opera
Voce del corpo. Fame d’amore
| categoria | Installazione |
| soggetto | Politico/Sociale |
| tags | anoressia, bulimia, disturbi alimentari, cibo, malattina, ceramica, vuoto |
| base | 150 cm |
| altezza | 80 cm |
| profondità | 70 cm |
| anno | 2021 |
15 elementi in ceramica, ingobbio e smalti
Misure da 12x7x8 cm a 24x14x12 cm
Disegni: tempera su carta - Misure: 100x70 cm
2021 - ongoing
Il lavoro tenta di portare all’attenzione la tematica dei disturbi alimentari.
A livello concettuale, ogni piccola scultura/vaso simbolicamente rappresenta il calco del vuoto che si trova all’interno del proprio stomaco.
Quel vuoto che, per chi soffre di questa malattia, è come una voragine che si vuole riempire ma allo stesso tempo svuotare continuamente.
In alcuni libri che ho letto anni fa mentre ero in terapia si leggono alcune testimonianze di ragazze che raccontano come si sentono: “Ho bisogno di anestetizzarmi, di soffocare un dolore, e lo faccio con la bocca, come se il cibo fosse un tappo: invece di urlare la mia disperazione, chiudo la bocca con il cibo o al cibo per non dire la mia sofferenza”
e ancora:
“Mangio per vomitare tutti i pensieri che non posso contenere, pensieri che girano all’infinito senza trovare una via che liberi la mente atrofizzata dal dolore”.
In questo lavoro ho voluto porre l’attenzione al legame fra cibo/vita/ morte.
Le sculture in ceramica sono state realizzate a partire dal calco in gesso dello stomaco di un bovino utilizzato anche per la realizzazione dei disegni.
Misure da 12x7x8 cm a 24x14x12 cm
Disegni: tempera su carta - Misure: 100x70 cm
2021 - ongoing
Il lavoro tenta di portare all’attenzione la tematica dei disturbi alimentari.
A livello concettuale, ogni piccola scultura/vaso simbolicamente rappresenta il calco del vuoto che si trova all’interno del proprio stomaco.
Quel vuoto che, per chi soffre di questa malattia, è come una voragine che si vuole riempire ma allo stesso tempo svuotare continuamente.
In alcuni libri che ho letto anni fa mentre ero in terapia si leggono alcune testimonianze di ragazze che raccontano come si sentono: “Ho bisogno di anestetizzarmi, di soffocare un dolore, e lo faccio con la bocca, come se il cibo fosse un tappo: invece di urlare la mia disperazione, chiudo la bocca con il cibo o al cibo per non dire la mia sofferenza”
e ancora:
“Mangio per vomitare tutti i pensieri che non posso contenere, pensieri che girano all’infinito senza trovare una via che liberi la mente atrofizzata dal dolore”.
In questo lavoro ho voluto porre l’attenzione al legame fra cibo/vita/ morte.
Le sculture in ceramica sono state realizzate a partire dal calco in gesso dello stomaco di un bovino utilizzato anche per la realizzazione dei disegni.











