MacroEco
Il mio lavoro si sviluppa come un unico percorso articolato in tre capitoli visivi.
I Vortici rappresentano lo stato emotivo: movimenti interiori, collassi, trasformazioni, ciò che non è stabile ma necessario.
I Fiori di plastica sono una denuncia: una natura bella e soffocata, imprigionata da materiali che promettono protezione ma producono immobilità.
I Macroeco nascono dall’osservazione ravvicinata del reale, da frammenti fotografici che diventano astrazione e memoria ecologica.
In tutte le opere il digitale non è un effetto, ma un linguaggio coerente con il tema della smaterializzazione, della perdita e della mutazione.
Il mio lavoro indaga il punto di contatto tra emozione, natura e artificio, dove ciò che è vivo resiste, anche quando sembra destinato a scomparire.
I MacroEco
Tecnica: Stampa su tela montata su cartone eco-sostenibile
Formato: 20 × 20 cm
Anno: 2025
I MacroEco nascono da una fotografia originale, da cui estraggo un dettaglio naturale e lo trasformo attraverso un processo di astrazione.
L’immagine reale viene isolata, ingrandita e reinterpretata fino a perdere la sua forma riconoscibile, diventando texture, colore, ritmo.
Il lavoro indaga il confine tra figurazione e astrazione, tra ciò che è osservato e ciò che è percepito.
Piccoli omaggi all’essenziale, pensati con uno sguardo ecologico e una scala intima.
I Vortici rappresentano lo stato emotivo: movimenti interiori, collassi, trasformazioni, ciò che non è stabile ma necessario.
I Fiori di plastica sono una denuncia: una natura bella e soffocata, imprigionata da materiali che promettono protezione ma producono immobilità.
I Macroeco nascono dall’osservazione ravvicinata del reale, da frammenti fotografici che diventano astrazione e memoria ecologica.
In tutte le opere il digitale non è un effetto, ma un linguaggio coerente con il tema della smaterializzazione, della perdita e della mutazione.
Il mio lavoro indaga il punto di contatto tra emozione, natura e artificio, dove ciò che è vivo resiste, anche quando sembra destinato a scomparire.
I MacroEco
Tecnica: Stampa su tela montata su cartone eco-sostenibile
Formato: 20 × 20 cm
Anno: 2025
I MacroEco nascono da una fotografia originale, da cui estraggo un dettaglio naturale e lo trasformo attraverso un processo di astrazione.
L’immagine reale viene isolata, ingrandita e reinterpretata fino a perdere la sua forma riconoscibile, diventando texture, colore, ritmo.
Il lavoro indaga il confine tra figurazione e astrazione, tra ciò che è osservato e ciò che è percepito.
Piccoli omaggi all’essenziale, pensati con uno sguardo ecologico e una scala intima.
Vedo nei dettagli, ascolto i silenzi dei materiali, rincorro il respiro delle cose vive.
La mia ricerca artistica nasce dal tentativo di dare forma a ciò che non è visibile: emozioni, tensioni e trasformazioni che attraversano l’essere umano. Il vortice è diventato il linguaggio attraverso cui traduco queste energie, uno spazio di attraversamento in cui materia, memoria e percezione entrano in relazione.
Mi chiamo Fiona Sartoretto Verna e il mio percorso si sviluppa tra arte, architettura e sperimentazione immersiva. Sono architetto di formazione, ma ho sempre sentito la necessità di superare i confini disciplinari per costruire un linguaggio più libero, capace di muoversi tra pittura, immagine digitale, video e installazione. Mi sono laureata in Architettura all’Università La Sapienza di Roma, ma una parte fondamentale della mia formazione è avvenuta negli Stati Uniti, in South Carolina, dove ho studiato pittura con l’astrattista Aj Finley McRee. In quel contesto, immersa nei paesaggi selvaggi della Lowcountry americana, ho iniziato a sperimentare il colore, il collage e una pittura più istintiva e gestuale. Tornata a Roma, ho approfondito le tecniche pittoriche tradizionali all’Accademia RUFA con Simonetta Gagliano. Successivamente i viaggi e il mio lavoro di architetto mi hanno portata ad attraversare culture, paesaggi e forme artistiche differenti, alimentando una ricerca sempre più aperta alla contaminazione dei linguaggi.
