opera
Viaggio del tempo
| categoria | Pittura |
| soggetto | Natura, Astratto |
| tags | vita, metallo, polvere, viaggio, memoria |
| base | 100 cm |
| altezza | 40 cm |
| profondità | 0 cm |
| anno | 2005 |
Quest’opera su lastra di metallo, realizzata con tecnica mista – polvere di metallo, acrilico, incisioni non convenzionali e processi di ossidazione – si presenta come una superficie attraversata dal tempo. La materia sembra trasformarsi davanti allo sguardo: le ossidazioni colano e si stratificano come tracce di pioggia o di ruggine, mentre la linea centrale incisa attraversa la composizione come una ferita o una cucitura, suggerendo l’idea di una chiusura, di un sigillo.
La texture materica è protagonista. I toni bruni, rossastri e dorati emergono dalla superficie chiara creando un paesaggio quasi archeologico, dove ogni segno sembra depositato dal passaggio del tempo. Le polveri metalliche e le ossidazioni generano un equilibrio tra controllo e casualità, come se la materia stessa partecipasse al processo creativo.
Al centro, quella linea continua e irregolare evoca simbolicamente una busta di metallo: un contenitore sigillato che custodisce ricordi, esperienze e tracce di viaggio. Non è una busta nel senso tradizionale, ma una metafora visiva: un luogo in cui il tempo si piega e la memoria si sedimenta. La superficie riflettente del metallo diventa così uno specchio implicito, in cui lo spettatore è invitato a riconoscere qualcosa di sé.
Il tema del viaggio si manifesta nelle colature verticali e nei segni corrosi, che ricordano mappe, rotte o paesaggi consumati. Il tempo appare come agente trasformativo: ossida, modifica, lascia cicatrici. La memoria, invece, è ciò che rimane intrappolato nella materia, conservato dentro questa “busta” simbolica.
L’opera si colloca quindi in uno spazio tra pittura e scultura, tra superficie e profondità. È un oggetto che non racconta una storia lineare, ma custodisce tracce: un archivio sensibile dove viaggio, tempo e memoria si intrecciano e dove la materia metallica diventa specchio poetico della nostra interiorità.
La texture materica è protagonista. I toni bruni, rossastri e dorati emergono dalla superficie chiara creando un paesaggio quasi archeologico, dove ogni segno sembra depositato dal passaggio del tempo. Le polveri metalliche e le ossidazioni generano un equilibrio tra controllo e casualità, come se la materia stessa partecipasse al processo creativo.
Al centro, quella linea continua e irregolare evoca simbolicamente una busta di metallo: un contenitore sigillato che custodisce ricordi, esperienze e tracce di viaggio. Non è una busta nel senso tradizionale, ma una metafora visiva: un luogo in cui il tempo si piega e la memoria si sedimenta. La superficie riflettente del metallo diventa così uno specchio implicito, in cui lo spettatore è invitato a riconoscere qualcosa di sé.
Il tema del viaggio si manifesta nelle colature verticali e nei segni corrosi, che ricordano mappe, rotte o paesaggi consumati. Il tempo appare come agente trasformativo: ossida, modifica, lascia cicatrici. La memoria, invece, è ciò che rimane intrappolato nella materia, conservato dentro questa “busta” simbolica.
L’opera si colloca quindi in uno spazio tra pittura e scultura, tra superficie e profondità. È un oggetto che non racconta una storia lineare, ma custodisce tracce: un archivio sensibile dove viaggio, tempo e memoria si intrecciano e dove la materia metallica diventa specchio poetico della nostra interiorità.











