difficoltà, affrontate sempre con sguardo lirico, di quieta denuncia e mai di commiserazione. Nella sua Genova o in Sicilia, in Afghanistan o in Venezuela, dal palcoscenico dei teatri allo scenario intellettuale milanese, fino al variopinto e controverso mondo dei travestiti, l’artista ha attraversato luoghi e contesti disparati con la stessa volontà di conoscere e capire, avendo sempre con sé la macchina fotografica, utilizzata come un bisturi, atta a sezionare la realtà, a scandagliarla in tutte le sue molteplici sfaccettature. Ovunque ha scoperto la centralità della figura umana, a prescindere dalla sua concreta presenza nell’immagine; l’ha sottratta alla transitorietà del tempo e della visione per eternarla nell’attimo minimo eppure infinito dello scatto. Che sia un intellettuale, un lavoratore, un emarginato, finanche una statua tombale, l’uomo è sempre protagonista, anche solo per il suo stare al mondo, per essere testimonianza tangibile dell’hic et nunc, del qui ed ora unico ed irripetibile.

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7 Luglio 2020
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