FIONA

Artista
Roma
Foto del profilo di FIONA

I Fiori di Plastica

I fiori di plastica nascono da una ferita e da una rivelazione.
Sono il punto di collisione tra bellezza e limite, il luogo in cui ciò che nasce per proteggere si trasforma lentamente in costrizione. In questo lavoro, l’oggetto che un tempo era vaso — contenitore, rifugio, custodia — muta funzione e diventa prigione. Una plastica morbida, trasparente, seducente avvolge il fiore, lo trattiene, lo immobilizza, fino a impedirgli qualsiasi possibilità di apertura.

Questi fiori abitano spazi chiusi, come accade talvolta ai sentimenti.
Relazioni che da riparo diventano gabbia,
legami che smettono di nutrire ma continuano a trattenere,
bellezze che sopravvivono non per vitalità, ma per inerzia.

La plastica — materiale onnipresente nel nostro tempo — assume qui un valore simbolico preciso: è il luogo in cui qualcosa di vivo resta intrappolato. Simula la delicatezza, ma non la concede. Conserva, ma non lascia evolvere. Protegge solo in apparenza, mentre sottrae respiro.

Nel creare questi fiori, l’artista non si limita a una riflessione ambientale. Il lavoro si sposta sul piano emotivo ed esistenziale: parla di ciò che accade quando gli affetti si deformano, quando una relazione non sostiene più ma trattiene, quando l’amore — invece di aprire — chiude.

All’interno del percorso Oltre me, in me, i fiori di plastica rappresentano un punto di sospensione e di consapevolezza. Il momento esatto in cui si comprende che qualcosa non respira più come prima. Sono luminosi, formalmente intatti, apparentemente belli. Ma sono prigionieri.

Nel loro silenzio immobile pongono una domanda che resta aperta:
quante volte scambiamo la protezione per cura,
la permanenza per amore,
la stabilità per vita?

Questi fiori non appassiscono.
E proprio per questo fanno male.

Ogni opera è accompagnata da un QR code che attiva una dimensione digitale immersiva, estendendo l’esperienza oltre la staticità dell’immagine. Il lavoro nasce attraverso un processo stratificato che combina differenti software di intelligenza artificiale e molteplici immagini, assemblate e rielaborate come in un collage digitale. Attraverso numerosi passaggi, selezioni ed errori, l’artista guida il sistema fino a raggiungere una forma coerente con la propria visione interiore, trasformando il digitale in materia emotiva e percettiva.

La galleria è vuota

Vedo nei dettagli, ascolto i silenzi dei materiali, rincorro il respiro delle cose vive. L’arte, per me, è una forma di domanda, non di risposta.

Mi chiamo Fiona Sartoretto Verna e il mio percorso nasce dall’incontro tra architettura, paesaggio e ricerca artistica. Sono architetto di formazione, ma da sempre sento la necessità di attraversare i confini disciplinari per dare forma a ciò che non è immediatamente visibile: emozioni, fratture, trasformazioni, relazioni tra l’essere umano e il mondo che lo circonda.

Mi sono laureata in Architettura all’Università La Sapienza di Roma, ma una parte fondamentale della mia formazione è avvenuta fuori dall’Italia. Ho vissuto per tre anni in South Carolina, negli Stati Uniti, dove ho studiato pittura con Aj Finley McRee. Lì ho scoperto l’acrilico, il collage e la forza del colore puro, entrando in contatto con paesaggi selvaggi che hanno inciso profondamente sul mio modo di osservare la natura. Tornata a Roma, ho proseguito la mia ricerca all’Accademia RUFA, approfondendo le tecniche miste e la pittura a olio con Simonetta Gagliano.

La mia arte nasce da un dialogo costante tra natura e artificio, tra ciò che è vivo e ciò che l’uomo trasforma. Uso spesso materiali e strumenti contemporanei, anche digitali, per riflettere sull’impatto umano sull’ambiente e sulle dinamiche emotive del nostro tempo. L’intelligenza artificiale entra nel mio processo come strumento collaborativo: non sostituisce la visione, ma mi aiuta a tradurre immagini interiori complesse in esperienze visive e immersive.

Negli ultimi lavori, le opere si espandono oltre la superficie pittorica: attraverso QR code, il pubblico può scegliere se restare osservatore o entrare nell’opera, attraversarla, viverla come spazio emotivo. Mi interessa che l’arte non sia solo vista, ma abitata.

Porto con me anche un’eredità affettiva importante: mia nonna, Lea Razzetti Galvan, era pittrice e le sue opere vivono oggi in collezioni private in diversi Paesi. Da lei ho imparato l’intuito e l’ascolto di ciò che non ha ancora forma.

Ho esposto in mostre personali e collettive, l'ultima conclusa lo scorso 10 gennaio 2026 a Roma in Via Margutta Oltre me in me, altre personali tra cui Il Respiro dei Fiori e Radici di Blu nel 2025, e continuo a considerare ogni progetto come una tappa di un percorso in evoluzione. Non cerco risposte definitive, ma spazi di consapevolezza. Se le mie opere riescono ad attivare una risonanza emotiva in chi guarda, allora il dialogo ha avuto inizio.

 
exibart prize EP6
ideato e organizzato da exibartlab srl,
Via Placido Zurla 49b, 00176 Roma - Italy
 
web design and development by Infmedia

Sending

Accedi con le tue credenziali

oppure    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Create Account

scopri ogni giorno le ultime notizie
nel mondo dell'arte, del cinema,
della moda e della cultura.
Inserisci la tua email e premi iscriviti.