Marina Abramovic vince il prestigioso Princess of Asturias Award for the Arts

Un ennesimo riconoscimento per Marina Abramovic: alla madrina della performance art è stato attribuito il Princess of Asturias Award for the Arts, riconoscimento promosso dalla omonima Fondazione con sede a Oviedo, capoluogo del principato delle Asturie, nel nord della Spagna. A selezionare Abramovic, una giuria composta da 59 candidati di 24 nazionalità diverse. Arrivato alla 41ma edizione, il premio viene assegnato annualmente e in otto ambiti: comunicazione e discipline umanistiche, Scienze Sociali, Sport – nel 2021 vinti rispettivamente da Gloria Steinem, Amartya Sen, Teresa Perales -, Letteratura, Cooperazione Internazionale, Ricerca Scientifica, Pace, che verranno nominati nei prossimi mesi. A ognuno dei vincitori è attribuito un premio di 50mila euro.

Marina Abramovic, Princess of Asturias

«L’opera di Abramović ha formato la performance art, avendo una componente sensoriale e spirituale precedentemente sconosciuta», si legge nelle motivazioni della giuria. «Intriso di un desiderio di cambiamento permanente, il suo lavoro ha portato un’essenza profondamente umana alla sperimentazione e alla ricerca di linguaggi originali. Il coraggio di Abramović, la sua assoluta dedizione all’arte e la sua adesione all’avanguardia, forniscono esperienze commoventi che richiedono un intenso coinvolgimento da parte dello spettatore, rendendola una delle artiste più emozionanti del nostro tempo», continua la giuria.

«La vita di un artista non è un compito facile. C’è bisogno di sacrificio personale, piena dedizione e impegno nel proprio lavoro», ha commentato Abramovic. «Ricevere il Princess of Asturias Award for the Arts è un grande onore e riconoscimento in questo momento della mia vita e della mia carriera. Sono commossa, onorata e orgogliosa di essere la destinataria di questo prestigioso premio», ha continuato l’artista.

Vita e opere di Marina Abramovic

Nata a Belgrado, il 30 novembre del 1946, Marina Abramovic ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Belgrado dal 1965 al 1970 e ha completato i suoi studi all’Accademia di Belle Arti di Zagabria, nel 1972. Tra il 1973 e il 1975 ha insegnato all’Accademia di Belle Arti di Novi Sad. Ha lasciato la Jugoslavia nel 1976 e si è stabilita ad Amsterdam. In questa città ha incontrato l’artista performativo Uwe “Ulay” Laysiepen, originario della Germania dell’Ovest, con il quale avrebbe costruito negli anni un rapporto di massima fiducia. Insieme iniziarono una ricerca condivisa sui concetti dell’identità, del rito, del desiderio e dell’incontro tra le tradizioni dei rispettivi patrimoni culturali.

Il lavoro di Abramović è incentrato sull’esplorazione dei limiti del corpo e della mente, attraverso performance in cui c’è sempre in gioco il rischio di una perdita. Dopo le sue prime esibizioni da solista, come la serie Rhythm, nella prima metà degli anni ’70, ideò con Ulay una serie di opere in cui i loro corpi si trasformavano in strumenti di interazione con il pubblico, come Relation in Space, Relation in Movement e Death Self. Nel 1988 decisero di intraprendere un viaggio spirituale e fisico, The Great Wall Walk, con il quale concludere il loro rapporto: avrebbero camminato entrambi lungo la Grande Muraglia Cinese, ciascuno partendo dall’estremità opposta e incontrandosi al centro, per scambiare un ultimo abbraccio.

Nel 1997 presentò Balkan Baroque alla Biennale d’Arte di Venezia, ricevendo il Leone d’Oro come miglior artista. Nel 2005, Seven Easy Pieces al Solomon R. Guggenheim Museum di New York, mettendo in scena, per sette sere consecutive, le opere di artisti pionieristici degli anni ’60 e ’70. Nel 2010, una grande retrospettiva del suo lavoro è stata aperta al MoMA di New York, con registrazioni video degli anni ’70, fotografie e documenti, un’installazione cronologica con attori che ricreavano azioni precedentemente eseguite dall’artista, nonché The Artist is Present, la più ampia performance mai realizzata dalla stessa Abramović: poco più di 716 ore durante le quali l’artista doveva rimanere seduta immobile davanti a un tavolo nell’atrio del museo.

Nel 2011 ha presentato Life and Death of Marina Abramović, un incrocio tra teatro, opera e arte visiva, a cura di Robert Wilson. Nel 2016 ha pubblicato la sua autobiografia, Walking Through Walls, mentre nel 2018 ha debuttato come regista d’opera, con lo spettacolo Pelléas et Mélisande all’Opera delle Fiandre. Nel 2019, Palazzo Strozzi,a Firenze, le ha dedicato una ampia retrospettiva. Nel 2020 ha presentato Seven Deaths of Maria Callas, un montaggio operistico attorno alla figura della diva. Nello stesso anno, la Royal Academy of Arts ha programmato una grande retrospettiva sull’opera dell’artista serba, rinviata al 2023 a causa della pandemia di COVID-19.

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7 Giugno 2021
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