Oggi il mio lavoro si concentra sulla relazione tra esperienza emotiva, trasformazione percettiva e immersione. Le opere nascono spesso come immagini, ma si espandono attraverso video, QR code e strumenti digitali, trasformandosi in spazi da attraversare più che da osservare. L’intelligenza artificiale entra nel mio processo creativo come estensione del gesto e della visione: non sostituisce l’artista, ma amplifica la possibilità di tradurre immagini interiori e tensioni emotive in esperienze sensoriali contemporanee.
Mi interessa che l’arte non sia soltanto vista, ma abitata. Porto con me anche un’eredità affettiva importante: mia nonna, Lea Razzetti Galvan, era pittrice e le sue opere vivono oggi in collezioni private in diversi Paesi. Da lei ho imparato l’intuito, il rapporto con il colore e l’ascolto di ciò che ancora non ha forma.
Negli ultimi anni ho esposto in mostre personali e collettive, tra cui Oltre me in me a Via Margutta - Roma, Il Respiro dei Fiori e Radici di Blu. Ogni progetto rappresenta una tappa di una ricerca in continua evoluzione, che non cerca risposte definitive ma esperienze capaci di generare risonanze emotive e consapevolezza.
Il vortice, per me, è la forma visibile delle forze invisibili che attraversano l’essere umano.
La mia ricerca artistica nasce dal tentativo di dare forma a ciò che non è visibile: emozioni, tensioni e trasformazioni che attraversano l’essere umano. Il vortice è diventato il linguaggio attraverso cui traduco queste energie, uno spazio di attraversamento in cui materia, memoria e percezione entrano in relazione.
Mi chiamo Fiona Sartoretto Verna e il mio percorso si sviluppa tra arte, architettura e sperimentazione immersiva. Sono architetto di formazione, ma ho sempre sentito la necessità di superare i confini disciplinari per costruire un linguaggio più libero, capace di muoversi tra pittura, immagine digitale, video e installazione. Mi sono laureata in Architettura all’Università La Sapienza di Roma, ma una parte fondamentale della mia formazione è avvenuta negli Stati Uniti, in South Carolina, dove ho studiato pittura con l’astrattista Aj Finley McRee. In quel contesto, immersa nei paesaggi selvaggi della Lowcountry americana, ho iniziato a sperimentare il colore, il collage e una pittura più istintiva e gestuale. Tornata a Roma, ho approfondito le tecniche pittoriche tradizionali all’Accademia RUFA con Simonetta Gagliano. Successivamente i viaggi e il mio lavoro di architetto mi hanno portata ad attraversare culture, paesaggi e forme artistiche differenti, alimentando una ricerca sempre più aperta alla contaminazione dei linguaggi.
Oggi il mio lavoro si concentra sulla relazione tra esperienza emotiva, trasformazione percettiva e immersione. Le opere nascono spesso come immagini, ma si espandono attraverso video, QR code e strumenti digitali, trasformandosi in spazi da attraversare più che da osservare. L’intelligenza artificiale entra nel mio processo creativo come estensione del gesto e della visione: non sostituisce l’artista, ma amplifica la possibilità di tradurre immagini interiori e tensioni emotive in esperienze sensoriali contemporanee.
Mi interessa che l’arte non sia soltanto vista, ma abitata. Porto con me anche un’eredità affettiva importante: mia nonna, Lea Razzetti Galvan, era pittrice e le sue opere vivono oggi in collezioni private in diversi Paesi. Da lei ho imparato l’intuito, il rapporto con il colore e l’ascolto di ciò che ancora non ha forma.
Negli ultimi anni ho esposto in mostre personali e collettive, tra cui Oltre me in me a Via Margutta - Roma, Il Respiro dei Fiori e Radici di Blu. Ogni progetto rappresenta una tappa di una ricerca in continua evoluzione, che non cerca risposte definitive ma esperienze capaci di generare risonanze emotive e consapevolezza.
Il vortice, per me, è la forma visibile delle forze invisibili che attraversano l’essere umano.















