FIONA

Artista
Roma
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I Vortici

I Vortici nascono come spazio di collasso e rigenerazione. Non rappresentano il movimento: lo contengono. Sono moti dell’anima, campi di tensione emotiva in cui ogni vortice nasce da un’emozione e, a sua volta, genera emozione. Luoghi mentali e surreali, zone in cui il tempo si piega e l’identità si disgrega per ricomporsi. Ogni vortice è un attraversamento: non si guarda, si entra.

Ogni singola opera custodisce una storia autonoma, un frammento emotivo distinto, ma tutte si collocano all’interno di un unico percorso: l’esperienza dell’amore come trasformazione. I vortici attraversano le sue tre fasi essenziali — innamoramento, rottura, memoria — non come racconto lineare, ma come stati interiori che si sovrappongono, si contaminano, ritornano. In un tempo che chiede di archiviare, semplificare, superare, i Vortici scelgono invece di restare: abitano ciò che non si risolve, ciò che continua a muoversi dentro di noi anche quando tutto sembra fermo.

L’innamoramento è tensione iniziale, attrazione, perdita dei confini; la rottura è implosione, disgregazione, vuoto; la memoria è ciò che resta dopo il crollo, una forma instabile ma persistente, che continua a ruotare dentro di noi. Ogni vortice trattiene una o più di queste energie, come se il tempo emotivo non potesse mai davvero procedere in linea retta. Le tre fasi diventano visibili non solo nello storytelling di ogni opera, ma anche nella materia cromatica: i colori si fanno accesi e vibranti nell’innamoramento, si spengono e si contraggono nella rottura, per poi trasformarsi in tonalità sognanti, tenui e sospese nel tempo della memoria.

L’immagine nasce da una visione interiore precisa. L’intelligenza artificiale entra nel processo come spazio di frizione: genera variazioni, deviazioni, errori. Attraverso decine di passaggi e tentativi, l’artista seleziona, corregge, forza il sistema fino a raggiungere l’immagine che aveva già nella mente. L’AI non decide: reagisce.

Attraverso il QR code l’opera statica si trasforma in esperienza immersiva. Il vortice diventa ambiente, il tempo si dilata, lo spettatore viene risucchiato all’interno di un mondo surreale e percettivamente instabile. Qui l’opera si apre, si muove, respira: l’immagine non si guarda più, si attraversa, come accade alle emozioni profonde, che non si osservano dall’esterno ma si vivono, lasciandosi trasformare.

La galleria è vuota

Vedo nei dettagli, ascolto i silenzi dei materiali, rincorro il respiro delle cose vive. L’arte, per me, è una forma di domanda, non di risposta.

Mi chiamo Fiona Sartoretto Verna e il mio percorso nasce dall’incontro tra architettura, paesaggio e ricerca artistica. Sono architetto di formazione, ma da sempre sento la necessità di attraversare i confini disciplinari per dare forma a ciò che non è immediatamente visibile: emozioni, fratture, trasformazioni, relazioni tra l’essere umano e il mondo che lo circonda.

Mi sono laureata in Architettura all’Università La Sapienza di Roma, ma una parte fondamentale della mia formazione è avvenuta fuori dall’Italia. Ho vissuto per tre anni in South Carolina, negli Stati Uniti, dove ho studiato pittura con Aj Finley McRee. Lì ho scoperto l’acrilico, il collage e la forza del colore puro, entrando in contatto con paesaggi selvaggi che hanno inciso profondamente sul mio modo di osservare la natura. Tornata a Roma, ho proseguito la mia ricerca all’Accademia RUFA, approfondendo le tecniche miste e la pittura a olio con Simonetta Gagliano.

La mia arte nasce da un dialogo costante tra natura e artificio, tra ciò che è vivo e ciò che l’uomo trasforma. Uso spesso materiali e strumenti contemporanei, anche digitali, per riflettere sull’impatto umano sull’ambiente e sulle dinamiche emotive del nostro tempo. L’intelligenza artificiale entra nel mio processo come strumento collaborativo: non sostituisce la visione, ma mi aiuta a tradurre immagini interiori complesse in esperienze visive e immersive.

Negli ultimi lavori, le opere si espandono oltre la superficie pittorica: attraverso QR code, il pubblico può scegliere se restare osservatore o entrare nell’opera, attraversarla, viverla come spazio emotivo. Mi interessa che l’arte non sia solo vista, ma abitata.

Porto con me anche un’eredità affettiva importante: mia nonna, Lea Razzetti Galvan, era pittrice e le sue opere vivono oggi in collezioni private in diversi Paesi. Da lei ho imparato l’intuito e l’ascolto di ciò che non ha ancora forma.

Ho esposto in mostre personali e collettive, l'ultima conclusa lo scorso 10 gennaio 2026 a Roma in Via Margutta Oltre me in me, altre personali tra cui Il Respiro dei Fiori e Radici di Blu nel 2025, e continuo a considerare ogni progetto come una tappa di un percorso in evoluzione. Non cerco risposte definitive, ma spazi di consapevolezza. Se le mie opere riescono ad attivare una risonanza emotiva in chi guarda, allora il dialogo ha avuto inizio.

 
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